Una Champions mortificante: i limiti di Conte e la disastrosa gestione della rosa
L'ultima partita, seppur generosissima e ben giocata, non cambia i giudizi sul percorso. Il Napoli ieri ha chiuso una Champions che da tempo si può definire mortificante. Senza dubbio la peggiore di sempre. Anche entrare nelle 24 in extremis non avrebbe sovvertito i commenti e tantomeno nascosto le criticità emerse nella gestione di Antonio Conte che era chiamato proprio a dissipare i dubbi sulla difficoltà atavica nel gestire la rosa sul doppio impegno e che invece sono riemersi più evidenti che mai. La statistica ora lo testimonia: nel XXI secolo solo due volte la squadra campione d'Italia non ha superato la prima fase Champions, entrambe le volte con Antonio Conte alla guida (Juventus 2013-14 e Napoli 2025-26)
Non si può ridurre neanche tutto ai due punti persi (in maniera gravissima!) a Copenaghen. Sì, difendendo un uomo ed un gol di vantaggio almeno l'obiettivo stra-minimo l'avrebbe raggiunto. Ad aggravare il giudizio sul cammino europeo sono però i risultati anche precedenti quando certo l'emergenza non c'era o non era a questo livello e la squadra comunque arrancava e rimediava lezioni tra Lisbona e soprattutto Eindhoven. Umiliazioni che non sono arrivate neanche quando il Napoli era di un livello inferiore e neofita di questa competizione.
Facciamo anche chiarezza sulla narrazione creata dai contiani con i paraocchi sparsi qua e là. L'obiettivo del Napoli erano gli ottavi di finale (11mln di premio Uefa a cui aggiungere market pool e botteghino). Certo, difficile arrivarci direttamente e quindi poteva/doveva esserci il passaggio dai play-off (1mln di premio Uefa), un'ancora di salvataggio per tenere vive quasi tutte le squadre 'vere' all'interno della competizione. Al Napoli, nonostante il calendario in discesa, era chiesto un buon piazzamento per provare ad avere un accoppiamento play-off non impossibile per accedere al suo obiettivo reale. Ed invece 30esimo con appena 8 punti e la certezza di non avere status europeo tantomeno di aver creato una struttura di rotazioni da doppio impegno e qui arriviamo al lato più fallimentare anche dal punto di vista societario.
L'emergenza infortuni non piove dal cielo e non è (solo) sfortuna. Nonostante un mercato indirizzato dal tecnico e finalizzato proprio ad allargare la rosa per fronteggiare al meglio il doppio impegno, Conte anche quando al completo s'è affidato più o meno agli stessi. Il blocco attuale di 14-15 giocatori era tale anche a settembre, ottobre e novembre quando le scelte sulla carta erano tante. Anche Neres, ora rimpianto, inizia con 9 panchine fuori. Ancora oggi è fuori Beukema che, certamente può aver convinto meno o per niente, ma sarebbe utile (come Olivera da braccetto, altro esempio) per ruotare ulteriormente ed evitare altri problemi (visto il calo di Juan Jesus? a 35 anni può continuare a giocarle tutte? Se dovesse avere un risentimento, come Rrahmani dopo 17 gare di fila, sarebbe sfortuna?). Nelle prime gare di Champions (ed anche di campionato, dunque) dicevamo delle panchine di Neres, fino allo stop di Politano super-spremuto. Gilmour, ora rimpianto, mai impiegato fino allo stop di Lobotka, per poi ritrovarsi improvvisamente a giocarle tutte per l'assenza del compagno, e così via. Paradigmatico anche l'inserimento di Vergara solo quando è stato impossibile spremere ulteriormente Politano una volta perso Neres (lì sì che è sfortuna, chiaramente). In un calcio di duelli, intensità, corse lunghe e partite sempre sul filo come quello di Conte è impossibile una gestione alla Sarri, addirittura per giocatori ultra-trentenni e spesso per mesi non facendo neanche tutti i cambi.
La gestione della rosa dunque è il lato più negativo del secondo anno di Antonio Conte ed uno dei motivi che probabilmente gli hanno precluso la permanenza sulla panchina dei top club assoluti che puntano a tutti i fronti con un turnover continuo. A differenza di quanto fatto da altri tecnici passati da queste parti come Spalletti e Benitez ("alla quarta gara di fila il rischio infortuni aumenta del 40%"), anche con meno materiale, le scelte del tecnico del Napoli hanno acuito i dubbi sulla sua capacità di fronteggiare il doppio impegno. A breve potrà contare però spesso sulla settimana tipo: potrà incidere con la sua capacità di proporre un gioco codificato, studiato nei dettagli e che per forza di cose ha bisogno di un gruppo ristretto di giocatori con quegli automatismi mandati giù a memoria ed una sola partita per essere aggressivi al 101%. Uno stile che ben si sposa con il campionato. Poco o nulla col doppio impegno fondamentale per la società. Ora però conta solo arrivare nelle prime quattro per evitare che il fallimento europeo diventi stagionale e finisca per condizionare economicamente anche i prossimi anni.