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Da 0 a 10: la posizione ferrea di ADL, lo straziante racconto su Conte, l’incredibile colpaccio low cost e la bugia insopportabile

di Arturo Minervini

Zero a quest’aria di bufera, sempre e comunque. Conte è un personaggio divisivo, al punto da creare dei partiti agli antipodi. C’è chi lo adora come il feticcio della religione dei risultatisti, chi gli attribuisce le colpe anche dell’aumento della benzina. Come sempre, basterebbe ricercare nel mezzo la verità, senza lasciarsi offuscare dalla propria idea. In molti, troppi, sembrano essere più affezionati alle proprie idee che al bene del Napoli. “Vabbè, continuiamo così, facciamoci del male”

Uno il gol su cui Milinkovic poteva fare di più, perché la respinta prima della girata di Rowe contraddice le nozioni basilari del manuale del portiere. In generale, c’è una precarietà sempre meno latente che avvolge l’aura di Vanja, il grande sospetto che quei soldi, e quel trattamento riservato a Meret, siano stati una scelta viziata da un atto di estrema cocciutaggine di Conte. La domanda che ripropongo è sempre la stessa: Ne è valsa la pena? A mio parere, no. 

Due errori grossolani ed un gol: questo il bilancio non certo positivo di capitan Di Lorenzo. Un prima mezz’ora da incubo per Giovanni, che è la risposta plastica a quelli che dicono ‘Il Napoli ora è al completo’. Una cazzata gigantesca, per un semplice fatto: un conto è tornare a disposizione, altro è tornare in forma. Anguissa è sparito da mesi, mancavano Lukaku, De Bruyne, David Neres, lo stesso Vergara. “Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza" e noi stiamo ancora qui a sognare un reale ritorno di tutti.

Tre anni di contratto per Manna, che De Laurentiis non ha NESSUNA intenzione di liberare ed assume una posizione ferrea. Si scriverà della Roma, che offre molti più soldi al diesse, ma la posizione del Napoli è chiara: Aurelio vuole 10 milioni per liberarlo. E fa bene, perché Manna dovrebbe essere pure un pochino grato a chi l’ha, di fatto, inventato in un ruolo che non aveva mai fatto prima. Purtroppo la gratitudine continua ad essere il sentimento del giorno prima…

Quattro punti di sutura e De Bruyne salta il Bologna. Il Napoli nel breve comunicato scrive di ferita lacero-contusa all'arcata sopracciliare, Conte parla di zigomo. Sono dettagli, per carità, che racconta un piccolo corto circuito sul piano della comunicazione, questa inspiegabile tendenza a tenere tutto nascosto, celato, lascia sempre la porta aperta. Tra i consigli per la prossima stagione ci sarebbe un bel corso da seguire presso Frank di Ricomincio da Tre: "Cioè, ma quale parola..?" - "eh... la parola che.... ma quale parola Frankie?" - "La parola in senso di dialogo!" "Esatto, nel senso di dialogo; oggi parlamm poco. Ce steva San Francesco che parlava cull'animale, e nuje manco cristian'e cristian riuscimme a parlà!...Nun è vero Frankie?". 

Cinque punti in cinque gare dopo averne vinte cinque di fila. Come spiegarlo? La verità va forse ricercata in una frase di Conte: “Io lotto o per il primo o per il secondo posto”. In maniera consapevole o meno, la squadra ad un certo punto si è resa conto di non poter più raggiungere l’Inter ed ha mollato. Si è lasciata andare via come Zarrillo dopo i ‘cinque giorni che ti ho persa’. A’ cervella è ‘na sfoglia e’ cipolla.

Sei punti in palio e tre da conquistare per guadagnarsi la Champions. A Pisa bisognerà necessariamente chiudere il discorso, per evitare di riaffrontare vecchi fantasmi, per non regalare una settimana di isteria collettiva ad una tifoseria già sull’orlo di una crisi di nervi. Sopravvivere a sette giorni di vocali, processi e “io l’avevo detto” inviati pure dalla zia nel gruppo di famiglia sarebbe estenuante. 

Sette al povero Rasmus, più spremuto di SpongeBob schiacciato da una pressa meccanica. Hojlund è davvero eroico, in una stagione che l’ha visto combattere spesso da solo, senza avere praticamente mai un ricambio o un attimo di sosta. L’assist per Alisson è da giocatore di basket, col pallone già pronto per essere calciato in porta. Sono convinto che ci sia un potenziale ancora tutto da esplorare in questo ragazzo danese, margini di miglioramento pazzeschi, una potenzialità ancora tutta da scoprire, una caverna buia che nasconde degli affreschi dal valore inestimabile. Servirebbe, però, un gioco che faccia luce in quelle parti ancora buie. 

Otto sconfitte in campionato: intollerabile per una squadra di Conte. Questo sarà uno dei primi numeri con cui confrontarsi, una materia scottante per la squadra con le ambizioni del Napoli. Qui non è questione di ‘non perderla se non la si può vincere’, ma c’è forse da chiedersi cosa si è fatto per provare a vincerla. Quei cambi, gridano onestamente vendetta. C’è un confine sottile tra prudenza e paura su cui il Napoli ha danzato troppe volte, finendo per cadere sempre dal lato della paura. 

Nove all’impatto di Alisson Santos, una roba onestamente imprevedibile. Arrivato con poche aspettative, con qualche bocciatura preventiva da parte di chi giudica i libri dalle copertine, ha stupito tutti con questa sua meravigliosa incoscienza calcistica. Feroce nella sua volontà di aggredire l’area avversaria, primordiale nell’istinto di superare l’avversario con lo sprint bruciante, sorprendentemente lucido quando si è trovato dinanzi al portiere. Ha segnato 4 gol partendo solo 7 volte da titolare, segnando un gol ogni 186’ giocati. Un vento di novità. Come quello cantato da De Gregori: “Passa la tramontana e canta una canzone, dentro quella canzone ci sta il tuo nome”.

Dieci a chi vuole costruire e non solo distruggere. Un antico proverbio giapponese dice: “La pioggia cade ed il terreno si indurisce”. E queste batoste possono essere l’insegnamento per rendere il nostro terreno più duro, la nostra struttura più compatta. Il futuro va troppo di fretta per non iniziare a pensarci da subito, ecco perché bisogna assolutamente vincere a Pisa e poi guardarsi negli occhi, dirsi tutto quel che c’è da dire, e poi capire se ci sarà ancora un ‘Again’ da raccontare.


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