Biazzo: "Sicuro che Lukaku tornerà in campo con la Juve! Giovane? Ho tanti dubbi"
Salvatore Biazzo, giornalista, è intervenuto nel corso di "Napoli Talk" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): "Giovane? Ho parecchi dubbi. Parliamo di un ragazzo del 2003, quindi 22 anni: giovane sì, ma non giovanissimo. È un calciatore che abbiamo visto e valutato: non mi è mai sembrato un fenomeno, uno che lo metti in campo e ti fa la differenza subito. E nella situazione attuale – Juventus domenica e poi la partita col Chelsea, dove ti giochi davvero il cammino in Champions – io non so quanto un profilo del genere possa aiutarti nell’immediato. È un giocatore più da forgiare, più una seconda punta, uno che magari può dare minuti, ma non il tipo di acquisto “pronto” che ti risolve l’emergenza".
Vista l’emergenza, è saggia la scelta di tenersi Lang e Lucca?
"Sì, soprattutto Lang, perché ha esperienza internazionale, ha giocato la Champions e in Champions ha anche segnato. Io capisco il ragionamento: in un momento così, prima di smontare tutto, ti tieni in casa giocatori che conosci, con pregi e limiti chiari. E poi, se devi arrivare alla sfida col Chelsea ancora con poche soluzioni, avere più alternative possibili conta".
Il Napoli può rilanciare sia Lucca che Lang?
"Io personalmente ci proverei, ma non credo che questo sia l’orientamento della società. Io non giudico mai un calciatore per un episodio. Cerco di vedere lo sviluppo delle partite: come si muove, che lavoro fa. E dico anche una cosa: questa narrazione per cui se l’attaccante non segna allora ha giocato male è sbagliata. Bisogna valutare cosa ha fatto davvero in campo, non solo la statistica del gol. Vale per tutti".
A Copenaghen, però, quanto ha pesato l’atteggiamento generale della squadra?
"È mancata la prestazione corale nel secondo tempo. Il primo tempo è stato eccellente: non si è sbagliato quasi niente, non si è fatto un retropassaggio, si è giocato bene. Nel secondo tempo invece il Napoli girava sempre intorno ai sedici metri: passaggi, passaggini, la do a te, la do a me, la do a lui… ma nessuno che provasse la soluzione improvvisa. Nel basket la chiamano ‘il tiro ignorante’, quello che arriva senza pensarci troppo e cambia la partita. Ecco, quella cosa lì è mancata. In superiorità numerica, con la qualità che aveva in campo, una squadra come il Napoli può anche non fare il secondo gol, ma allora è una delle due: o è finito il carburante, oppure hai voluto gestire. E gestire così, per me, è pure peggio".
Sul mercato: con il vincolo del saldo zero, che strategia dovrebbe seguire il Napoli?
"Molte volte noi ragioniamo su quello che vediamo e intuiamo, ma le strategie societarie seguono linee che non sempre afferriamo. Non c’è una comunicazione diretta e quindi non sappiamo davvero cosa hanno in mente, soprattutto Conte. Però, nello stato attuale delle cose, io non muoverei niente. Non muoverei niente perché tra rientri dall’infermeria e calciatori che già conosci, puoi gestire meglio l’emergenza. Lang ha limiti e pregi: li conosci e li puoi sfruttare. Lucca ha caratteristiche precise: colpitore di testa, deve stare in un certo tipo di sistema. E non è che abbia giocato un campionato intero: ha avuto poco spazio. Il rischio vero è un altro: se butti via investimenti importanti, poi ti ritrovi con 60 milioni “bruciati”. Allora, per non mandarli in fumo, devi provare a utilizzarli".
Juventus-Napoli è una partita speciale: qual è il tuo ricordo più bello legato a questa sfida?
"Il ricordo più bello è banale, ma è nella testa di tutti: Napoli-Juventus 1-0, la punizione di Maradona. Era il tiro impossibile. Prima parlavamo del tiro ‘ignorante’, quello era il tiro impossibile. Io stavo lì dietro, vicino al palo: sembrava che il pallone venisse addosso a me. Mi emozionai davvero, perché una roba così non l’avevo mai vista e non l’ho mai più vista. Maradona faceva cose che restano fuori categoria. E poi Juventus-Napoli, Napoli-Juventus è la partita delle partite: è un duello a sé, un campionato a sé. C’è dentro anche quel Nord-Sud che non finisce mai".
Che tipo di partita deve fare il Napoli a Torino, anche pensando agli errori di Copenaghen?
"Deve capire che con la Juve non basta palleggiare senza incidere. Con Spalletti conosciamo bene i dettagli: è uno che ti mette ordine, ma è anche uno che pretende posizioni e disciplina. Il Napoli deve essere più verticale, più deciso, e deve avere il coraggio di cercare la giocata che cambia la partita. A Copenaghen, soprattutto nel secondo tempo, quel coraggio è mancato".
Lukaku si avvicina al rientro: quanto può spostare? E può togliere centralità a Højlund?
"Lukaku può fare sempre la differenza. È uno che gioca venti minuti e in quei venti minuti ti cambia la partita. Io credo che lo vedremo contro la Juventus: non dall’inizio, ma sicuramente in una fase delicata. E quanto a Højlund: uno come Lukaku, anche solo come presenza, come riferimento, ti sposta i pesi della squadra. Poi dipenderà dalle condizioni, ma se sta bene – anche a sprazzi – è un’arma che pesa".