Sarri contro Checco Zalone: "Addio al posto fisso!"
“Cosa voglio fare da grande? Il posto fisso”. Così rispondeva un Checco Zalone versione baby nella fortunata pellicola “Quo Vado”, situazione che pare spesso ricordare il pensiero di alcuni calciatori, restii a lottare per un posto sul terreno di gioco e sempre pronti a sbuffare quando c’è da sudare e competere per avere una maglia da titolare.
I titolarissimi: una necessità più che una scelta. Lo scorso anno era tornato in voga il termine coniato da Mazzarri sui titolarissimi, ovvero il gruppo di undici inamovibili che partivano sempre dal primo minuto nelle gare di campionato. Decisione che per la prima parte di stagione è stata il punto di forza del Napoli versione Sarri 1.0, ma che nella seconda parte di campionato è stata al tempo stesso uno dei motivi, se non il principale, del calo azzurro. La scelta del tecnico, analizzando adesso a mente fredda, era stata probabilmente più una necessità che una manifestazione di libero pensiero: mancando le alternative si è preferito puntare su quelli che non abbassavano il tasso tecnico tattico del Napoli.
Addio al posto fisso, con buona pace degli estimatori della teoria dei titolatissimi e dell’ossessione di Checco Zalone. Il nuovo Napoli parte da un concetto totalmente differente, per certi versi quasi innovativo nel Napoli di Aurelio De Laurentiis. Mai, infatti, c’era stata tanta qualità generale e tanta competizione per una maglia da titolare. Emblematica la situazione nel ruolo di centravanti, dove Milik e Gabbiadini si giocheranno le loro possibilità di settimana in settimana. Uno stimolo sul piano atletico e fisico per i due attaccanti, che Sarri utilizzerà a seconda dell’avversario e della condizione. Lo stesso si dica per Insigne, degradato dal ruolo di intoccabile dopo il grande avvio di Mertens. Anche Lorenzo dovrà sudare e dare il massimo per poter tornare un titolare. Competizione che sarà accesissima anche in mediana, dove Zielinski già attenta ad una maglia da titolare dopo gli splendidi spezzoni di gara a Pescara e contro il Milan.
Insomma, inutile ripetere il solito elenco, quello che è importante annotare è la rivoluzione ideologica da una stagione all’altra. In azzurro il “posto fisso” è ormai animale in via di estinzione. Si chiama competitività. É il segreto per lottare per obiettivi sempre più prestigiosi.