Dagli ex la conferma: Mazzarri in questo Napoli è più importante di Cavani! Benitez ok per un nuovo ciclo, ma guai a commettere l'errore di Moratti
"Venisse qualcun altro a fare quello che ho fatto io". Questa frase che Walter Mazzarri ha confidato ad alcuni amici spiega meglio di quasiasi altra dichiarazione a telecamere accese l'umore del tecnico del Napoli negli ultimi giorni. Stanco e teso, l'allenatore toscano ha dato l'impressione di non essersi goduto nemmeno la conquista del secondo posto. "Abbiamo fatto un disastro", ha commentato ironicamente (riferimento a chi chiedeva lo Scudetto) dopo la conquista matematica della Champions League. Segni tangibili che per lui la misura è piena e che è giunta l'ora di andare via
Voglia di respirare aria nuova molto più importante delle motivazioni economiche. Più importante addirittura del progetto (Inter e Roma sono due spanne dietro agli azzurri...). Ieri nella cena di fine anno l'ennesima conferma: De Laurentiis s'è seduto al suo fianco con la speranza di strappare al suo tecnico una promessa tra un brindisi e l'altro, ma anche il presidente nelle dichiarazioni in nottata ha fatto capire di averci perso le speranze. Indizi disseminati a destra e a manca che portano a una certezza: Walter Mazzarri lascerà il Napoli dopo l'ultima gara di campionato. L'allenatore di San Vincenzo spera ancora in una chiamata dell'Inter, ma è il progetto Roma quello pronto ad accoglierlo fino da subito e che, alla fine, accetterà.
Saluti e baci che non verranno dati a cuor leggero per quello che ha fatto in questi quattro anni. E qui torniamo alla domanda iniziale: si poteva fare meglio rispetto a Mazzarri? Difficile, molto difficile. Il suo lavoro è stato preziosissimo e la conferma - per chi è ancora convinto che in questi anni col parco giocatori a disposizione si potesse arrivare più in alto - arriva da chi è andato via. Senza tornare indietro ai vari Pazienza (riserva al Bologna) e Victor Ruiz (non gioca titolare nel Valencia da marzo), limitiamoci ad alcune delle cessioni più significative dell'ultimo anno. Inevitabile partire da Ezequiel Lavezzi, lo 'spacca-difese' da cui - in teoria - dipendeva il gioco del Napoli. Il Psg ha vinto la Ligue 1, ma lui ha messo a segno solo tre reti in campionato. Segno che il problema dell'argentino col gol è ormai atavico e non più risolvibile. "Al Napoli giocavo meglio rispetto a qui", ha detto lo stesso Pocho in una recente intervista.
Cosa aggiungere? Meglio passare a un altro protagonista: Walter Gargano. E' andato a Milano per fare un passo avanti nella sua carriera e, invece, s'è trovato a doverne fare due indietro. A Napoli era considerato indispensabile per fare filtro in mezzo al campo, a San Siro - prima dell'infortunio - ha dovuto fare i conti con i fischi dei tifosi dell'Inter stufi dei troppi passaggi errati. Infine, ecco Dossena e Aronica: la stagione del Palermo è sotto gli occhi di tutti, così come il loro rendimento. Il primo dopo l'iniziale fiducia ha dovuto spesso e volentieri cedere il posto da titolare a Garcia, il secondo è stato protagonista in area di rigore di diversi episodi che hanno condizionato la seconda parte di stagione rosanero.
Insomma, per tutti un minimo comunque denominatore: il loro rendimento al Napoli è stato di gran lunga superiore rispetto a quello messo in mostra in altre piazze. Fattore che non può essere certo frutto della casualità, ma merito di un tecnico che in questi anni grazie a un gioco rodato e meccanismi oliati alla perfezione ha permesso a tutti i suoi giocatori di esprimersi oltre ogni più rosea aspettativa. E' stato lui l'uomo in più in questi quattro anni, ancor più di Cavani che proprio grazie a Mazzarri ha trovato una clamorosa consacrazione (anche in questo caso abissale la differenza di rendimento rispetto alle gare con la Nazionale).
Dopo, quindi, aver ribadito un grazie sincero all'attuale allenatore per il Napoli sarà l'ora di voltare pagina. Tanti i nomi circolati in questi giorni, dall'estero le piste più concrete. La prima porta a Roberto Di Matteo, allenatore libero da vincoli contrattuali dopo la Champions vinta col Chelsea. La seconda a Rafael Benitez, manager che tra pochi giorni entrerà a pieno titolo nella schiera degli allenatori silurati da Abramovich.
Senza nulla togliere a Di Matteo che lo scorso - con non poca sorpresa e tanta fortuna - ha conquistato la Champions League, il manager spagnolo sembra tecnico di ben altra caratura internazionale. I cinque trofei internzionali conquistati (l'ultimo ieri sera) parlano per lui, così come le esaltanti avventure con Valencia e Liverpool. Oltre ogni più rosea aspettativa anche il cammino al Chelsea, nonostante sia stato osteggiato da club (tecnico ad interim sulla distinta, un tocco di classe...) e dai tifosi che in una gara si e nell'altra pure facevano nomi di altri allenatori.
All'Inter l'unica nota stonata. Le remore dei tifosi del Napoli quando si parla di lui partono tutte da lì. Eppure anche in quel caso ci si dimentica di sottolineare come sono andati i fatti, di scovare i perché di quella disastrosa avventura in nerazzurro che rappresenta un passaggio a vuoto una carriera straordinaria.
E' giusto, quindi, fare un passo indietro. Mourinho vince il triplete e va via. Moratti lo chiama per dar via a un nuovo ciclo, ma le parole non si tramuteranno mai in fatti. E' l'estate del 2010 e l'Inter non acquista nemmeno uno dei calciatori chiesti dello spagnolo. Benitez vuole realmente dar vita a un nuovo ciclo, la società meno ed evita di cedere tutti quei senatori che di fatto il meglio lo avevano già dato. E' così che la sua avventura all'Inter si conclude il 23 dicembre dello stesso anno. Nei mesi successivi Benitez non ha mai smesso di evidenziare come all'Inter non si abbia il coraggio di voltare pagina e anche questa stagione gli ha dato ragione: nono posto in campionato e squadra peggiore degli ultimi dieci anni.
Ripartire da Benitez, insomma, vorrebbe dire ripartire da un maestro di calcio. Un allenatore non aziendalista che avrà precise pretese sul mercato per accettare. Il lato economico non sarà un problema (De Laurentiis ha proposto a Mazzarri anche quattro milioni netti a stagione!). Lo sarebbe, invece, non assecondare le sue richieste. E' lui l'uomo giusto per voltare pagina dopo un ciclo intenso e dispendioso come quello Mazzarri. E' lui il manager ideale da assecondare e seguire per provare a vincere.
Raimondo De Magistris - Vice-direttore di Tuttomercatoweb.com