Da 0 a 10: l’inquietante ‘Chiedetelo al dottore’ di Conte, la sconvolgente richiesta alla società e il top player a gennaio
Zero acquisti fino a qui, e magari resteranno zero. Tutto dipenderà dalle uscite, dalle possibili occasioni che offrirà il mercato. Sterling, ad esempio, è un nome che è in lista già dall’estate: una suggestione inglese che potrebbe stuzzicare il palato di Conte. A tal proposito, sono arrivate inopportune le parole di Stellini, che ha invocato degli acquisti, dimenticando che tanti calciatori acquistati non siano stati poi valorizzati.
Uno, il mese passato dalla spedizione araba per la Supercoppa. Lì Romelu Lukaku era tra i convocati: abbiamo scoperto poi che era più in veste di accompagnatore. Da allora, nessuna notizia sulle condizioni di Big Rom, che resta un gigantesco punto interrogativo sulla seconda parte di stagione del Napoli. Questo silenzio è più assordante dei netturbini che raccolgono il vetro il giovedì mattina.
Due, erano i pareggi consecutivi al Maradona, con due squadre del lato destro della classifica. Col fiato corto, gli episodi arbitrali a sfavore, con tutte le forze oscure del pianeta a spingerti verso il basso e tu che continui a muovere piedi e mani per non annegare. Tornare alla vittoria, in ogni modo, era un imperativo. Come diceva De Gregori: “Noi siamo metà dovere e metà fortuna”. E il Napoli la sua parte di dovere la sta facendo, la fortuna non s’è ancora presentata.
Tre, gli infortuni, come se la pioggia sapesse esattamente dove cadere, sempre sul posto già bagnato. Elmas, Rrahmani e Politano trasformano i sogni di Conte in incubi, con Copenaghen, Juve e Chelsea alle porte. L’emorragia è ancora lì, una ferita che non si è mai rimarginata da quel maledetto 14 agosto, giorno del primo, pesantissimo infortunio stagionale a Lukaku. La resistenza è una scelta quotidiana, non un gesto eroico. La vera forza è continuare, anche stanchi, anche feriti.
Quattro, gare in undici giorni alle porte. Una raffica da schivare come Neo con le pallottole in Matrix, contorcendosi e cercando di evitare impatti pericolosi. Ci si gioca una bella fetta della stagione, partendo da martedì con l’impegno in Danimarca che vale tantissimo in chiave Champions. Bisogna arrivarci con la testa giusta, mettendo da parte i tanti passi falsi europei lontano dal Maradona contro City, PSV e Benfica. D’altronde, “il vero successo è passare da un fallimento all’altro senza perdere entusiasmo”.
Cinque, volte ha ribadito il concetto al giornalista di DAZN: “Dovete chiederlo al dottore. Chiedetelo al dottore”. Così Conte ha dribblato le domande sulle condizioni degli infortunati, aggiungendo di “non avere informazioni”. Passaggio abbastanza oscuro, perché è chiaro che i contatti con lo staff medico siano quotidiani. E allora perché Conte assume questa posizione mediatica? Che messaggio vuol lanciare? Su chi, o cosa, vuole accendere i riflettori? Poiché non è la prima volta in stagione che accade, sembra una piccola accusa proprio nei confronti dello staff. Le coincidenze sono come le barzellette brutte: fanno ridere solo chi le racconta.
Sei, punti di distacco dall’Inter. Tanti? Troppi? Forse sì, forse no. Il discorso va allargato sulla possibile quota scudetto: il Napoli ha bisogno di un girone di ritorno da 45-46 punti per provare a essere competitivo. I fattori saranno molti, in primis il cammino in Champions dell’Inter e le fatiche che potrebbero farsi sentire dopo un’estate vissuta in America per il Mondiale per Club. L’unica cosa che si può fare è stare lì, mettendo pressione.
Sette, a Mazzocchi che abbassa la testa e corre. Corre per i suoi colori, per i suoi tifosi, per il suo ideale. Non sempre perfetto, tecnicamente discutibile, ma ciò che non può mai essere messo in discussione è la sua volontà di sacrificare ogni goccia di sudore per il Napoli. Stoico, come chi ha il coraggio di dire “basta così, non ho più fame” a pranzo dalla nonna.
Otto, alla meravigliosa arroganza di Vergara. Nessun segnale di timidezza, non c’è rossore sulle sue guance alla prima da titolare, tutt’altro. Vuole il pallone, lo tiene a volte anche più del dovuto, ma trova sempre la soluzione giusta per scaricarlo con una qualità che va monitorata. Ha fatto tanta strada, gioca un pallone di strada, istintivo e senza troppi calcoli. Come in C’era una volta in America: “Te la porterai dietro tutta la vita, tu, la puzza della strada. A me piace moltissimo la puzza della strada: mi fa sentire bene, mi si aprono i polmoni quando la sento”.
Nove, teste nuove, le aveva definite Conte. Poi quelle teste sono diventate, in alcuni casi, dei rebus irrisolti, in altri archiviati senza nemmeno provarci più di tanto, come dei flop. È la storia di Lucca, di 35 milioni mal spesi, ma in fondo pure dello stesso Lang, a cui ormai viene preferito puntualmente Elmas. Per non parlare di Gutierrez, che non s’è proprio visto nelle ultime tre di campionato. Conte, attraverso Stellini, chiede giocatori nuovi, ma possibile che non si potessero sfruttare meglio quelli che c’erano? Di quel mercato estivo, qualcuno dovrà, prima o poi, rispondere.
Dieci, all’uomo partita, che tiene a galla un Napoli più in bilico di una goccia di pioggia appiccicata a una pala eolica. Dopo tre anni e mezzo, Lobotka torna al gol, quasi a celebrare l’anniversario dei sei anni d’azzurro. Anni in cui, dopo il periodo complicato vissuto con Gattuso, ha regnato lì in mezzo col piglio dei geni del pallone, di quelli che ne comprendono le dinamiche molto prima di chiunque altro. L’intelligenza calcistica di Stan va protetta, salvaguardata, custodita per essere tramandata ai posteri. È un sassolino lanciato in fondo al mare. Che resta lì, come una certezza da accarezzare nei momenti di paura. Non si cancella ciò che non puoi dimenticare.