Chiariello: "L'Italia non ha più simboli, ma solo tanti buoni giocatori"
Umberto Chiariello ha parlato a Radio Crc e nel corso del suo consueto editoriale del mattino ha fatto il punto della situazione su alcuni temi legati all'attualità. "Oggi non ci sono simboli, ma ci sono tanti buoni giocatori. Però non c’è il giocatore simbolo. Si spera che lo possa diventare, come lo si definisce, il “nuovo Vieri”: Esposito, che ha vent’anni e può diventare il giocatore generazionale. Si sta facendo largo a suon di prestazioni e gol anche nell’Inter, scavalcando Thuram nelle gerarchie, e vuole farlo anche in Nazionale, superando Retegui.
Mancano i simboli, manca l’identificazione. È stato scelto un CT simbolo come Gattuso, più che bravo, simbolico: cuore, appartenenza, sangue azzurro. Tutta la retorica. Si è scelta la retorica come risposta alla crisi. Basterà questa sera la retorica per portarci al Mondiale? Bisogna essere solidi, non retorici. Ma di certo non c’è un giocatore che fa sognare. Noi non abbiamo giocatori generazionali come l’Inghilterra, la Germania, la Spagna o la Francia. La Francia ha Mbappé, simbolo dei simboli. Il Brasile ha Vinícius, oggi uno dei più forti al mondo. La Spagna ha Yamal come nuovo simbolo. L’Inghilterra ne ha tantissimi: Rice, Foden, Saka, Palmer.
Ha una generazione d’oro. E la generazione d’oro del Belgio cerca di chiudere il suo ciclo, con Lukaku, De Bruyne, Courtois e tanti altri. Noi ci affidiamo a Kean, Tonali, Dimarco, Bastoni: giocatori solidi, di buona esperienza internazionale, ma non simboli. Ma serve davvero il simbolo per amare la maglia azzurra e il nostro Paese?"