Allegri-Napoli, Zito: "Scelta di ADL stride con la storia recente di Max nelle coppe"
Francesco Zito, analista di Kickest, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Molti tifosi hanno dubbi che Allegri possa fare il 4-3-3. Al di là del modulo, però, conta come lo si interpreta e con quale produttività. È questa la vera domanda che vi state facendo?
"Effettivamente sarà il vero nodo di questa stagione. Io voglio pensare che la strada del 3-5-2 non sia percorribile, anche se il recente passato di Allegri ci dimostra il contrario. Penso però che le condizioni con cui è arrivato Allegri siano anche quelle di non adattarsi a quanto fatto vedere in precedenza, ma cercare di mantenere un minimo di produttività. Credo che la società abbia dettato una sorta di linea d'azione legata soprattutto alla valorizzazione di alcuni profili, che secondo me è la vera scelta che il Napoli ha fatto: prendere un allenatore in linea con le politiche aziendali dopo due anni di spese piuttosto ingenti sul mercato per accontentare le richieste di Conte. Voglio pensare che anche con i ritorni dai prestiti, penso a Lang per esempio, che è un giocatore che non abbiamo mai visto, si imponga ad Allegri una certa linea di azione legata soprattutto all'uso degli esterni, che poi è forse la questione nodale rispetto a quanto abbiamo visto nell'ultima esperienza alla Juventus."
Fino a qualche settimana fa sembrava che il Napoli fosse disegnato per Vincenzo Italiano. Come ti spieghi la scelta di Allegri?
"Mi sono dato diverse spiegazioni che, sommate, possono dare un riscontro più o meno sensato. La prima è che De Laurentiis ha il pallino di Allegri da diverso tempo, già se ne parlava l'anno scorso. L'idea di portare a Napoli allenatori blasonati l'ha sempre avuta. In secondo luogo, secondo me ha avuto grande rilevanza anche Manna. Facendo due più due, sapendo che aveva lavorato bene con Allegri alla Juventus, mi è venuto da pensare che abbia avuto un ruolo importante nella scelta. Sul piano tecnico, ovviamente, le ultime stagioni di Allegri non possono in alcun modo giustificare una preferenza rispetto a Italiano. È davvero amaro vedere Italiano andare al Besiktas, nonostante sia ben pagato. È un allenatore che a livello di campo doveva fare il salto dopo le stagioni che ha fatto, sempre positive, in linea con gli obiettivi e valorizzando diversi giocatori. La scelta di Allegri è una scelta conservativa, non giriamoci intorno. A mio avviso, però, si inserisce bene dopo il biennio di Conte, un periodo snervante a livello mentale per i giocatori. Conte funziona sempre e questo va riconosciuto. Da una parte c'è una maggiore aderenza alle politiche aziendali, a cui De Laurentiis è sempre molto attento, dopo due anni dispendiosi sia economicamente sia mentalmente; dall'altra l'incidenza di Manna e la possibilità di lavorare con un allenatore con cui c'è già sintonia. Sul piano del gioco, però, c'è poco riscontro sul campo. Credo comunque che Allegri sia il tipico allenatore poco dogmatico. Noi lo inseriamo nella categoria dei risultatisti, ma se dovessimo indicare una precisa identità di gioco di Allegri faremmo fatica a trovarla. È più un ottimo gestore, in grado di adeguarsi al materiale che ha a disposizione. Voglio pensare positivamente che un giocatore come De Bruyne possa trovarsi molto meglio con Allegri che con Conte, che tendeva a dare più importanza alla struttura e al funzionamento delle parti. Allegri, da questo punto di vista, è un allenatore più distensivo."
Si parla di Rabiot. Tecnica e caratteristiche si sposerebbero bene con un centrocampo che ha già McTominay?
"Questa prospettiva si potrebbe aprire laddove Anguissa facesse le valigie. È una cosa che non amo pensare, ma che vedo possibile. Allegri trova finalmente una squadra diversa rispetto a quelle avute negli ultimi anni, perché né alla Juventus né al Milan è partito con una rosa consolidata, forte, affermata e con un'identità precisa. È la prima volta che torna ad avere una squadra forte ai nastri di partenza e una società solida. Tornando a Rabiot, credo che partendo Anguissa potrebbe sopperire bene in quel ruolo e non vedo impossibile neanche una coesistenza con McTominay. Abbiamo visto come siano due centrocampisti totali, capaci di ricevere palla e impostare. McTominay non è affatto solo un incursore: quando si è abbassato nei due mediani ha dimostrato la sua doppia natura, continuando a segnare ma mostrando anche capacità di rottura e corsa. Rabiot è un profilo simile, che ha imparato a giocare anche in spazi più arretrati del centrocampo."
Si può parlare di una fuga di cervelli degli allenatori italiani verso l'estero?
"Sì, secondo me è una definizione assolutamente calzante. Mi sento anche di dire che questi allenatori propositivi, che ben si sposano con le tendenze europee del calcio attuale, fanno benissimo a lasciare l'Italia perché avrebbero una stampa avversa, godrebbero di un'opinione difficile e sarebbero penalizzati da un campionato che tende a privilegiare chi specula e a criticare chi ha bisogno di un percorso e di un progetto. Penso che Italiano al Besiktas sia una bellissima sconfitta per il nostro movimento. È un allenatore che avrei visto perfettamente sulla panchina del Napoli, ma andare alla terza forza turca è qualcosa che amareggia. Si può parlare di fuga di cervelli. Penso anche che, se il Milan avesse avuto una società minimamente coesa alle spalle, avrebbe senz'altro puntato su Italiano. Sarebbe stata una scelta del tutto logica."
De Laurentiis parla di crescita europea, ma ha scelto Allegri. È una scelta coerente con questo obiettivo?
"No. È una scelta in controtendenza anche rispetto alle riforme che De Laurentiis stesso auspicava per il calcio: spettacolarità, gioco offensivo, verticale, pressione e aggressività. Ha scelto l'esatto opposto, anche guardando la storia recente di Allegri nelle coppe. Non è una scelta che si sposa con quanto detto e con le politiche dell'ultimo periodo che lui stesso aveva proposto. Ritornando al problema della cultura italiana, che a mio avviso per l'80% è dovuto alla stampa e a chi si occupa di comunicazione nel calcio, questo forte dibattito tra giochisti e risultatisti è davvero stucchevole. Non credo esista un allenatore che non voglia fare risultato. Però prendere Allegri per fare il doppio percorso in Italia e in Europa è una scelta che stride, anche perché in Europa si corre, si pressa e si gioca ad alto ritmo, e queste cose negli ultimi dieci anni non si sono assolutamente viste."
Credi che Allegri sarà costretto a cambiare qualcosa a Napoli?
"Io credo che non se lo possa permettere. Dall'altra parte, però, vedo un allenatore che negli ultimi anni ha quasi rinunciato ad aggiornarsi per arroccarsi sulle sue idee. La Juventus non ha avuto un'evoluzione: ha iniziato a giocare in un modo e ha mantenuto un andamento piatto, con una certa coerenza di atteggiamento contro le grandi che ha portato a risultati, ma la stessa coerenza ha portato a sconfitte contro le piccole. La Juventus non ha fatto un salto, anzi è regredita. Non devo nessun favore a nessuno, ma è quanto abbiamo visto e ci tocca sostenere."