Chi è UGP? Fondata e gestita da Rizzetta: ecco la cordata USA interessata al Napoli
Il futuro del Napoli è tornato al centro dell’attenzione nelle ultime ore, tra questioni sportive e scenari societari clamorosi. Da una parte c’è l’ormai imminente addio di Antonio Conte, pronto a salutare il club dopo la sfida contro l’Udinese al Maradona; dall’altra emerge la notizia di una proposta da 2 miliardi di euro avanzata da un consorzio di investitori statunitensi e già rifiutata dal presidente Aurelio De Laurentiis.
Chi c’è dietro il consorzio americano
Secondo quanto riportato da The Athletic, a guidare il gruppo di investitori interessato al Napoli ci sarebbe Underdog Global Partners, realtà con sede a Greenwich, nel Connecticut, fondata e gestita da Matt Rizzetta. Rizzetta è già proprietario del Napoli Basket e principale azionista del Campobasso FC attraverso il family office North Sixth Group. Insieme a lui figurano anche Joseph Greco, Jason Wright e Rebecca Curran Elkins, presenti recentemente a Napoli per proseguire i contatti con il club partenopeo. Tra gli investitori coinvolti ci sarebbe inoltre Ariel Investments, fondo con sede a Chicago che gestisce asset per circa 14 miliardi di dollari e che possiede anche una quota del 16% del Manchester United.
Il progetto: modello polisportivo e nuovo stadio
La missione dichiarata di UGP è quella di investire nello sport costruendo valore economico e sociale attorno ai club. Nel portafoglio della società figurano già realtà come Napoli Basket, Campobasso, Donna Roma e FC Supra du Québec. L’obiettivo del consorzio sarebbe quello di creare a Napoli un progetto in stile Real Madrid, sviluppando una vera polisportiva che unisca calcio e basket sotto un’unica struttura organizzativa. Grande attenzione verrebbe inoltre dedicata al tema infrastrutturale. Tra le idee sul tavolo ci sarebbero la costruzione di una nuova arena per il basket e soprattutto un piano per acquisire e ristrutturare lo Stadio Diego Armando Maradona, attualmente di proprietà del Comune di Napoli. Resta ora da capire se il progetto riuscirà davvero a convincere De Laurentiis a riaprire il dialogo con gli investitori americani dopo il primo rifiuto.