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Allegri-Napoli, Giordano: "Scelta migliore possibile! Si dimentica una cosa della sua ultima Juve"

di Antonio Noto

Antonio Giordano, firma de La Gazzetta dello Sport, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video. Leggi qui l'intervento integrale.

Come ti è sembrato Aurelio De Laurentiis dopo la conferenza stampa e dopo il botta e risposta avuto con Antonio Conte a fine stagione?
"A me è sembrato lo stesso di sempre. Abbastanza disinvolto, sereno, tranquillo, padrone della situazione. Per nulla distratto da vicende che eventualmente possono distrarre gli altri, come i tifosi per esempio sulle preoccupazioni legate al ritardo della firma di De Bruyne, tema sul quale ha anche scherzato. Mi è sembrato il De Laurentiis che conosciamo da 22 anni. Si prende la scena, se la tiene, la manipola. È in grande condizione. Poi è chiaro che magari ci sono anche dei passaggi che possono sembrare discutibili, però ormai ci abbiamo fatto l'abitudine."

Come hai interpretato le sue dichiarazioni sullo stadio Maradona e sul tema infrastrutture?
"Il discorso è più complesso da affrontare. Dentro ci dovremmo mettere tutto: la presentabilità dell'impianto, le competenze e le responsabilità. Non è semplice argomentare una questione che mi pare di carattere nazionale, perché gli stadi in Italia rappresentano più un tormento che altro. Lui ha parlato di quinquennio delle infrastrutture ed è parso abbastanza sereno sul versante del centro sportivo. Sullo stadio, invece, ha rimandato il discorso a una futura conferenza stampa. Siamo ancora lontani probabilmente dall'inizio della realizzazione di un impianto sportivo del Napoli per tutta una serie di ragioni che non dipendono solo da De Laurentiis. Quando si parla di infrastrutture bisogna sempre andare a riprendere le dichiarazioni fatte negli anni. C'è uno storico che parla per noi. Evidentemente ci sono delle difficoltà, oppure c'è una strategia manageriale che noi non conosciamo e che non coincide necessariamente con quanto viene raccontato attraverso pose simboliche delle prime pietre. Le cose, nei fatti, non sono accadute."

De Laurentiis ha ribadito l'obiettivo di crescere in Europa. Allegri è l'allenatore giusto per questa ambizione?
"No, no. Allegri è la scelta migliore che si potesse fare, per me senza se e senza ma. Parliamo di un uomo che porta nel proprio curriculum tre Scudetti e due finali di Champions League, lasciando perdere coppe e supercoppe che pure ha conquistato. Ha dimostrato di saper gestire situazioni difficilissime. A volte si tende a dimenticare che la sua ultima Juventus entrò in campo a Empoli con dieci punti in più e si ritrovò con dieci punti in meno a causa delle penalizzazioni. Ha dovuto fronteggiare situazioni emergenziali. Poi è chiaro che non sempre i risultati hanno sottolineato la capacità che ha dimostrato negli anni. L'ultima stagione alla Juventus, dal punto di vista dei risultati finali, è stata deludente, ma è stata soltanto l'ultima. In precedenza c'è sempre stato qualcosa di suo nella gestione dei giocatori e nelle intuizioni che ha avuto."

Come valuti il riscatto anticipato di Alisson Santos da parte del Napoli?
"Devo dare merito a Manna di averci visto giusto, di aver visto dove altri magari non erano stati capaci di vedere. Ha rischiato investendo su un giovane che giocava poco e che invece ha dimostrato di avere qualità sulle quali è possibile lavorare."

