Da 0 a 10: le accuse shock a De Bruyne, la tragica verità su Conte e l'atroce dubbio di ADL e lo stato comatoso del nostro calcio
Premessa: questa edizione di Da 0 a 10 andrà online in versione ridotta, perché con partite del genere sta diventando davvero difficile. Spero di avere la vostra comprensione. Arturo.
Zero le emozioni di un pomeriggio più avaro del personaggio di Molière per cui ‘Dare’ è parola così odiosa. Bisognerebbe rifletterci, tutti quanti, sulla direzione che sta prendendo il nostro calcio, così lontano da ciò che accade altrove, così ancorato a certi principi che sembrano ormai appartenere ai discorsi di chi metteva la terra al centro dell’universo anche dopo l’opera di Copernico. La Serie A mi ricorda quella roba lì: siamo stati il riferimento, ora siamo così marginali nel sistema.
Uno lo scossone del tipo che stai dormendo da 84’ e all’improvviso senti un rumore, un segno di vita, come le aragoste di Lino Banfi nel Bar dello Sport che prendono la scossa. Politano si ricorda che lo scopo del gioco, in teoria, sarebbe quello di scaraventare quel pallone in fondo alla rete. Ci siamo tutti guardati in faccia con sgomento, quando Matteo ha provato quel tiro che si è stampato sul legno. Avevamo forse perso le speranze, che amarezza.
Due pal*e. Forse questo articolo sarebbe dovuto finire così, perché non è che ci sia molto altro per raccontare la partita vista al Sinigaglia.
Tre gare alla fine fine e poi un futuro che attende, come i gatti che fuori ai cancelli cercano conforto e risposte. Che Napoli sarà? Quale la direzione? L’idea sembra chiara: un’inversione, quasi ad U, tornando sui vecchi principi, sulla filosofia che tende a seminare e non a comprare alberi già maturi.
Quattro la differenza reti del Napoli in trasferta: 22 gol fatti, 18 subiti. Giusto per darvi qualche riferimento: l’Inter è a +17, il Milan a +15. Chiaro è che questo scudetto gli azzurri l’abbiano perso lontano dal Maradona, con tante certezze perse rispetto allo scorso anno e un’identità di gioco troppo ondivaga per dare risultati con continuità. Come cantava Ernesto a Foria nel capolavoro 'E Fravole: “Luntano 'a Napule nun se po' sta”. Mal di trasferta costante.
Cinque a Lobotka, stranamente incapace di anticipare l’evolversi del gioco e, anzi, puntualmente in ritardo sulle situazioni in mezzo al traffico in mediana. Le difficoltà di Stan sono l’emblema di una squadra che offre poche soluzioni ai portatori di palla.
Sei come i 60’ in campo di De Bruyne, che faranno discutere, che daranno spazio a molte voci, non tutte capaci di cogliere l’essenza della questione. Caravaggio avrebbe mai dipinto le Sette Opere della Misericordia se l’avessero destinato alla pulizia dei pennelli? Che cosa può dare Kevin, in un sistema in cui non c’è al momento nessuno spazio per il suo modo di disegnare calcio? Piccolo inciso: al momento della sostituzione, De Bruyne era il terzo calciatore con più chilometri percorsi dell'intera partita.
Sette allo zampone di Rrahmani, che sarà un caso ma quando c’è lui in campo il Napoli inizia a non prendere gol. Tornato da due gare, la porta è rimasta inviolata con lui che si immola sulla linea di porta per stoppare la conclusione di Douvikas. Come si dice a Napoli: Amir è la chiave dell’acqua.
Otto punti, il Como resta a otto punti. Il piano di Conte era questo, palesatosi con la prudenza di chi non ha alcuna intenzione di scoprirsi. E su questo nessuno gli può dire nulla: se c’è da raggiungere un obiettivo, alla fine in qualche modo lo raggiunge. Machiavelli gli spiccia casa a Tonino: per lui il fine giustifica sempre i mezzi.
Nove come un centravanti che tocca il pallone solo due volte in area di rigore avversaria. Ora, che gli vogliamo dire a Hojlund? Come li dovrebbe costruire questi gol? In che modo? Su quale struttura dovrebbe andare a ricercarli? La fase offensiva del Napoli in questa stagione, soprattutto nella seconda parte, è divenuta stagnante, desolante come un deserto senza manco i miraggi.
Dieci a chi ha la risposta a questo dilemma, a quelli che hanno in tasca la verità assoluta su Conte, i risultati, sul gioco da fare, da non fare, sulle strade da prendere e quelle da non imboccare più. Parliamoci chiaro: con Conte sei quasi sicuro di arrivare primo o secondo, rinuncereste voi a questa certezza per l’ignoto? Che tipi di persone siete? Uomini d’amore o uomini di libertà? Preferite la doccia o la vasca da bagno? Preferite l’abbraccio della comunità o la solitudine per non essere scocciati? Vi ascolto, in qualche modo fatemi sapere il vostro pensiero. Io, alla fine, Conte proverei a tenermelo. Perché so cosa vorrebbe dire lasciarlo andare.