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Da 0 a 10: l’urlo ‘Indegni’ strozzato, il solito catorcio Lukaku, la nuova porcheria arbitrale e il rimpianto a vita di Conte

di Arturo Minervini

Zero a questo ennesimo arbitraggio che è un pugno nello stomaco, un Male necessario che ci è stato imposto in questa stagione. Colombo Opera in silenzio, ma finisce per far perdere la testa agli azzurri con una gestione degli episodi sempre discutibile. Buongiorno viene spinto a due mani sull’azione che porta all’angolo del gol veronese. Ma come si fa? Come si può? Rocchi dall’alto osserva, pare di vedere Avvoltoi pronti a nutrirsi di una preda che è diventata tra le preferite. Quando finirà questo schifo? 

Uno il segnale che Vergara lancia a Conte. Politano affonda, resta attardato dopo lo scatto e Vergara, praticamente in automatico, abbassa la testa e va a coprire la fascia. Quasi a dire ‘Le cose che non sai di me’ sono tante, che non sono solo talento, Prima che parli sono già lì ad assecondare la tua Ossessione di mantenere gli equilibri. 

Due partite di sera, da Animali notturni. Due volte di venerdì, una volta addirittura alle 18.30 come se il lavoro fosse un optional. Et Voilà, il calcio del che bello è sostenerti la domenica alle 3 che si sgretola dinanzi alla necessità delle tv e di frazionare ogni evento per i siti di scommesse. L’Italia Starter pack dell’uccisione di uno sport di massa, arrivato ai minimi storici col Copenaghen che elimina il Napoli e la finalista Inter affossata da un Bodo Glimt qualunque. 

Tre punti, che non arrivano al termine di una Magica Favola, ma che pesano come un macigno. Su quel che sarà, su quel che è, sullo spirito che si fa più leggero, sulla mente che può accantonare per un po’ i cattivi pensieri su questa Stupida sfortuna che ti insegue dall’estate, a partire dal 14 agosto maledetto con l’infortunio di Big Rom e tutti quelli che son venuti dopo. A volte non serve mangiare nei ristoranti stellati, basta un panino con la mortadella per essere soddisfatti. La felicità e basta. 

Quattro posti Champions ed una bagarre assoluta ed una prestazione che non è certo entusiasmante. Inutile, però, star qui a fare ‘Ai Ai’, a lanciare strali e quasi gioire sull’Uomo che cade. Il Napoli è ferito, forse stremato, consumato da una stagione complicata, farraginosa nella gestione e nelle evoluzioni del fato. Prima o poi scopriremo cosa non ha funzionato, cosa ha portato i muscoli e il cervello a uno stato di tensione sempre prossimo alla rottura. Ora, però, bisogna pensare solo all’obiettivo. 

Cinque a Spinazzola, che spesso va più veloce col pensiero che col fisico. Si ficca in un Labirinto, quando servirebbe invece essere più lucidi e pensare di essere più cinici e meno Romantici. Ogni volta che non so volare, bisognerebbe avere almeno la lucidità di provare a camminare a piccoli passi. Alla fine, anche quelli ti portano a destinazione. Accelerato. 

Sei e mezzo a Billy, Naturale sostituto di Lobotka che a Verona fa meglio di Lobotka (non è mai semplice). Sei tu, Gilmour, l’uomo che può far cambiare passo alla mediana? A Verona la risposta pare essere Per sempre sì. Aggressivo, dinamico, fastidioso tra le linee, ci mette quella roba che era mancata fino a prima del suo ingresso. Un altro recupero importante, in questo Napoli che lascia per strada cerotti, come le molliche di Pollicino, per ritrovare la strada di casa. 

Sette mesi senza il vero Lukaku, quasi cinque senza De Bruyne, quasi quattro senza Anguissa e almeno tre mesi senza Neres, su cui Conte scherza “Manca dal 1921”. 'Dare ‘il meglio di me’ è un concetto sempre relativo, non è certo oggettivo. Antonio lo sa bene, è il primo a non essere soddisfatto, ma dentro si porta un rimpianto che gli peserà nel petto per tutta la vita: non aver potuto difendere quello scudetto, che porta orgoglioso sul petto, avendo a disposizione tutti gli uomini migliori.  

Otto vittorie in trasferta con buona pace di chi pare nutrirsi delle difficoltà del Napoli: ma che fastidio! Stella stellina lo sappiamo che avevi il messaggio già scritto, pronto a schiacciare il tasto ‘Invio’ al fischio finale col testo classico con due varianti: ‘VERGOGNA’ o ‘INDEGNI’. Questo atteggiamento tossico, tipico ci questa piazza, sempre più snob, sempre più legata ai vaneggiamenti di profeti da strapazzo del bel calcio. Il pallone è una cosa semplice, l’avete avvelenata con tutte queste pippe mentali. Di una vittoria al 96’ si GODE E BASTA. Ora e per sempre.

Nove in campionato per Rasmus e devo confessare che Tu mi piaci tanto. Vero, non gioca la sua miglior partita, ma quel colpo di testa ricorda il testo di certe Poesie clandestine, meravigliose visioni di chi ha nel dna qualcosa di speciale, diverso, destinato alla grandezza. Hojlund è un progetto ancora tutto da sviluppare, un viaggio da compiere, un biglietto da acquistare verso una meta paradisiaca. Ed è qui, per rappresentare presente e futuro. Resta con me 

Dieci a Romelu (quello che per molti era un catorcio pure lo scorso anno) che torna al gol 281 giorni dopo aver messo il sigillo allo scudetto con la cavalcata contro il Cagliari. Non è solo un ritorno, è un omaggio, con quel dito che va verso l’infinito. Ti penso sempre, è la dedica silenziosa al padre con quella mano al Cielo. Qui con me di Serena Brancale, è la poesia che va ad accarezzare l’animo di un gigante buono. Che lì in mezzo, quando arriva una palla buona, sa ancora fare la differenza. Bentornato Big Rom. Al tuo essere campione. Al tuo essere UOMO che non dimentica ciò che questa città ha fatto per lui. “Prima di Napoli ero morto” dice a fine gara e Napoli non la dimenticherà questa cosa. 

Sì, ci sono i 30 titoli delle canzoni del Festival di Sanremo...


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