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ESCLUSIVA – Tutto su Fabián, lo scopritore: “Il Napoli lo ha soffiato a Real e Barça, varrà almeno 60mln! Straordinario ma umile fin da bambino, poteva andare ovunque...”

di Mirko Calemme

(di Mirko Calemme) - Con un paio di mesi di ritardo, l’Italia ha scoperto Fabián. Resta una colpa obbligare un talento così puro e giovane a fare cose straordinarie per ricevere fiducia e considerazione, ma l’ex Betis ha abbattuto ogni pregiudizio imponendosi come idolo in poche settimane. Per fortuna, Giuntoli e Ancelotti ci avevano visto lungo e riuscirono a soffiarlo ai top club d’Europa con una proposta importante e, soprattutto, con una chiamata del mister, come svelò ai nostri microfoni l’agente dello spagnolo (clicca qui). Chi riuscì a scovarlo prima di tutti, però, fu Miguel Valenzuela: il direttore della cantera del Betis per 26 lunghi anni (fino al 2012) conobbe il centrocampista quando era ancora un bambino gracile, ma terribilmente determinato.

Quando iniziò l’avventura di Fabián col Betis? “Uno dei nostri osservatori, José Wanceulen, lo seguì durante diversi mesi nella scuola calcio di Los Palacios y Villafranca, aveva appena nove anni ma già c’erano tantissime squadre sulle sue tracce. Una volta entrato a far parte della cantera del Betis, praticamente tutti i club più importanti di Spagna si misero in contatto con noi”.

Raccontano che da ragazzino segnò 107 gol in una sola stagione. “Sì, verissimo. Faceva la differenza, è stato il capocannoniere in tutte le categorie del settore giovanile. La sua forza fisica, la tecnica, la sua professionalità erano straordinarie sin da bambino”.

Ora è un ragazzone di un metro e novanta, ma è vero che la sua crescita scoppiò improvvisamente? “Nei suoi primi anni, anche se pare strano dirlo ora, era bassino e non fu semplice per lui imporsi. Una volta compiuti 13 anni iniziò a crescere e ci sconvolse: in un anno e mezzo la sua statura aumentò di 20 centimetri, non sapevamo spiegarci come fosse possibile, i medici impazzivano (ride, ndr). Unendo questo alle sue capacità tecniche e al suo carattere divenne inarrestabile”.

Quale ruolo preferiva durante la sua adolescenza? “Giocava come seconda punta, con molta libertà di movimento. Segnava tanti gol, aveva un sinistro impressionante, ma creava anche occasioni per i compagni. Voleva crescere, migliorare in continuazione, e si allenava tantissimo col piede debole, il destro. A Napoli già avrete notato che sa usarlo benissimo”.

Si legò così tanto al Betis che anche sua madre, Chari, divenne parte del club. “La sua famiglia era straordinaria, molto umile, ma purtroppo aveva qualche problema economico. Fabián era felice con noi, però tanti club gli offrivano contratti molto più remunerativi del nostro: la nostra soluzione fu assumere sua madre per permettere alla famiglia di contare su uno stipendio in più e tenere il ragazzo con noi. Ê stato uno dei calciatori più onesti mai passati per la nostra cantera: avrebbe potuto scegliere qualsiasi altra squadra di Spagna o Inghilterra, guadagnando molto di più, ma promise di restare al Betis, di essergli fedele”.

Immaginava un futuro in prima squadra per lui? “Era chiaro che il suo destino fosse quello. Debuttò a 19 anni e alla terza partita si convertì immediatamente in un giocatore chiave, imprescindibile. Ma non ne avevamo dubbi”.

Qual è il miglior ricordo che le ha lasciato? “Ci fece innamorare di lui per la sua onestà, la sua disponibilità. Nonostante fosse il più forte della squadra in ogni categoria, era sempre il più umile, il più disposto al sacrificio. Tutti gli allenatori erano pazzi di lui”.

La sua più grande dote calcistica? “Difficile scegliere. È un giocatore completo, ha un sinistro straordinario, si muove benissimo in ogni zona del campo. Forse la sua dote migliore è il fatto di essere tremendamente competitivo: puoi avere tante capacità tecniche o fisiche, ma se non hai quelle mentali non servono a nulla. Lui ce le ha, e vedrete che presto giocherà nella Nazionale maggiore spagnola, il suo talento sarà riconosciuto in tutta Europa”.

A suo avviso arriverà a breve la chiamata nella Nazionale maggiore, o completerà il percorso con l’Under 21? “Ritengo che possa ripetere il cammino fatto da Dani Ceballos, che passò dall’Under 21 alla Nazionale maggiore immediatamente. Fabián rientra perfettamente nella filosofia di gioco di Luis Enrique, se avrà spazio e continuità a Napoli a mio avviso lo convocherà molto presto”.

In quale aspetto può migliorare? “Ricordate che è giovanissimo. Ha un rendimento magnifico, al Betis era già l’anima della squadra, ma ha appena 22 anni, migliorerà tanto in tutti gli aspetti. Con l’esperienza, imparerà a gestire meglio le sue energie. Il suo carattere lo porta a voler essere decisivo in ogni azione, ma un calciatore deve anche sapere quando fermarsi, in campo. Ci sono gare nelle quali corre molto più di quanto dovrebbe, col tempo imparerà”.

A suo avviso, quale sarebbe il suo ruolo ideale? “Può giocare ovunque, ma se dovessi sceglierne uno dico centrocampista nel ‘doble pivote’ in un 4-2-3-1. Davanti alla difesa, ma con libertà di movimento: lì esalterebbe le sue doti ‘box to box”.

E dire che in Italia il suo acquisto è stato accolto quasi con scetticismo. “Strano. È considerato, senza alcun dubbio, uno dei migliori talenti del calcio spagnolo ed era nel mirino di Real e Barcellona, ve lo posso assicurare. Se non lo avesse preso il Napoli, sono assolutamente certo che oggi giocherebbe in uno di questi due club: non immaginate la quantità di telefonate che abbiamo ricevuto per lui nel corso degli anni. Ripeto, era l’anima del Betis nonostante la sua giovane età e per questo Setien ha fatto di tutto per convincerlo a restare almeno un’altra stagione. Forse gli avrebbe fatto bene, e tra un anno sarebbe finito al Madrid o al Barça. Ma vedo che a Napoli si sta già imponendo”.

Considerando le folli cifre del calciomercato, quanto potrà arrivare a valere un giocatore come lui? “Dipende dal rendimento che avrà in Italia. Credo che, come minimo, il suo valore di mercato sarà il doppio rispetto a quanto sborsato dal Napoli. Gli azzurri hanno fatto un affare straordinario: 30 milioni sono davvero pochi per uno come Fabián”.

Per chiudere: in Italia non siamo ancora riusciti a trovare un calciatore del passato paragonabile a Fabián. Nessuno ci ha convinti del tutto. Vuole provarci lei? “Vi capisco, non è un compito semplice. Forse come caratteristiche direi Lampard, ma tecnicamente mi ricorda Guti, anche se gioca più al servizio dei compagni rispetto a lui. Facciamo così: Fabián è la fusione tra il lavoro per la squadra di Lampard e la qualità di Guti. Niente male, no?”.

 


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