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Palmeri: "Assenze Napoli hanno pesato. Ma le hanno avute tutti, a partire dall'Inter"

di Antonio Noto

Il giornalista Tancredi Palmeri torna sugli infortuni del Napoli, paragonandoli in primis a quelli dell'Inter visto anche l'ultimo stop di Lautaro Martinez. Questo il suo editoriale per Sportitalia: "A Castelvolturno non l’ammetteranno mai perché non sta bene, ma è ovvio che il “davvero?!” all’apprendere la notizia fosse accompagnato da sensazioni positive, come quelle post-Milan con il corollario del “vi veniamo a prendere” dei tifosi. Perché a Napoli allo scudetto ci credono".

Una giornata che può decidere il titolo

La giornata che viene è forse la più decisiva per il titolo. Non che dopo sia discesa, non che dopo sia scontato, ma è evidente che lo scoglio tecnico più grande che l’Inter deve affrontare è quello di Como. Dopo infine i calendari di Inter e Napoli si uniformeranno, perché nonostante il Napoli abbia ancora un big-match proprio a Como, però poi avrà tutte partite a basso grado di difficoltà, mentre all’Inter toccheranno due trasferte di difficoltà media sul finale. E’ altrettanto evidente che se il vantaggio dovesse assottigliarsi, i calcoli sulla difficoltà dell’avversario andrebbero a farsi benedire perché nelle ultime giornate la palla pesa, come insegna la storia del calcio a ogni latitudine. Ma se l’Inter sopravvivesse al doppio big-match Roma/Como con un immacolato +7 (anzi più largo rispetto al +6 sul Milan), a quel punto i discorsi sarebbero diversi. Viceversa immaginate se arrivassimo a lunedì con un Inter a +4 o +5 e sei giornate davanti, altro che lotta scudetto chiusa".

L’assenza di Lautaro e il peso mentale

"Ed è altrettanto evidente che l’assenza di Lautaro non può essere come tutte le altre. L’mvp e il giocatore più forte del campionato, il cui asset principale è l’apporto psicologico ancor prima di quello tecnico, il che è tutto dire visti i suoi numeri dominanti. Ma per l’Inter la variabile più temibile è proprio nella testa più che negli avversari, quindi immaginiamoci quanto pesi allorquando tu vada sul campo della squadra che ti contende il virtuale titolo di migliore del campionato.

Puerile da sponda Napoli protestare sul fatto: “Ah figuriamoci adesso contano gli infortuni, il Napoli ne ha avuti 30 (tombola)!”. Come se per gli infortuni contasse l’uno vale uno, manco Di Maio fosse ancora uno steward al San Paolo. Ma poi nessuno ha mai negato che sul Napoli abbia pesato la mole impressionante di assenze, ma li hanno avuti assolutamente tutti: la Roma, il Milan, la Juventus, la Lazio e alla faccia se non li ha avuti l’Inter. Un Lautaro fuori due mesi e mezzo, un Thuram fuori due mesi, un Calhanoglu fuori 3 mesi, un Dumfries fuori ben 5 mesi, e questo solo per fermarsi ai più famosi. E il Napoli è là non per un miracolo di San Gennaro, ma proprio perché la campagna da 150 milioni di De Laurentiis ha permesso di allungare la rosa più di tutti e di poter giocare sempre con dei titolari bis, ovvio stancati dagli impegni ravvicinati. E perché, l’Inter non era per caso stanca?! Una stagione precedente infinita, e potenzialmente distruttiva: Chivu sì sta facendo un miracolo. E peraltro arrivando anche almeno in semifinale di Coppa Italia, che non gliel’ha prescritto il dottore a Napoli, Milan e Juventus di farsi eliminare prima".

Napoli, stagione da salvare passando dallo scudetto

"Ovvio, se l’Inter non saprà esorcizzare l’assenza di Lautaro, se non dimostrerà di aver interiorizzato la sicurezza riacquisita contro la Roma, allora meriterà di non vincere lo scudetto. Ed è giusto dire “beh non puoi dire che se non hai Lautaro non può vincere a Come” o dovunque sia. Perché adesso vince chi ha il carattere, niente menate. Ma alla fine tutto quello che arriverà sarà meritato. Come è stato in passato. Il Napoli non esce dalla Champions per gli infortuni, ma perché al meglio si fa umiliare 6-2 a Eindhoven e delude in casa con l’Eintracht (per non parlare di Copenaghen in 11 contro 10 in un’ora). Per questo lo scudetto serve per salvare una stagione altrimenti da voto 5, visto che pur essendo favorita per lo scudetto ma almeno il minimo che si chiedeva era giocarselo lo scudetto, infortuni o meno".


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