Il Napoli ha un enorme problema: l'attacco di Conte è lento e improduttivo
Ieri contro la Lazio si è palesato per l’ennesima volta il problema principale del Napoli: un attacco sterile. Appena 48 i gol fatti in 33 giornate (1,47 a partita), solo una volta dal 2010/11 gli azzurri avevano avuto una media così bassa: 1,45 reti per gara nel 2023/24. Maurizio Sarri al Maradona è stato l’ultimo di una lunga serie di allenatori che hanno mandato in crisi la formazione di Antonio Conte con due mosse: blocco basso o medio-basso e linee centrali chiuse ermeticamente.
Quando il Piano B non esiste:
Quando viene oscurata la linea verticale su Hojlund e sui trequartisti, ecco che il Napoli diventa innocuo. La squadra dà l'impressione di non avere soluzioni alternative in sviluppo: l'unica risposta al muro avversario è accettare passivamente di andare sugli esterni e crossare nel vuoto, senza un'idea precisa. Solo 4/36 cross riusciti contro i biancocelesti. E quando manca l’episodio da palla inattiva o il guizzo di un singolo, il possesso scolastico del Napoli non produce quasi mai occasioni pericolose.
I numeri allarmanti di una manovra di gioco inconcludente:
Sebbene sia la terza squadra per possesso palla medio (58,6%), il Napoli in questa Serie A è settimo per gol attesi (xG) e ottavo per numero di tiri totali. La manovra, quindi, è a dir poco inefficace, improduttiva, prevedibile, lenta. Il 15% dei passaggi è all’indietro: è il quarto peggior dato del campionato. Inoltre, la squadra di Conte è quella che in media impiega più tempo a guadagnare campo in verticale - come dimostra il parametro del direct speed - e con il più alto numero di passaggi per ogni sequenza di possesso (4,51). Insomma, si tiene sì la palla, ma la manovra è molto orizzontale e si entra di rado in zone pericolose: il Napoli non a caso è settimo per tocchi in area avversaria.
Tanti interrogativi e scelte che non tornano:
A questo quadro già preoccupante si aggiunge una gestione delle risorse che lascia perplessi. L’esperimento Fab Four continua a non convincere, eppure - così come a inizio anno rimaneva fuori David Neres - ora si tiene in panchina il calciatore offensivamente più incisivo, Alisson Santos, in nome di un irriconoscibile Anguissa. De Bruyne, poi, continua ad apparire avulso dal contesto tattico. Ancora, il centravanti Hojlund raramente viene messo in condizione di battere a rete o quantomeno di calciare verso la porta: è il 29esimo giocatore della Serie A per numero di tiri. Alla fine del secondo anno, i meriti di Antonio Conte sono tanti. Allo stesso tempo, ignorare l’enorme problema offensivo significherebbe non vedere l’elefante nella stanza.