.

Da 0 a 10: l’incredibile colpo di mercato, la scelta shock di Lukaku, l’ammissione di Conte e la lezione di ‘Corto Muso’

di Arturo Minervini

Zero alle chiacchiere fuori periodo, che carnevale è passato da un pezzo. Conte va in nazionale, rapporto non idilliaco con ADL. Falso, falsissimo. Conte e Aurelio sono proprio amici, oltre il pallone. Parlare di Antonio come nuovo selezionatore, senza nemmeno sapere chi sarà il presidente Figc, è come preparare una carne a base di manzo senza sapere se l’ospite sarà vegano. Destabilizzatori si nasce. E loro ‘lo nacquero’. 

Uno allo spettacolo, reso probabilmente godibile soltanto dai fiumi di alcol che hanno innaffiato le grigliate di Pasquetta. Ci sono stati momenti più noiosi della semifinale regionale del campionato di curling, con ritmi più blandi del flusso in tangenziale nelle ore di punta. Vanno più veloci i turisti al semaforo di Shibuya Crossing a Tokyo per scattarsi un selfie che certi calciatori in Serie A. 

Due come il secondo posto, che Conte soffia momentaneamente ad Allegri. Un master di ‘Horto Muso’, con Antonio che ruba l’insegnamento al grande Pesaola: ‘Mi hanno rubato la idea’ disse el Petisso per giustificare una gara ultra-difensiva. Conte batte Allegri sul suo terreno, gli impartisce una lezione di fase difensiva concedendo davvero le briciole ad un diavolo che non ha praticamente mai tirato nello specchio della porta. 

Tre alla scelta di Lukaku. “Non volterò mai le spalle al Napoli” ha scritto, ma nei fatti ha preferito mettere davanti il suo interesse di andare al Mondiale. E non è mica un caso che Hojlund poi sia rimasto fuori per influenza: l’universo ci osserva e sa punire i comportamenti sbagliati. Romelu ha sbagliato, ha rotto con l’ambiente, si è pure rifiutato di parlare con Conte, l’uomo che per lui ha garantito, che per averlo ha chiesto un grosso sforzo a De Laurentiis. Il rispetto è una di quelle cose che si dimostra con i fatti, le parole servono a poco. 

Quattro i cambi, i primi due decisivi con gli ingressi di Alisson e Politano. Conte la vince così, mostrando una duttilità che non appartiene ad Allegri. Conte vince spesso, perché è tra i più bravi, probabilmente il più bravo. Al punto che ‘Sarebbe uno stupido il presidente della Figc se non mi prendesse in considerazione’ dice a fine gara, e tiene ragione. Non è superbia, è realismo allo stato puro. "Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare".

Cinque punti che gridano ad una vendetta che mai sarà consumata. Verona e Atalanta, solo Verona e Atalanta con due arbitraggi dignitosi, che non avessero stravolto il regolamento, e chissà. Il Napoli poteva trovarsi ad un paio di punti dall’Inter, di fatto ripetendo il copione dello scorso anno a poche gare dalla fine. E invece no, invece non lo sapremo mai. Ed è una consapevolezza che ferisce, un fastidio che arriva nelle parti più intime del cervello, quelle stimolate dal senso di ingiustizia che ti lascia paralizzato come durante una scossa di terremoto. 

Sei e mezzo al terzetto difensivo. Buongiorno si prende un giallo subito ma poi si gestisce alla grande, Juan Jesus combatte con una condizione non ottimale, Olivera è presente e partecipativo come nell’azione del gol. Tre mancini, che in teoria non potrebbero giocare tutti insieme e, invece, lo fanno e pure bene. Capacità di adattamento: passare dal casatiello alla pastiera, dalla pastiera al carciofo arrostito, dalla birra al vino senza mostrare nessun segno di cedimento. 

Sette da giocare, sette punti dall’Inter: sono tanti, forse troppi. Eppure un pallone che rotola, l’impossibile che è solo la definizione di un attimo fino al momento prima che accada, le pressioni da gestire, i primi caldi, le fatiche per un’estate passata a giocare il mondiale per club. Si, in questo punto volevamo essere un pochino ottimisti, lasciarci attaccati ad una speranza che è chiaramente ridotta al lumicino. 

Otto ad Alisson, che come nel Rock dei Tamarri di Tony Tammaro entra con le Rayban e sembra più bello di tutti gli altri. Note elettriche suonate dal brasiliano, che ribalta la partita come un calzino con quella sua capacità di non accontentarsi mai della giocata banale. Scariche pure di adrenalina, per un talento che sta mostrando anche una personalità da grande calciatore. Un colpaccio di mercato assurdo, soprattutto se si considera che è stato preso quando il Napoli era molto limitato. Pesca miracolosa di Manna. 

Nove a Politano, ad un gol che vale tanto, soprattutto per lui che di gioie in zona gol ne ha avute poche in questa stagione. Operaio, diligente, sorridente dopo il gol: un uomo pienamente appagato di ciò che sta facendo, di dove lo sta facendo. Un esempio raro di calciatore in totale simbiosi col progetto, con la città, con la propria vita. Matteo mi fa venire in mente lo spirito che c’è in questa frase di Guccini: “Un paio di scarpe durava una vita, e se andavi scalzo, d'estate, risparmiavi le scarpe e i piedi si rinforzavano”.

Dieci ad un cammino che sorprendentemente ti ha condotto nello stesso preciso punto in cui eri lo scorso anno. Come iniziare a scalare l’Everest, un anno dopo, ed essere vicino alla cima nello stesso tempo che ci avevi impiegato con lo scorso anno. Con un piccolo dettaglio: nel percorso hai perso così tanti pezzi fondamentali per la scalata, che l’unica soluzione ad un certo punto pareva abbandonare l’impresa e ritornarsene a casa a leccarsi le ferite. E invece no. Il Napoli di Conte non s’è pianto addosso. Ha scelto la strada del fare, senza mai prendere in considerazione quella del ‘rinunciare’. Impossibile non restare ammirati dinanzi a questo meraviglioso affresco di resilienza. Guardate la parete, lasciatevi affascinare da cotanta bellezza d’animo.


Altre notizie
PUBBLICITÀ