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E' il giorno dell'Italia e di una generazione che non l'ha mai vista al Mondiale

di Redazione Tutto Napoli.net

Era il 24 giugno 2014. Al Mondiale in Brasile si giocava Italia-Uruguay, gara decisiva per l'accesso agli ottavi. Mario Balotelli aveva già segnato il suo ultimo gol dieci giorni prima contro l'Inghilterra. Poi un gol di Godín, un morso di Suárez a Chiellini e il sipario. Nessuno sapeva, in quel momento, che sarebbero passati almeno dodici anni prima di rivedere l'Italia a un Mondiale. Stasera, a Bergamo, si gioca per cambiare questa storia. Ma nel frattempo, una generazione intera è cresciuta senza sapere cosa voglia dire tifare gli azzurri in un Mondiale. Per questo non si gioca solo contro l'Irlanda del Nord, ma anche contro i fantasmi di oltre un decennio.

Chi aveva 18 anni nel 2014 oggi ne ha 30

Erano adolescenti, qualcuno era ancora alle medie. Ricordano Balotelli con la maglia numero 9, ricordano il morso di Suárez, ricordano la delusione. Ma di un'Italia agli ottavi, ai quarti, di notti magiche come quella del 2006 non hanno memoria diretta — erano troppo piccoli. Oggi hanno trent'anni, un lavoro, forse una famiglia. E non hanno mai vissuto da adulti l'emozione di seguire la Nazionale in una Coppa del Mondo.

Chi è nato nel 2006 non ha mai visto l'Italia a un Mondiale

Sono i ragazzi di vent'anni o giù di lì. Quando l'Italia alzava la Coppa del Mondo a Berlino il 9 luglio 2006, loro non erano ancora nati, o avevano pochi mesi o anni. Del Mondiale 2010 in Sudafrica — eliminazione ai gironi, tre punti in tre partite — hanno forse qualche flash confuso. Del 2014 ricordano poco e non ci sarebbe molto comunque da ricordare. Del 2018 e del 2022 ricordano solo il silenzio, le facce lunghe, i genitori incollati alla tv con un finale amaro. Non sanno cosa significhi aspettare la partita dell'Italia al Mondiale con la stessa naturalezza con cui si aspetta un turno di Champions.

Chi è nato dopo il 2010 non sa proprio cosa sia

Hanno quindici, quattordici, tredici anni. Per loro il Mondiale è Argentina, Francia, Mbappé, Messi. L'Italia per loro è unicamente finora una squadra di Serie A, quella di Conte, quella che gioca all'Olimpico o al Maradona. Ma l'Italia al Mondiale, quella che porta a fermare il Paese, a cantare le strade, quella non l'hanno mai vissuta. È un racconto dei grandi, quasi una leggenda.

Chi ricorda il 2006 oggi ha almeno 35 anni

Erano ragazzini, ma quel percorso e quella notte del 9 luglio la ricordano benissimo. I rigori contro la Francia, Zidane e la testata a Materazzi, Buffon in ginocchio sul prato di Berlino, Cannavaro che alza la coppa. Quella generazione oggi ha tra i 35 e i 40 anni e porta dentro di sé un'eredità pesante: sa com'era, sa cosa si perduto, sa cosa potrebbe tornare. Ed è quella generazione che stasera guarderà Bergamo con gli occhi lucidi più degli altri. Non per riassaportare la vittoria, ma almeno una partecipazione.

Stasera si gioca per tutti loro

Gattuso lo sa. Lo ha detto chiaramente alla vigilia: "Sento il peso di un intero paese" È una questione di memoria collettiva, di identità, di un Paese che vuole ritrovare un appuntamento che credeva scontato e che invece ha scoperto essere un privilegio. Stasera a Bergamo, qui per leggere la preview, l'Italia gioca per sé stessa. Ma gioca anche per chi ha vent'anni e non sa ancora cosa voglia dire esultare per un gol azzurro a giugno. È ora che lo scopra.


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