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Chiariello: "Dopo Conte serve un costruttore: l’identikit dell’allenatore del 5° ciclo di ADL"

di Antonio Noto

Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto "Punto Chiaro" ai microfoni di Radio CRC: "Dobbiamo dedicarci all’identikit dell’allenatore del Napoli. “Identikit” cosa vuol dire? Identificare le caratteristiche che servono per un’altra annata importante del Napoli. Io non voglio tornare ai piani di stile leninista che fece De Laurentiis al suo avvento partenopeo. Nel 2004 fu abbastanza evidente che De Laurentiis fece sorridere quando parlò di piani quinquennali, ma spesso De Laurentiis fa sorridere quando dice qualcosa, salvo poi ricredersi e capire che lui ha delle visioni che vanno oltre. Chi non capisce sorride pensando a delle boutade e poi si accorge che invece sono semplicemente pensieri avanti rispetto agli altri. Lui aveva lucidamente tratteggiato un percorso di 15 anni, in tre lustri: il primo era tornare nel calcio che conta, il secondo consolidarsi nel calcio che conta e il terzo diventare competitivi nel calcio che conta, vale a dire la Serie A e l’Europa. Inutile ripetere che ha raggiunto tutti e tre gli obiettivi nei tre cicli suddetti, facendo una crescita esponenziale del monte ricavi, ma soprattutto del monte ingaggi.

I costi sono cresciuti più dei ricavi. Il primo anno di Serie A partimmo con un monte salari da 27 milioni netti. Oggi siamo a un monte salari da 90 milioni netti, cioè più che triplicato, quando i ricavi non si sono triplicati. Ma comunque la crescita del club è avvenuta. Non ha mai parlato del quarto o del quinto ciclo, ma il quarto ciclo si è compiuto con la vittoria, con le vittorie. Ora noi assistiamo a un Napoli che ha fatto lo step in più: non solo si è posizionato stabilmente tra le squadre competitive, ma è diventato grande tra le grandi. Siede allo stesso tavolo, a pari diritto, di Juve, Inter e Milan, pur non avendone la potenza economica. Le potenzialità sono tutte da sfruttare, perché se il quarto ciclo è stato quello che ha portato il Napoli a diventare vincente, il quinto ciclo, per De Laurentiis, dovrebbe essere quello del consolidamento del Napoli a questi livelli. Perché lui nel 2030 vorrebbe che il Napoli si sedesse al tavolo dei grandi con gambe del tavolo molto più solide di quelle attuali. E questo passa attraverso le strutture: stadio e centro sportivo. So che è un discorso sul quale storcete la bocca, so che vi sembra aria fritta, non vedete passi avanti, ma invece qualcosa si muove. È stata individuata l’area del centro sportivo a Monteruscello, è stato individuato l’interlocutore, si sta andando avanti col Comune, c’è una manifestazione di interesse, la procedura si sta avviando. I passi sono lenti, ma bene o male ci si arriva. Sullo stadio è tutto da ragionare e costruire, ma so che De Laurentiis non ha intenzione di abbandonare il tema. Le strutture sono fondamentali. Come ha detto l’ottimo Bianchini, ballano 70-80 milioni solo per un uso corretto dello stadio, al di là della bigliettazione. E questo è ora il posizionamento del Napoli: una squadra grande tra le grandi, l’unica al tavolo di Inter, Milan e Juve pur non avendone i ricavi, il brand, la potenza a livello di marketing, di stadio e di ricavi generali. Eppure il Napoli puntualmente dà le piste a questi club: una volta al Milan, una volta all’Inter, una volta alla Juve, una volta a tutti e tre.

Quest’anno è toccato a Milan e Juve finire dietro di noi, con ogni probabilità. L’anno scorso li abbiamo messi in fila tutti. Tre anni fa pure. Quattro anni fa siamo arrivati terzi dietro le milanesi, ma davanti alla Juve. Quindi oggi, quando si parla delle grandi del campionato, non si dice più solo Inter, Milan e Juve: si dice Inter, Milan, Juve e Napoli, e non esattamente in quest’ordine. Se la Juve ha problemi enormi perché perde la Champions — io non credo ai miracoli dell’ultima giornata, però bisogna parlare sempre al condizionale — sappiamo che le probabilità che la Juve vada in Champions sono ridotte al lumicino. La Juve non può fare i voli pindarici e i sogni di gloria che pensava di poter fare con Allison, Bernardo Silva eccetera. Anzi, Elkann deve di nuovo mettere mano alla tasca pesantemente. Deve magari confermare Spalletti oppure prendere Conte, fare il blitz, vedremo. Dando poteri a Chiellini, che vuole Conte, non lo so. So che lì ogni anno c’è una giostra di dirigenti che vanno e vengono e John Elkann si è dimostrato molto peggio del cugino Andrea. Finché la proprietà è debole nelle idee, nella direzione, nel management — non economicamente — la Juve non sarà mai un problema. Una squadra che oggi gioca con Locatelli, Thuram e McKennie non è una potenza. Noi ci siamo confrontati con Marchisio, Vidal, Pirlo e Pogba: era un’altra Juve. Oggi è una Juve minore e per Spalletti, se rimane, il compito è improbo. Nulla è definito nel calcio, ma non credo che la Juve l’anno prossimo si presenti ai nastri di partenza tra le favorite.

