Da 0 a 10: le clamorose gaffe in TV, le lacrime da pugno nello stomaco, la confessione di Conte e lo spray di Pollon di Scott
Zero a due disattenzion, le ennesime di una stagione più surreale di Snoop Dogg che va in una bocciofila nella periferia milanese. Buongiorno non è più Buongiorno, non è quel Buongiorno che aveva infranto i cuori di tutti per quella capacità di mantenere sempre un rendimento altissimo. In questo momento Alessandro s’è perso come l’Andrea di De Andrè, è davanti ad un grande bivio: cosa vuol essere da grande? Come ricordava Catone (il censore): “Il peggior governante è colui che non riesce a governare se stesso”. Le sue lacrime in panchina sono ancora un pugno dello stomaco. Ma ricorda ragazzo: dalla sconfitta nasce solo vittoria.
Uno lo spray magico. McTominay dopo il gol dell’1-1 si avvicina alla panchina, ha avvertito un dolore. Si fa passare una bomboletta, la telecamera immortala il momento. Qualche secondo dopo, in preda ad un incantesimo, lo scozzese scaraventa il pallone all’angolino. Datemi lo spray magico di Pollon sulla caviglia di Scott: sembra talco ma non è… Stupefacente!!!
Due cartellini in fila, uno sciocchezza di Juan Jesus che in questa fase sta pagando le fatiche precedenti. Manca lucidità al brasiliano, arriva a questo punto della stagione con un chilometraggio probabilmente eccessivo rispetto alla sua attuale condizione. È normale, in una stagione che lo ha chiamato agli straordinari, che la stanchezza prima o poi ti presenti il conto. Beukema è un giocatore da recuperare per allargare le rotazioni: subito.
Tre a due, questo il risultato: è sempre la somma delle scelte che facciamo a determinare ciò che siamo. E il Napoli ha scelto di esserci, di provarci, in ogni caso. Contro tutte le sfortune. Boskov direbbe: “Goduria è quando arbitro fischia tre volte. Se inizia prima, si chiama paura”. E gli azzurri stanno provando ad esorcizzarla.
Quattro parole che nascondono una profonda frustrazione: ‘Tra poco gioco io’. Questo il tragico momento di debolezza di Antonio Conte, quando McTominay si avvicina alla panchina e comunica l’infortunio. Siamo dinanzi a qualcosa ch sfida la memoria storica degli appassionati di calcio: ricordate una serie di infortuni di simile nella storia del nostro calcio? Sarà una toccata e fuga. 20 minuti al massimo. Possiamo affrontare 20 minuti di tutto” si diceva in Better Call Saul. I 20 minuti del Napoli, però, non finiscono mai.
Cinque ai casini comunicativi tra arbitro, Var e commento arbitrale su DAZN. Massa indica il fondo, il Var gli dice immediatamente che è rigore, Marelli dice che Vitinha trascina la gamba per poi cambiare idea all’intervallo. Ancora peggio sul rigore assegnato al Napoli: “Non è step on foot. Contatto leggerissimo e on field review eccessiva” dice Marelli mentre invece l’arbitro assegna il rigore. Nessuno riesce a trovare uniformità, l’unica cosa comune a tutti è la confusione.
Sei a Vergara, che sbaglia tanto ma alla fine fa la giocata che porta a casa i tre punti. A vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’ età” cantava Guccini. Eppure Antonio pare diverso, pare molto determinato. Delizioso nella sua incessante ricerca dell’evento, della scintilla, della giocata che salta a piè pari i confini dell’ordinario. Anche quando sbaglia. Anche quando esagera. Prova e riprova, alla fine pesca il coniglio dal cilindro. Magic moment.
Sette ai viaggi nel futuro di Lobotka, che esplora cosa che ancora devono accadere. Arriva puntuale ad appuntamenti mai presi col pallone, scherma la propria trequarti manco avesse le dimensioni della muraglia cinese. Dargli la fascia da capitano è stato un segnale anche per orientarne le scelte future. STANd… by me: restaci vicino.
Otto al peso specifico della vittoria. Vincere con l’uomo in meno, con un rigore allo scadere, è iniziazione di pura adrenalina nelle vene. Serve alimentare questo tipo di spirito, dipinto alla perfezione dalle parole di Al Pacino: “Ci difendiamo con le unghie e coi denti, per un centimetro. Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta”.
Nove al ritorno al gol di Rasmus, che ne fa due nella stessa sera. E sono gol sporchi, brutti e cattivi quasi omaggiando il western di Sergio Leone. Con la respinta a porta vuota, col rigore calciato male che balla sulla linea e poi la oltrepassa: la doppietta di Hojlund conferma che il ragazzo è presente, che ha gli attributi e che sarà l’ultimo a smettere di lottare. Per qualsiasi obiettivi.
Dieci al commovente McTominay, che resta in piedi non si sa bene per quale miracolo, e trova pure il tempo di propiziare un gol e siglarne uno meraviglioso calciando dal prefisso 081. “Di chi sono i nostri giorni?” si chiede, in maniera quasi ossessiva, il Servillo de La Grazia di Sorrentino. Parlando di pallone, la risposta è davvero scontata: I nostri giorni sono di Scott lo scozzese. Che chiede un antidolorifico alla panchina per provare a restare in campo, a difendere quella maglia che onora con lo spirito di chi non è mai domo. Onorato di raccontare, vivere, apprezzare uno sportivo di così elevato livello umano e tecnico. Evviva McT.