Avv. Pisani: "Assurda chiusura trasferte, si colpiscono tifosi corretti"
Angelo Pisani, avvocato, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).
Parliamo della giustizia negata ai tifosi del Napoli, ai quali è stata vietata fino a fine stagione la possibilità di andare in trasferta. Prima ancora degli scontri in autostrada, molte trasferte erano già state negate. Ci racconta l’iniziativa e l’idea che c’è dietro?
"Quello che accade è veramente assurdo e ingiusto. Prima ancora di entrare nell’argomento, dobbiamo ricordare che per un oggetto lanciato nella partita Inter-Cremonese c’è stata soltanto una sanzione pecuniaria di 50.000 euro. Un fatto gravissimo, che poteva creare un pericolo serio all’interno dello stadio. Eppure questi episodi vengono puniti con sanzioni minime, forse perché si trattava dell’Inter, una squadra del sistema. Al contrario, nel caso del Napoli – ma anche di Pisa, Lazio e Roma – si arriva addirittura all’intervento della politica. Il Ministero dell’Interno, che dovrebbe tutelare la democrazia e rispettare la Costituzione, emette un provvedimento di divieto praticamente sine die, fino a fine campionato, per le trasferte dei tifosi. È un provvedimento gravissimo. È grave non solo per i tifosi, ma come precedente: se oggi passa questo, domani si potrà limitare qualsiasi libertà. È un provvedimento disumano, incostituzionale, irricevibile nei confronti di cittadini onesti e tifosi perbene. L’assurdo è che si colpiscono i tifosi corretti invece dei veri responsabili, che andrebbero individuati e puniti singolarmente. Se gli scontri sono avvenuti in autostrada, allora il problema è l’autostrada, non lo stadio, che è il luogo più sicuro per famiglie e bambini. Invece si chiude il posto sicuro e si lasciano liberi i facinorosi per strada. È illogico."
Quindi il provvedimento colpisce indistintamente intere regioni?
"Esatto. Si vieta l’accesso ai residenti di intere regioni: Campania, Lazio, Toscana. Pensate a una famiglia, a un bambino a cui si promette un compleanno allo stadio e poi non può andarci per fatti accaduti mesi prima e in un altro luogo. Questo non è diritto. Lo sport dovrebbe rappresentare valori, socialità, vita".
Per questo ha deciso di impugnare il provvedimento?
"Sì. Ho sentito un dovere morale, prima ancora che professionale. Spero di trovare un giudice ‘bambino’, nel senso più puro: qualcuno che legga la Costituzione e la applichi con semplicità e buon senso."
C’è una disparità di trattamento evidente rispetto ad altri casi, come quello dei tifosi dell’Inter?
"Assolutamente sì. Qui parliamo di due pesi e due misure. Per fatti avvenuti fuori dallo stadio pagano tutti i tifosi del Napoli per un’intera stagione. Per fatti gravissimi avvenuti dentro uno stadio, invece, la sanzione è limitata nel tempo. È una disparità che una persona normale fatica persino a comprendere."
Come possono partecipare i tifosi a questa battaglia legale?
"Abbiamo predisposto dei moduli per il mandato al ricorso. Il costo è minimo, 10-15 euro a persona, solo per spese vive. È una battaglia di legalità, di civiltà. Anche se il TAR dovesse darci torto, noi andremo avanti: Consiglio di Stato e, se necessario, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo."
Si aspetta un intervento anche dalle società o dalla Lega?
"La Lega dovrebbe intervenire. Parliamo di squadre di prima fascia come Napoli, Roma, Lazio e Pisa. Che spettacolo è uno stadio senza tifosi? Si falsano le partite, si danneggia l’economia, l’indotto, lo spettacolo stesso. Il calcio senza tifosi non è calcio."
Quando si discuterà il ricorso?
"Il 17 febbraio, al TAR Lazio, insieme anche ai ricorsi dei tifosi della Roma."