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La vergogna del "meglio nero che napoletano". Cannavaro, tutti fuori dal campo. Periodo di cambiamento, i tifosi devono sostenere la società

di Massimo Sparnelli

Tutelare Balotelli, in generale i calciatori di colore che giocano nel calcio italiano, oggetti di cori, di offese razziali, in campo e fuori. Un dovere, un obbligo per le Istituzioni del calcio. Ma non basta. La sfera della tolleranza zero verso l’intolleranza va allargata. E una riflessione si impone anche agli organi di informazione, che tendono a fare figli e figliastri nella comunicazione degli episodi. Poche voci infatti si sollevano sui domenicali inviti delle varie tifoserie al Vesuvio di “lavare con il fuoco i napoletani”. Ignoranza, becerume, certo. Come nei casi degli ululati razzisti verso SuperMario, oppure altri atleti di colore, sebbene italiani. Perché non si avverte la stessa aria di condanna sui cori offensivi verso Napoli e il Sud in generale. Non è vittimismo ma semplicemente lo stato delle cose. Che il capitano del Napoli, Paolo Cannavaro, aveva già posto in evidenza qualche settimana fa. Una situazione cronicizzata. Al massimo scatta qualche multa, nessuno si ferma. E poche sono anche le prese di posizione, che dovrebbero portare a gesti forti, concreti, per provare ad anestetizzare la piaga

I tifosi, invece, specie quelli che tifano Napoli, provino a sostenere la società, il presidente De Laurentiis, anche in questo difficile momento di cambiamento, con Mazzarri che ha lasciato e Cavani che è sul varco della porta, con la valigia in mano. L’ultimo avamposto del Sud nel calcio italiano è proprio il Napoli. Con la retrocessione del Palermo, al Meridione resta solo l’ottimo Catania. Poi, solo gli azzurri. E con grandi ambizioni per il futuro, per ostacolare il potere del calcio del centro-nord, che accoglierà anche Sassuolo e Verona nella prossima stagione. Vicini al Napoli, a De Laurentiis, con fiducia. Una fiducia, lo dicono i risultati negli ultimi quattro anni, assolutamente ben riposta.


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