In Inghilterra club importanti puntano su allenatori emergenti come Iraola, Maresca o Kompany. In Italia si preferiscono profili più esperti. Come interpreti questa differenza?
"È la storia in generale del nostro Paese. Non mi stupisce e non mi scandalizza. Non abbiamo bisogno di luoghi comuni. Continuo a pensare, per esempio, che Gasperini sia un ragazzo di 67 anni con un calcio strepitoso. Penso che Sarri sia un altro ragazzino che è stato capace di fare un mezzo capolavoro con la Lazio. Ognuno fa quello che pensa di poter fare. Parma è stata una squadra veramente deliziosa da guardare. Colpisce la direzione assolutamente opposta rispetto all'approccio che in questo momento va per la maggiore nel nostro campionato. Quello inglese è un calcio che rischia molto di più. Il giorno in cui il Bayern Monaco prese Kompany rimasi perplesso. Chi stava sbagliando ero io. Hanno avuto ragione loro, non soltanto perché hanno vinto, ma perché giocano un calcio straordinario."

Ti ha deluso che il PSG abbia vinto la Champions League?
"Se c'è una parte di me che tifa nel calcio, quella sera era molto imbarazzata. Fino a quando c'è stato Kvaratskhelia in campo ho tifato per lui. Quando è uscito, sono tornato quello che tifava Arsenal. Però mi è andata male. Per me, quando vince Luis Enrique e quando vince questo PSG, vince sempre la squadra migliore. L'anno scorso forse ha vinto chi meritava leggermente di più, forse no. In una finale di Champions i margini sono sempre sottilissimi. Hanno giocato due grandi squadre, due grandi club e due progetti tecnicamente opposti. Mi va bene tutto. Non ho più l'età per avere la puzza sotto il naso."

Molti allenatori italiani come De Zerbi, Farioli e Italiano stanno trovando spazio all'estero. C'è un problema strutturale nel calcio italiano?
"Gli hai dato già la risposta. Però il problema è molto più grande. È un problema strutturale dell'intero sistema calcio. Dobbiamo chiederci come mai con le Nazionali giovanili arriviamo a vincere, dominare e arrivare in finale, come è successo con l'Under 17, e poi non riusciamo a fare il salto di qualità che ci consenta di essere competitivi anche dopo. Non so se dipenda esclusivamente dall'incapacità di osare, ma lo dico con rispetto assoluto per questi ragazzi: io non ci vedo dentro Zola, Baggio, Totti, Cannavaro, Ferrara o Paolo Rossi. Però non possiamo neanche perdere con Bosnia, Macedonia del Nord o Svezia. È impossibile archiviare il problema con argomentazioni superficiali. L'Italia che perde con la Bosnia è una Nazionale che può fare bella figura a un Mondiale. Non lo vincerà, perché Francia, Spagna, Germania e Argentina appartengono a un'altra dimensione, ma non può non qualificarsi. Donnarumma è un fuoriclasse. Calafiori è arrivato in finale con l'Arsenal. Bastoni ha vinto lo Scudetto con l'Inter. Barella pure. Dimarco ha fatto 19 assist. Tonali non mi sembra l'ultimo arrivato. Quella sera sono stati commessi errori clamorosi, ma è tutta la gestione del calcio italiano che è stata sbagliata. Pensate che Spalletti è stato esonerato alla vigilia di una partita ed è stato costretto ad andare in conferenza stampa per comunicare il proprio esonero. C'è una classe dirigente che sa molto di improvvisazione. Poi c'è anche altro, ma non possiamo dimenticare che esistono club, e il Napoli è tra questi, che il calcio lo sanno fare molto bene. Riescono a coniugare la capacità di amministrarsi economicamente con quella di amministrarsi tecnicamente. Il Napoli è una grande squadra. Se nell'estate del 2004, quando il Napoli fallì, qualcuno mi avesse detto che un giorno il Napoli avrebbe vinto più Scudetti, sarebbe stato allenato da Benitez, Ancelotti, Spalletti, Conte e Allegri, e avrebbe scoperto uno dei più grandi allenatori contemporanei del calcio italiano, avrei pensato di avere davanti un marziano. Eppure è successo davvero." 


Antonio Giordano a Cronache Azzurre
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