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Cori razzisti contro Napoli, c'è bisogno di un segnale

di Mattia Sparagna

All'Olimpico di Roma è andata in scena l'ennesima puntata di un becero e ignorante razzismo. Questa strisciante piaga sta prendendo piede sempre di più e sta quasi diventando una abitudine non solo per chi offende, ma anche per chi è offeso. C’è una parte dei tifosi napoletani ormai assuefatta, che quasi in silenzio subisce un’offesa che spesso va oltre ogni limite. La sola indignazione però, spesso, non basta e deve essere accompagnata, evidentemente, da qualcos’altro. C’è bisogno di un segnale forte da parte della società e dei suoi esponenti.

Ad esempio, sarebbe bello se Edy Reja, uno che a Napoli ha lasciato un segno indelebile, prima di parlare della partita e del risultato facesse un appunto a quelli che oggi sono i suoi tifosi, chiedendo di finirla con questo malcostume che non ha senso gridare dagli spalti “Vesuvio lavali col fuoco” o “Noi non siamo Napoletani” o addirittura “Senti che puzza…”. La FIGC, come ricorda anche Angelo Forgione fondatore del Movimento V.A.N.T.O., esiste una norma precisa contro questi episodi e che deroga ogni responsabilità alle società. Questa norma, a oggi, senza una spiegazione viene presa in considerazione solo nei casi di cori, striscioni o atti di razzismo verso i giocatori di colore. Viene da sé che il napoletano ha la stessa dignità e gli stessi diritti dei calciatori neri. Gli esempi di Eto’o (bersaglio anche in Spagna) e Balotelli sono solo gli ultimi nel nostro campionato, ma deve essere chiaro che non deve esistere, come troppo spesso succede, un razzismo di serie A e uno di serie B. La discriminazione è un atto deprecabile a 360 gradi.

Sono  innumerevoli gli episodi paragonabili a quelli di domenica a Roma (li abbiamo subiti anche oltre i confini italiani, a Liverpool); sarebbe dunque utile che in primis la società si faccia sentire anche tramite qualche azione “forte”. Basti ricordare che si è arrivati alla creazione della norma sopra indicata e anche alla sospensione di qualche partita per cori razzisti dopo che, anni fa, un calciatore del Messina (Mark Zoro) durante una partita di Serie A, fu bersagliato da cori e “ululati” per il suo colore della pelle e senza che ci fosse una legge che tutelasse quei diritti in un campo di calcio si tolse la maglietta e bloccò la partita. Grazie a quel modo di fare ci fu la presa di coscienza di un problema vecchissimo ma di cui nessuno mai si era impegnato. E’ ora che anche Napoli abbia il suo “Zoro” , così che il vile attacco razzista contro Napoli venga punito e che il diritto a non ricevere offese discriminatorie venga trattato per tutti alla stessa stregua.
 


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