Le cinque parole pronunciate da Aureliano che hanno distrutto il Var
“Per me non è rigore”. Cinque parole che, pronunciate davanti a milioni di telespettatori, non sono soltanto una valutazione tecnica. Sono un manifesto. E, in questo caso, un manifesto che mina dalle fondamenta il senso stesso del Var. Perché il Var non nasce per sostituire l’arbitro con un secondo arbitro davanti a uno schermo. Non nasce per introdurre una nuova interpretazione soggettiva. Nasce con un obiettivo preciso, scritto nero su bianco nel Protocollo: intervenire esclusivamente in presenza di un “chiaro ed evidente errore”.
Chiaro. Evidente. Non “discutibile”. Non “interpretabile”. Non “secondo me”. Quando Aureliano pronuncia quel “per me non è rigore”, compie uno scivolamento pericoloso: trasforma uno strumento oggettivo in un’opinione personale. E lì il sistema si incrina. Perché se il Var interviene sulla base di ciò che “pensa”, allora non è più un correttore di errori macroscopici, ma diventa un secondo livello di discrezionalità.