Allegri, da Cagliari: "Qui calcio offensivo e 4-3-1-2. Col tempo è cambiato..."
Il corrispondente da Cagliari del Corriere dello Sport, Giuseppe Amisani, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Partiamo da Allegri e dal suo calcio. Dal 4-3-1-2 del Cagliari ai successi con i grandi club, è un allenatore che si è evoluto o che è rimasto un po’ legato al passato? “Credo che molto dipenda anche dalla rosa che hai a disposizione. Il Milan di quest’anno era particolare: al di là dei giocatori di altissimo livello, come Modric, che puoi sempre schierare senza discussioni, c’erano anche elementi adattati in alcuni ruoli. Prendi Leão: non lo vedo come un giocatore in grado di reggere da solo il peso dell’attacco. Se lo metti in condizioni di ripartire, è devastante - mi ricorda, con le dovute proporzioni, il nostro Suazo dei tempi d’oro: velocissimo, tecnico, imprendibile. Ma quando deve giocare spalle alla porta o in situazioni di duello fisico e gioco aereo, non è il suo contesto ideale. Quindi molto dipende da come costruisci la squadra”.
In questo contesto, Allegri potrebbe rilanciarsi in una piazza come Napoli? “Sì, credo che una piazza come Napoli, per come è strutturata e per l’ambiente che la circonda, possa essere ideale per rilanciare sia le ambizioni dell’allenatore sia quelle del club. Ovviamente serve tempo. Anche al Cagliari, all’inizio, partì con cinque sconfitte consecutive: nessuno si aspettava un percorso del genere, ma poi la squadra cambiò volto e iniziò a giocare bene, divertendo. Non credo che Allegri si sia “arrugginito” o abbia perso entusiasmo: semplicemente ha bisogno della giusta scintilla per ripartire. È in una fase di mezzo della carriera, non più giovanissimo ma nemmeno “vecchio”, e questo lo costringe a stare sempre sul pezzo. Però ha tutte le qualità e la personalità per farlo”.