SAN PAOLO CONNECTION - Il mistero di Fuorigrotta, parte seconda: da Ponticelli a Caserta, il futuro è già passato. C'è una sola strada da percorrere
Lo scorso 26 novembre scadde il termine per la presentazione dei progetti per il nuovo stadio – cavallo di battaglia dell'aministrazione De Magistris – attraverso la “manifestazione d'interesse” che il Comune di Napoli aveva indetto alcuni mesi prima: era possibile presentare un progetto per un nuovo impianto, a condizione di ristrutturare anche il San Paolo; che sarebbe stato in qualche modo “restituito” alla città. Un solo progetto fu presentato: quello della società di sviluppo urbano Idis, facente capo all'imprenditrice Marilù Faraone Mennella. La proposta era quella di costruire un nuovo impianto (con una suggestiva forma di conchiglia) nel quartiere di Ponticelli. A Palazzo San Giacomo, però, avevano evidentemente fatto i conti senza l'oste, e dovettero scontrarsi con l'intransigenza di Aurelio De Laurentiis: “Il Napoli giocherà al San Paolo, solo quella è la nostra casa”.
PONTICELLI? NO, GRAZIE - Perchè tanta fermezza nel non volersi spostare da Fuorigrotta a Ponticelli? Due i motivi alla base. Il primo di ordine pratico: costruire un nuovo stadio avrebbe senso solo se a farlo fosse il Napoli in prima persona; solo così, con un impianto di proprietà, si possono incrementare le entrate della società, che può mettere in piedi una potente macchina da soldi intorno all'evento della partita e non solo, costruendo una serie di attività che siano redditizie per le casse del club. In questo momento, però, sembra ancora lontana un'ipotesi del genere, come ai taccuini di Tuttonapoli ha spiegato Marco Bellinazzo, giornalista del Sole24Ore esperto di bilanci e materie contabili: “Costruire un nuovo stadio significherebbe un esborso di quasi 300 milioni di euro. E' un passo che il Napoli non può ancora compiere, non da solo almeno; dovrebbe altrimenti concentrare tutti i suoi sforzi economici sul nuovo impianto, e fare un passo indietro nella gestione tecnica: un po' quanto accaduto all'Arsenal quando è stato creato l'Emirates Stadium”. L'altro motivo per cui il San Paolo è destinato a rimanere la casa del Napoli, ha una valenza più romantica: è su quel prato che ha giocato Diego Armando Maradona, ed è in quello stadio che il Napoli ha conosciuto i suoi successi più belli. I tifosi lo amano, lo identificano nel Napoli: portarli via da Fuorigrotta non avrebbe senso.
LA SOLUZIONE MIGLIORE - Sarebbe molto più logico invece, se il Comune desse la possibilità al Napoli di entrare in possesso del San Paolo, magari attraverso una concessione lunga, ultradecennale, dell'impianto. In questo modo la società avrebbe la possibilità di rimettere a nuovo l'impianto, trasformandolo in un gioiello all'avanguardia: l'intenzione di De Laurentiis è quella di creare le cosiddette attività collaterali alla partita (negozi, ristoranti, cinema, clinica dello sport) che nel corso degli anni innalzerebbero il fatturato del club. Comune e Società stanno lavorando per arrivare a questa conclusione: entro pochi mesi sarà ridiscussa la convenzione esistente (stipulata quando il Napoli era in serie C con la vecchia amministrazione comunale), e non è escluso che De Magistris possa concedere al Napoli la disponibilità dello stadio per trent'anni o più: in questo modo, De Laurentiis riuscirebbe ad ammortizzare l'esborso previsto per la ristrutturazione. Anche in questo caso però, il presidente è stato molto chiaro: se non si arriverà ad un accordo soddisfacente per il bene del Napoli, è pronto a costruire, attraverso anche l'aiuto di alcuni investitori internazionali, un nuovo stadio in provincia di Caserta. Mera provocazione, o verità in embrione? Entrambe le cose, forse. Ma questa, se dovesse trasformarsi in realtà, sarebbe una soluzione che avrebbe il sapore della sconfitta per tutti. Nessuno escluso.
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