Allegri-Napoli, Forgione: "ADL ha giocato su due tavoli, Italiano piano B in un caso"
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Qual è la prima cosa da fare per il Napoli del futuro?
"La prima cosa da fare è ufficializzare il nuovo allenatore, perché la cosa sta diventando anche abbastanza problematica. Da lì poi diventa tutto abbastanza lineare, ma in questo momento di lineare c'è poco, perché i problemi non sembrano assolutamente facili da risolvere in casa Milan. Sicuramente si risolveranno e arriveranno a un accordo, però il Napoli deve ufficializzare l'allenatore, perché ne va anche della programmazione. Immaginate se dovesse sorgere un piccolo intoppo e il Napoli dovesse virare su un altro allenatore: cambierebbe un po' tutta la situazione. Credo che partiamo da lì e poi capiamo cosa c'è da fare. È chiaro che la rosa è competitiva, ha bisogno di pochi innesti. La linea della società l'abbiamo capita: non farà grandissime operazioni. Mi sembra di poter dire che grossi sconvolgimenti non ci saranno, e tantomeno ce n'è bisogno, perché è una rosa assolutamente già competitiva che ha bisogno solo di essere ritoccata e modificata in base all'allenatore che ci sarà."
Come leggi la situazione tra Allegri, Italiano e il ritardo dell'ufficializzazione?
"È chiaro che Aurelio De Laurentiis si è giocato due tavoli, perché Allegri, credo, se avesse conseguito la qualificazione in Champions non si sarebbe liberato dal Milan. Invece poi è andata come è andata, ma forse Allegri era anche quasi persuaso che il Milan avrebbe fallito quella qualificazione. Le parole di De Laurentiis la sera di Napoli-Udinese erano chiare. Lui fece capire chiaramente che c'era un accordo con Allegri in base a quello che sarebbe successo nella partita che stava per iniziare a Milano. Col senno di poi lo possiamo dire chiaramente: aveva già preso accordi con Allegri. Italiano sarebbe stato il piano B. Tutto questo poi ha delle ripercussioni, perché ora il Milan ha capito questo gioco, sta facendo un po' di ostruzionismo e tenta di ritardare quanto più possibile l'ufficializzazione di Allegri a Napoli. Anche perché Allegri pare abbia convinto Rabiot a venire e a lasciare il Milan. Sono tutti problemi che vengono a cascata. È una situazione un po' difficile da districare, ma deve assolutamente districarsi, perché il tempo non può passare così in vano."
Cosa rappresenta per te il 2 giugno?
"Per me il 2 giugno significa un passaggio importante e fondamentale, perché il ricambio deve essere assicurato in un Paese democratico e moderno. La monarchia, anche nei Paesi dove ancora regge, non ha più senso: è soltanto una questione di rappresentanza istituzionale. Era necessario all'epoca che lo si facesse quanto prima, perché la monarchia sabauda è stata una monarchia nefasta che ha ampliato, e dal mio punto di vista nei miei studi addirittura generato, il divario Nord-Sud. Il problema è che quello che è venuto dopo non è stato tanto diverso, perché la Repubblica non ha risolto i problemi che erano stati creati in precedenza, e in certi casi li ha anche aggravati. Posso citare semplicemente il caso del Piano Marshall: fabbriche ricostruite al Nord senza considerare il Sud. Sono tutte situazioni che si sono venute a creare dopo, con la Repubblica, e che non hanno certamente risolto i problemi del passato. Certo, meglio la Repubblica che la monarchia, ma tant'è."
Il Napoli ha davvero cambiato idea sul portiere?
"Non c'è dubbio. Credo che l'indicazione sia stata già data da Allegri a De Laurentiis. Mi sembrava anche abbastanza logico. In base a quello che sarebbe stato poi da allenatore, sarebbero dovute cambiare certe gerarchie e anche qualche indirizzo di mercato. In questo caso quello del portiere è il più clamoroso e paradigmatico. L'anno scorso è stato acquistato un portiere a peso d'oro, considerando anche il fatto che in casa c'era già un portiere che aveva vinto due scudetti. Dopo un anno probabilmente questo portiere non è più considerato il titolare come era diventato sotto la gestione di Conte. Cambia tutto con l'allenatore. Perciò bisogna assolutamente ufficializzare e cominciare a capire cosa voglia fare con certi elementi, soprattutto quelli che arriveranno da fuori, perché ce ne sono tanti. C'è una grossa matassa da sbrogliare."
Come giocherà il Napoli di Allegri?
"Adesso sbilanciarsi potrebbe sembrare semplice, però aspettiamo un attimo di capire. Anche il modulo dipende da tante cose che ci dirà poi l'allenatore. Una cosa è certa: questo è un allenatore che ha un atteggiamento conservativo. Cerca di fare della difesa la sua arma migliore. Quindi sicuramente l'impostazione sarà settata su un assetto difensivo abbastanza serrato. Non ci aspettiamo un Napoli sfavillante e spettacolare. Il problema è che questo allenatore ha fatto una media di 71-72 punti negli ultimi quattro campionati, tra gli ultimi tre alla Juventus e l'ultimo al Milan. Quest'anno ha subito anche più gol di squadre magari più votate all'attacco. C'è un paradosso: probabilmente il suo modo di intendere il calcio ha dei problemi in questo momento. Non credo che De Laurentiis non sapesse di tutti questi dati e delle difficoltà degli ultimi anni. È chiaro che la sua impostazione e quei numeri ci indirizzano verso una scelta che non sembra orientata al rischio. Può ricalcare quella fatta con Spalletti, ossia assicurarsi comunque una quota minima per accedere alla Champions League. Poi Spalletti ha fatto l'exploit nel secondo anno e non è detto che non possa riaccadere anche con Allegri. Al momento però non mi è sembrata una scelta coraggiosa, anzi, è andata in direzione opposta rispetto alle aspettative della tifoseria."
Vedi un parallelo tra l'avvicendamento Conte-Allegri alla Juventus e quello che sta accadendo a Napoli?
"Assolutamente sì. Si ripercorre quella strada lì, si ripete quella storia lì. Speriamo anche con gli stessi risultati. La considerazione che faccio è che, dopo sedici anni da quando Allegri è andato a Milano, tra Milano e Torino adesso va ad allenare in una piazza che non è né Milano né Torino e nemmeno Roma: va a Napoli. È la stessa storia anche di Conte, che tra Torino e Londra poi ha scelto Napoli. Questa è una visione che va considerata, perché è evidente che il Napoli negli ultimi anni ha spostato la geografia del calcio italiano. Ha portato allenatori di primo livello in un luogo dove prima non si pensava che potessero andare. È il segnale di una crescita che ha cambiato la percezione del club e della città nel panorama calcistico nazionale."