Allegri-Napoli, il match-analyst Gornati: “Squadra matura, è stato scelto per vincere!”
Jacopo Gornati, match analyst ex Burkina Faso e founder di PreTattica, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Qual è la nazionale che potrebbe essere la sorpresa del Mondiale o quella per cui simpatizzi di più? “Secondo me ce ne sono due. La prima è la Costa d’Avorio, che ho visto anche dal vivo quando mi ha eliminato, purtroppo. È una squadra che considero molto completa: nei titolari è davvero forte e ha anche in panchina diversi giocatori interessanti. La seconda è una questione più di simpatia personale: il Giappone. Fin da quando sono piccolo, ai Mondiali tifo sempre o per l’Italia o per il Giappone”.
Secondo te con che modulo giocherà Max Allegri? Difesa a quattro o a tre? E vedremo una sua nuova versione offensiva? “Onestamente non credo vedremo qualcosa di molto diverso da Allegri in fase offensiva. La sua idea di gioco dipende sempre molto dalle caratteristiche dei giocatori. Anche nelle sue migliori esperienze - come la prima Juventus o il Milan scudettato - non abbiamo visto un calcio particolarmente spettacolare o arioso, ma piuttosto pragmatico. L’attacco, infatti, è sempre stato affidato alle letture dei singoli, con alcune indicazioni specifiche dell’allenatore. In questo contesto le mezzali sono sempre state fondamentali per attaccare la porta. Per quanto riguarda il sistema, tra difesa a 4 o a 3, Allegri ha spesso utilizzato soluzioni ibride: una sorta di “difesa a tre e mezzo”, con giocatori in grado di adattarsi in fase difensiva e offensiva”.
Ti ha sorpreso la scelta di Allegri al Napoli? Non era più coerente un profilo come Italiano? “Non credo sia una scelta in controtendenza. Penso sia una scelta fatta per vincere. Allegri è un allenatore che si prende quando hai una squadra matura, che non ha bisogno di un “insegnante di calcio”, ma di gestione dei momenti della stagione e delle partite. In questo senso resta una delle prime scelte insieme ad Antonio Conte. Vincenzo Italiano avrebbe rappresentato più un rischio, perché sarebbe stata la sua prima grande esperienza in una piazza di vertice, con una pressione enorme e l’obiettivo immediato di vincere. Allegri invece può garantire stabilità e risultati immediati. Poi, eventualmente, si potrà pensare a un ciclo più innovativo in futuro”.
Quale nazionale africana può fare meglio al Mondiale? “Per me la Costa d’Avorio è la più attrezzata. Ha una rosa molto forte: difensori centrali importanti, terzini di spinta, giocatori interessanti a centrocampo e tanta fisicità. In una competizione lunga e dura, giocata a fine stagione e in condizioni climatiche difficili, questo può fare la differenza. Il Marocco resta la squadra africana più evoluta tatticamente, molto “europea” nello stile di gioco, anche se forse manca una vera superstar assoluta. Il Congo lo vedo un po’ più indietro. L’Algeria è in fase di ricambio: mancano alcuni riferimenti della vecchia generazione, ma stanno emergendo giocatori interessanti. Probabilmente questo Mondiale arriva un po’ presto per loro”.
Chi è la favorita e cosa pensi della Francia? Può funzionare l’attacco con tutti quei giocatori insieme? “Per me la Francia resta la favorita. Ha una situazione particolare: se dovesse mancare Mbappé cambierebbe tutto, perché ha un peso tecnico e tattico enorme. La Francia però non è necessariamente la squadra che gioca meglio, ma è quella con più talento individuale. E nei Mondiali questo conta moltissimo. Non credo vedremo un calcio spettacolare, ma una squadra capace di vincere le partite con le singole giocate. Se supera la fase a gironi e arriva alla fase a eliminazione diretta, diventa ancora più pericolosa, perché la stanchezza e le condizioni fisiche incidono molto e i campioni fanno la differenza”.
Cosa pensi del Mondiale allargato con più squadre? “Ho sensazioni contrastanti. L’idea di aprire il Mondiale a più nazionali mi piace, perché è giusto dare spazio a più realtà. Però dal punto di vista competitivo, il rischio è che il livello medio si abbassi troppo. Partite come Germania–Curaçao, ad esempio, rischiano di essere poco interessanti rispetto a sfide più equilibrate. Inoltre i giocatori sono già molto stressati tra club e nazionale, e si gioca in condizioni spesso complicate. Personalmente preferirei un format più ristretto, oppure addirittura un modello stile FA Cup su più anni, con fasi finali concentrate”.