Da 0 a 10: 31 mln bruciati, la scena che fa girare le ba**e ad ADL, l'inspiegabile scelta di Conte e il truffatore McTominay
Zero minuti ed il Napoli è già sotto. Come iniziare un appuntamento lasciando intravedere il calzino bianco: difficile recuperare contro chi, il Parma, è più casto di Pina in SuperFantozzi con la cintura di castità. I dati parlano chiaro: la squadra fa una fatica tremenda a segnare e non sempre può bastare la vittoria di corto muso.
Uno il gol e poi tanto tempo di CSSL: coccole senza scopo di lucro. Come quei grattini innocui, tra fidanzati quando non c’è voglia di approfondire la questione perché lei ha mal di testa e lui pure. Insomma il Napoli si accontenta di fare i grattini al Parma, gira questo pallone spesso a velocità ridotta, senza guizzi, senza sussulti.
Due punti su sei raccolti contro il muro del Parma. Lo sappiamo da sempre: gli scudetti si vincono, e si perdono, con le piccole. Il Napoli ha fatto 4 punti con l’Inter, 4 con la Roma, 3 con Milan e Juventus, sarebbe in piena corsa scudetto se non avesse lasciato per strada tutto questo ben di Dio. Come il contadino con le tasche bucate di Troisi che torna a casa e non si trova coi soldi e prende pure la cazziata dalla moglie. “Sti contadin so cos e pazz, nun se trovan mai che cunt”.
Tre i centrali del Napoli, contro probabilmente un attaccante e mezzo di un Parma che non si sbilancia mai. E nemmeno aveva intenzione di farlo. Conte non vuole cambiare assetto, resta a difesa di qualcosa che non andava nemmeno difeso, trovandosi poi a dover impostare con Buongiorno e Olivera. Antonio tiene la capa tosta, lo sappiamo. È il suo punto di forza, può essere pure una debolezza.
Quattro come i favolosi che insieme non riescono ad essere favolosi. Conte si affida ancora al pedigree di quattro, ma Anguissa è lontano parente del giocatore dominante pre infortunio e De Bruyne sta pagando ora lo sforzo per accorciare i tempi di recupero. Sarà un caso, ma un caso non lo è: quando esce uno dei quattro arriva il pari. “Il lusso è libertà diceva Christian Dior, ma in questo momento questo lusso per il Napoli pare essere una prigione.
Cinque vittorie in fila e la striscia che si ferma. Resta, però, quello che è accaduto prima. Che non puoi dimenticarlo, non puoi far finta che non sia accaduto. Nel momento più delicato, la squadra ha fatto uno strappo, col Parma ha mostrato probabilmente un po’ di fiato corto ma l’obiettivo Champions si avvicina sempre di più. Ricordiamoci sempre che questa casa ha rischiato di crollare.
Sei a Beukema, che subentra nella ripresa a uno spaesato Juan Jesus. Qui dovremmo affrontare un discorso molto ampio, sulle scelte fatte in estate, sulle richieste compulsive di certi calciatori, strapagati perché arrivassero già a Dimaro. Ecco, se fossi chi ha tirato fuori quei soldi e vedessi Juan Jesus giocare fuori posizione con uno pagato 31 milioni in panca, diciamo che mi girerebbero abbastanza i cosiddetti. A voi no?
Sette al ragazzino che tene coraggio e se cocca ch' 'e femmene belle. Alisson Santos rielabora l’antico proverbio, perché di coraggio ne tiene da vendere e lo mette in ogni giocata che fa. Entra lui e la gara in qualche modo cambia, il gioco del Napoli si orienta dalla sua parte, diventa in realtà l’unica speranza di creare qualcosa.Difficile comprendere perché resti ancora fuori: tra lui e i compagni c’è la stessa differenza che c’è tra una linea internet ultraveloce e i piccioni viaggiatori con poco senso dell’orientamento.
Otto gol in campionato, dodici in stagione per l’uomo che sa essere utile in ogni situazione. McTominay è un grande impostore, truffatore senza ritegno delle difese avversarie. Per un’ora di gioco manco lo vedi, sembra aver poco interesse, non incide, tocca pochi palloni, sta alla larga. In realtà quel suo atteggiamento non è mai un modo per arretrare, è solo il suo modo di prendere la rincorsa, di fiutare il momento in cui azzannare la preda alla giugulare. Non sembra avere il tempo di calciare, manco lo spazio a dirla tutta. Sai che non c’è quello spazio. E poi, un istante dopo, ti ritrovi ad esultare come un pazzo. Un campione.
Nove mesi di campionato, tante difficoltà. Un gioco che non è mai davvero esploso, molti picchi ed una fatica enorme a vincere gare in scioltezza. È dal 4 di gennaio, contro la Lazio, che il Napoli non vince una gara con due gol di scarto. Stare sempre sul filo, logora le gambe ed il cervello. Che il Napoli non potesse essere dominante, per tutti i motivi che abbiamo più volte citato, è cosa risaputa. Che fosse, però, lecito attendersi un’idea di gioco più strutturata e incisiva in fase d’attacco appare evidente come un elefante a passeggio tra i vicoli di SpaccaNapoli.
Dieci uomini dietro la linea del pallone. Si potrebbe poi discutere molto dell’atteggiamento del Parma, del nostro masochismo, di andare a prendere un ragazzo spagnolo per fare ciò in cui in Italia siamo maestri da sempre: il catenaccio. È come se i giapponesi andassero a prendere a Montevergine i maestri di arti marziali. Antico proverbio cinese dice: “Una generazione pianta gli alberi; un’altra si prende l’ombra”. Ai nostri figli lasceremo un calcio senza alberi e senza ombra. E pure senza semi.