Il Milan? Rimane Allegri? Io penso di sì. Allegri sfrutterà i contatti con Manna e le sirene napoletane per rafforzare la sua posizione al Milan, ma c’è un rinnovo automatico a 6 milioni netti fino al 2028. Difficile che il Milan lo lasci andar via. Ma anche lì c’è una guerra di potere. La presidenza è lontana, Cardinale non incide, non si capisce chi comanda: Furlani sì, Furlani no. Insomma, anche lì, finché la dirigenza non sarà un monolite… Quando c’era Maldini, Maldini ha vinto lo scudetto. Da quando hanno fatto fuori il totem Maldini, che di calcio ne capisce, il Milan si è incartato mani e piedi e non c’è Allegri che tenga. Anche il Milan l’anno prossimo non si presenterà ai nastri di partenza da favorito, a meno che non faccia un mercato fantasmagorico, cosa che allo stato attuale non sembra possibile. 

Poi a volte basta azzeccare un giocatore che ti cambia la vita. A Napoli abbiamo azzeccato McTominay e ci ha cambiato la vita completamente. Sono intuizioni di mercato che cambiano la storia. Non è che abbia vinto solo McTominay, ma è stato fondamentale in questo biennio contiano come giocatore simbolo. Pensiamo a Koopmeiners, oggetto del desiderio del Napoli: grandissimo giocatore dell’Atalanta, vincitore dell’Europa League, considerato uno dei centrocampisti più forti in circolazione. Va alla Juve per 60 milioni. La Juve, per fare spazio a Koopmeiners, si toglie Fagioli, si toglie questo, si toglie quello, vende i migliori giovani per finanziare l’acquisto. Koopmeiners è un flop clamoroso: 60 milioni. Il Napoli blocca Brescianini, poi va a prendere McTominay e Brescianini finisce all’Atalanta. Tutti a criticare la “bottega del torrone”. Mancano le visite mediche? Va bene. Il Napoli prende McTominay a 30 milioni, la metà di Koopmeiners, con un rendimento mostruoso. Ventisette gol in due anni: rendimento eccezionale. Questa è storia. 

Ora che succede? Se Milan e Juve l’anno prossimo hanno grandi difficoltà ai nastri di partenza — la Juve in particolare — e se la Roma sta crescendo perché ha una guida solida, Gasperini, che ha fatto il vuoto attorno a sé e preso in mano il potere, questa è una cosa buona perché vuol dire che c’è unicità di comando. Ma la Roma deve sempre vendere per comprare, perderà qualche pezzo, quindi è difficile che riesca ad alzare tantissimo il livello. Stessa cosa per l’Atalanta: ha già chiuso Ederson al Manchester United per 50 milioni. Sono club che possono far bene, ma difficilmente lotteranno per il titolo. Chi rimane? L’Inter, corazzata assolutamente in auge, con una società fortissima, con Marotta e Ausilio, e anche con poteri forti alle spalle. E il Napoli, che perdendo Conte perde una garanzia, però può giocare meglio, può trovare un allenatore — ed ecco l’identikit — che debba avere le spalle larghe, perché il confronto con Conte sarà impari. Qualunque cosa faccia il nuovo allenatore, anche le capriole: “Ah, con Conte…” Primo, secondo posto e Supercoppa in un biennio. E che gli vuoi dire? Niente. Si giocava male? Le rotazioni? La gestione? Il clima teso? Ha fatto primo posto, secondo posto e Supercoppa. Punto. Pietra tombale. Discorso chiuso.

Per chiunque sarà difficile. Per Sarri doppiamente. Però deve essere un allenatore che sappia valorizzare il patrimonio del Napoli, che possa recuperare Lang e Beukema innanzitutto, che sono costati 60-65 milioni in due, e chissà che anche Lucca non possa rientrare in questo ragionamento da 35 milioni. Il Napoli ha saputo trovare durante la stagione risorse nuove come Vergara e Allison, che vanno valorizzate definitivamente. Deve esplodere anche Rasmus Højlund, perché è un prospetto da plusvalenza da 85 milioni con la clausola fra qualche anno. Può portare altra linfa vitale e tanti gol al Napoli, perché è un giocatore in rampa di lancio nel gotha dei centravanti europei. Serve un allenatore che sia un costruttore di squadra, non un gestore, perché c’è poco da gestire dopo Conte. Questa non è la Juve che dopo tre scudetti ne vince altri cinque con Allegri e uno con Sarri. Qui stiamo parlando di una squadra stanca, un po’ anziana, che ha bisogno anche di rilassarsi mentalmente, perché con Conte “s’attaccano ’o punt’ ’e fierro”, come si dice a Napoli. Bisogna fare come ha fatto Chivu all’Inter: distendere i nervi. La grande forza di Chivu è stata quella di far distendere i nervi e far ritrovare alla squadra serenità e voglia di stare insieme e di giocare. Questo è il primo grande obiettivo. Allora un allenatore come Sarri, un allenatore come Italiano, un allenatore che sappia dare un’identità di gioco, la voglia anche di divertirsi, che non stressi il gruppo come fa Conte — che è una ricetta vincente ma stancante e usurante. Ecco, se prima ci voleva l’elettricista con Conte, adesso ci vuole un antiossidante. Scegliete voi chi può essere".


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