Da 0 a 10: il dito nel c**o alla Zalone, le supercazzole sul mercato, l'imboscata arbitrale e l'acquisto che serve a Conte
Zero alle supercazzole del mercato, a chi spara ogni giorno raffiche di nomi improbabili, irreperibili, assolutamente fuori dai radar. Motivo? Quel maledetto mercato a ‘Saldo zero’, che qualcuno tende a negare in stile terrapiattista, ostinandosi ad associare gente con ingaggi monstre per questo mercato di gennaio. Bisogna prima sistemare qualche uscita, poi si potrà pensare ad altro. Alimentare aspettative eccessive è devastante per la piazza, come promettere fuochi d’artificio e accendere, al massimo, una candela profumata.
Uno il rigore assegnato al Verona, che è una vera imboscata, uno stupro allo spirito del gioco. Un pallone spiovente, un contrasto aereo, un gomito sulla faccia di Buongiorno e una ventina di telecamere a disposizione del direttore di gara. Eppure Marchetti, rivedendolo e vivisezionandolo, riesce a dare il calcio di rigore. Difficile trovare spiegazioni logiche, impossibile non ripensare alle parole di Conte sul fastidio che provoca vedere un Napoli sempre lì davanti. Come dicono a Checco Zalone in Buen Camino: “Amico italiano: inizia per te oggi l’età adulta. E inizia con un dito nel culo!”
Due a due dopo colpi che ammazzerebbero un toro, parola di Conte, che tiene perfettamente ragione. Tutto il flusso della gara, la direzione arbitrale, gli episodi discussi, portavano il Napoli verso l’inesorabile sconfitta. Ma questa squadra “Odia perdere più di quanto ami vincere” come sentenziava Billy Beane ne “L’arte di vincere” e alla fine riesce, con energie misteriose, a non perderla. Difficile dare colpe alla squadra.
Tre esterni, ma nessuno capace di incidere nell’uno contro uno. Politano ormai più utile a tutta fascia, Elmas che tende ad accentrarsi, Lang che continua a non mantenere la promessa di far alzare il pubblico in piedi per le sue giocate. Senza Neres la luce offensiva è parzialmente spenta, bisogna così affidarsi alle mischie, ai traversoni, alle situazioni di confusione. Dovessimo chiedere un regalo a questo mercato di gennaio, sarebbe un esterno capace di saltare l’uomo e creare superiorità.
Quattro giorni per prepararsi all’Inter, una sfida che vale un pezzetto di scudetto. Tanti incastri, incroci del destino, assenze, desideri di vendetta di chi si sentiva ingiocabile e s’è ritrovato ad assistere a una storica festa sul lungomare. Insomma, sarà tosta, ma d’altronde, la vittoria è un percorso che non conosce strade in discesa. “How many roads must a man walk down, before you call him a man” si chiedeva Bob Dylan in Blowin’ in the Wind. Questi uomini, questa squadra, hanno già dimostrato di saper camminare tante strade. Tornando sempre a testa alta da ogni viaggio.
Cinque minuti, non si può aspettare cinque minuti. Politano apre uno scenario importante sul Var, sulle modalità e soprattutto sulle tempistiche della decisione, che spesso omettono un aspetto: quello fisico e agonistico. Il Verona rifiata, il Napoli vede frenato il suo impeto, come se il Toro potesse chiamare il Time out nel momento più concitato della Corrida.
Sei e mezzo a Marianucci, che entra timoroso e poi si scrolla di dosso la paura. Bella la giocata sull’assist per Di Lorenzo, con la finta di corpo ed il cross col contagiri per il capitano. Con la valigia sul letto, non era facile trovare quel tipo di risposta. Probabilmente andrà via in prestito, meglio lasciarsi con questa Polaroid di speranza.
Sette alla giocata di Giovanni sul 2-2. Da attaccante puro, anche se l’attaccante lo faceva solo nelle giovanili, Di Lorenzo impatta alla meraviglia il pallone di Marianucci e salva l’imbattibilità del Maradona. Quando può agire nella trequarti avversaria, finisce sempre per l’essere un fattore. “Prima di vincere o perdere, il ciclismo è rispondere "Presente!". Il Napoli resta comunque sui pedali.
Otto a Scott, che a questo punto della stagione ha già segnato 6 reti e fornito 4 assist. Nel momento più difficile, il Napoli ci si aggrappa come Rose alla porta galleggiante nel gelido Oceano Atlantico in cui c’era posto pure per Di Caprio. Freddo come un iceberg McTominay, che si butta dentro l’area di rigore dell’Hellas e crea sempre situazioni: un gol fatto, uno annullato, ci aveva messo lo zampino pure nel gol poi tolto a Hojlund. Leader.
Nove assenti, Conte aveva nove assenti. Ve li scrivo, così rende meglio l’idea: Ambrosino, Anguissa, Beukema, De Bruyne, Gilmour, Lukaku, Neres, Vergara e lo squalificato Mazzocchi. Era il 7 gennaio, si tornava al lavoro dopo le feste, in un giorno in cui piove così tanto che anche le pozzanghere hanno le pozzanghere e noi questo 2-2 proprio non ce lo meritavamo. Però, la spiegazione è sempre lì, in questa coperta troppo corta che alla fine arriva a chiederti il conto. Speriamo di recuperare in fretta qualcuno.
Dieci alla compattezza di questo gruppo. Che si vede cadere sulla testa una tempesta di ingiustizie, ma non lascia niente di intentato. Conte ha fatto un grande lavoro, quello più importante: ha creato un legame. Creare un legame è un lavoro da artigiano. Richiede tempo, dita macchiate, piccole ferite da leccarsi. La perfezione è roba da rapporti usa e getta. Antonio si sporca le mani, non si risparmia manco una goccia di pioggia per stare vicino ai suoi ragazzi. I suoi ragazzi. La sua squadra.
Arturo Minervini puoi ascoltarlo ogni giorno dalle 8 in "Buongiorno Tutto Napoli" cliccando qui su RadioTuttoNapoli.net