Da 0 a 10: i nomi dei falliti di Conte, il nome che scatenerebbe una rivolta, i 2 miliardi di ADL e l'incredibile dietrofront di Sarri
Zero alla storia dei falliti, che poi chi sarebbero? I nomi? I cognomi? Perché quei falliti, sebbene io la pensi diversamente da loro, hanno pienamente diritto di esprimere una critica. E lo fanno facendo nome e cognome di Antonio Conte. Perché il tecnico non fa lo stesso? Ci vuol dire chi è stato così cattivone, da fargli rinunciare a 8 milioni di euro per una critica su un social. E ci sta pure qualcuno che ci casca, che ti ferma per strada e dice ‘siete contenti ora, l’avete fatto andare via’. La verità? Conte se ne fotte di quelli che scrivono sui social. Conte non aveva nessun compito liturgico da assolvere, lobotomizzare un popolo a pensare ciò che pensa lui. E lo dice chi l’avrebbe ancora voluto sulla panchina del Napoli.
Uno l’assist, che non è solo un assist. È un viaggio, dalla pelle al cuore, dal piede di Kevin fino a quello di Rasmus con la tavola già apparecchiata per il gol. In quella giocata, ci sono flashback di una grandezza sconfinata, con la promessa di un futuro che sarebbe ancora da scrivere. De Bruyne ce lo meritiamo, almeno per un altro anno, perché l’abbiamo atteso così tanto, perché quell’infortunio ci ha tolto questa gioia, che vorremmo ancora trattenere.
Due miliardi di euro, dicono, gli amici degli amici. I cugini del cugino, insomma i male informati. Che un fondo americano voglia prendere il Napoli, non è mica una sorpresa, tutt’altro. De Laurentiis però ha chiarito un aspetto importante: metterci il cuore, ovvero trattare il Napoli come una cosa di grandissimo valore. Non solo come un brand da spremere e buttare via. Quelli che sognano l’americano, lo sceicco, il petroli-dollaro, pensando solo a reale come il City. Dimenticano tantissimi altri club finiti in questo limbo delle proprietà robotizzate. Io continuo a preferire un presidente che non toglie manco la suoneria durante una conferenza così importante.
Tre e mezzo in pagella. Pacileo, invocato giustamente da tutti come totem del giornalismo napoletano, mise 3,5 in pagella a Diego Armando Maradona. E non lo fece perché era nemico del Napoli, semplicemente perché era un uomo libero. Questa libertà, sublime libertà, di esprimere un pensiero differente è il motivo di lotte secolari, di vite spezzate per un ideale. Basta questo per chiudere la sterile polemica di Conte. E ricondurre tutti ad un ragionamento più onesto: Antonio va via, perché voleva andarsene. Come ha praticamente sempre fatto in carriera.
Quattro squadre in Champions, tra queste non ci sono né Juve né Milan. Eppure qui mica ce la stiamo godendo, pare che ci sia morto il gatto. Una riflessione su questa crescente insoddisfazione, un masochismo estremo, andrebbe fatta. Perché non riusciamo più a goderci nulla? Perché pensiamo sempre che si poteva fare di più? E se invece, semplicemente, accettassi l’idea che quest’anno di più era impossibile farlo, per tutti i problemi elencati già mille volte. Non serve scomodare Lorenzo il Magnifico, ma qui c’è ancora chi vuol esser lieto?
Cinque acquisti, al massimo, forse pure meno. De Laurentiis ha già tracciato la linea, ha lasciato intendere che c’è qualcuno che tornerà dai prestiti che potrebbe diventare utile al sistema del nuovo allenatore. La convinzione del patron è di avere una squadra forte, la necessità sul piano aziendale è quella di abbassare i costi e il monte ingaggi. Riuscirà ad abbinare le esigenze del portafoglio con quelle del campo? Servirà una grande capacità di sintesi e azzerare il margine d’errore sul mercato.
Sei tra gol (4) e assist (2) al 28 di ottobre. La stagione di Anguissa sembrava quella di uno destinato a essere l’MVP del campionato, purtroppo però la storia ha preso un risvolto inatteso. Dalla trasferta di Lecce, il nulla, tra infortunio ed una condizione che è rimasta poi una chimera per tutti i mesi successivi. Si è visto giusto una mezz’ora a Como nell’ultimo mese, senza che nessuno ci spiegasse cosa stesse accadendo. Si può buttar via un gigante come Frank? Io ci penserei più di una volta. "Secondo me stiamo facendo una cazzata"
Sette anni di Alex Meret, ora chissà. Che strano, quasi beffardo, vedere tutti in piedi al Maradona per salutare la sua uscita, probabilmente per l’ultima in azzurro. Tra quelli in piedi, sicuramente, anche chi l’ha massacrato per partito preso, senza riconoscere quel valore a cui solo quest’annata in panchina ha reso finalmente giustizia. Siamo fatti così: nelle assenze scopriamo i nostri reali sentimenti. Come per Anguissa: ma siamo sicuri di dare via uno come Alex?
Otto alla sincera di ADL, che nei primi secondi della conferenza fa capire i motivi dell’addio di Conte. “Non siamo il Psg e il Real Madrid”, Antonio si infastidisce e dice ‘Non ho nemmeno voluto ascoltare il programma’. E allora, Antò, perché te ne sei andato? Manca questo passaggio qui nel ragionamento di Conte, l’ammissione sincera di un addio che in realtà meditava da tempo, consapevole che quello scudetto l’avrebbe condannato a confrontarsi con un mostro difficile da replicare. Bravo Aurelio a giocare d’anticipo, come spesso gli accade.
Nove a chi avrà la forza ora di fare le scelte giuste. Siamo di fronte ad un bivio non da poco, Conte è un’esperienza intensa, anche logorante sotto molti aspetti. Il nuovo allenatore non si può sbagliare, ma si corre il rischio di partire già col piede sbagliato. Massimiliano Allegri, dopo l’incredibile dietrofront di Sarri, è il nome su cui De Laurentiis sta puntando con decisione: ma la piazza come reagirebbe?. Le parole di ieri lo hanno indirettamente confermato. Sarà stato un bluff? Sarà arrivata l’ora di Italiano? Al momento pare che sarà uno o l’altro. Tertium non datur.
Dieci al biennio, sul piano dei risultati. Uno scudetto, una Supercoppa, il secondo posto e una competitività che non è mai mancata. È stato un Napoli quasi sempre sul pezzo, capace di lottare, di tenere botta negli scontri diretti. Conte è stato perfetto nel suo compito, ha ripreso una squadra che rischiava di perdersi tra le tenebre di un decimo posto ed ha vinto, subito. E dopo la vittoria, ha rivinto ancora, alzando la SuperCoppa. Merita, dunque, di essere ricordato, si è ritagliato un pezzo nella storia. Oltre le chiacchiere, le accuse, le parole dette o quelle mai pronunciate.