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Ancelotti, lo storico vice: "Lui ct dell'Italia? In passato c'è stato qualcosa..."

di Fabio Tarantino

Giorgio Ciaschini, storico vice di Ancelotti, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Che mondiale vivrai con Ancelotti che allena il Brasile? Il tuo cuore, dato che non c'è l'Italia, sarà lì?

"Con Carlo ci siamo sentiti pochissimo tempo fa, siamo due amici, per cui sicuramente c'è un contatto e naturalmente, considerato che non c'è l'Italia, preferisco e preferirei casomai il successo di un amico, quindi questo sicuramente. Poi, naturalmente, noi che abbiamo vissuto perlomeno questo mondo siamo molto coinvolti, se non siamo coinvolti direttamente, anche nel piacere di vedere le nazionali che emergono e che non ci aspettavamo, oppure vedere qualche giocatore di talento, come è successo anche negli ultimi Mondiali. Questa è una curiosità, un piacere che va al di là di quello che è il tifo da supporto."

Credi che possa riuscire, un vincente e un visionario come lui, anche in questa impresa che forse lo eleverebbe a più grande di sempre tra gli allenatori?

"Allora, diciamo che Carlo ha avuto la possibilità di allenare anche giocatori non così straordinari. L'allenatore è sempre in grado di capire i giocatori che ha e di gestirli. La sua qualità maggiore, al di là di essere naturalmente un allenatore molto capace dal punto di vista tecnico, tattico e di tutto quello che un allenatore di questo livello deve avere, è che si interfaccia molto bene con i giocatori, con i calciatori. Capisce i loro problemi e riesce anche a interagire con loro molto bene. Questa è una qualità notevole che, nel ruolo soprattutto di selezionatore nazionale, può diventare fondamentale, perché tu non hai la possibilità di allenare i giocatori settimanalmente tutto l'anno. Quando li vedi, a parte che lui li conosce quasi tutti perché sono giocatori che nella sua carriera ha già avuto modo di gestire e di allenare, però sicuramente poi entrano in gioco altre situazioni che un allenatore deve saper gestire. Penso che possa fare molto bene, anche se il Mondiale sembra un'incognita, perché ci sono anche nazionali di altrettanto valore, molto importanti. Però lui ha giocatori di livello in tutti i reparti e credo che sicuramente sarà una delle nazionali che, a mio avviso, dovrebbe arrivare fino in fondo."

C'è stato secondo te un istante, anche solo un istante, in cui lui ha pensato di poter diventare in futuro commissario tecnico della nazionale italiana? 

"A me, in passato, posso dire che non ultimamente ma ancora prima del periodo in cui poi è entrato Mancini, lui era stato messo nella lista dei possibili allenatori. Poi dopo non c'è stata, diciamo, la sintonia su tante cose. Ma il problema della nazionale, e lo ribadiamo ogni quattro anni quando qualcosa non funziona e l'unica soluzione che possiamo trovare è quella di cambiare l'allenatore o cambiare il presidente della Federazione, e tutto va avanti così. Il problema della nazionale, e questo non lo dico io ma lo hanno detto in tanti e di conseguenza penso che sia ormai conosciuto, non è solamente legato alla presenza di una figura o di un tecnico, ma è legato proprio a un cambio radicale di quella che è l'organizzazione e la concezione della selezione e anche della crescita dei calciatori. Adesso abbiamo visto ultimamente, con Baldini, una nazionale giovane che ha fatto anche piuttosto bene. Poi dopo questi giovani ce li dimentichiamo. C'è un lavoro notevole da fare a livello di settore giovanile, intanto nella crescita della qualità degli allenatori che preparano questi calciatori. Bisogna puntare non solo a vincere il campionato Berretti, magari, ma cercare di creare dei talenti, soprattutto facendo un lavoro a fondo con i singoli giocatori. C'è un lavoro immenso da fare. E anche una cosa che in Italia non facciamo, che invece altre nazioni riescono a fare più agevolmente, è che quando un giocatore ha 16 o 17 anni e mostra di avere delle qualità, non può stare lì a lungo ad aspettare oppure andare poi in prestito a destra e a sinistra e perdere quel momento fatidico che invece, se inserito in prima squadra, probabilmente gli darebbe la spinta per diventare un calciatore di altissimo livello."


Giorgio Ciaschini a Pausa Caffè
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