Bucchioni: "Italiano pronto per Napoli! Fa divertire i giocatori e li fa crescere tutti"
Enzo Bucchioni, giornalista, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Hai detto: “Italiano, vieni a Napoli e ci divertiamo”. È davvero questo il tuo pensiero?
“È il mio pensiero. Conosco bene questo allenatore, l’ho seguito proprio per curiosità e per passione per il calcio quando era allo Spezia perché, già quando era in Serie B, ho visto delle partite e mi sembrava una squadra molto organizzata, che giocava un calcio moderno. Allora ho chiesto ai colleghi lì: ma come lavora? Mi sono incuriosito molto perché io, nella seconda vita, vorrei fare l’allenatore. Poi sono andato a vedere gli allenamenti, ho visto crescere lo Spezia, poi avete visto la Serie A e che salvezza è riuscito a fare con una squadra... leggete i nomi di quella squadra lì e qualcuno si potrà chiedere come facesse a stare in Serie A. Poi è venuta la Fiorentina e l’ho visto da vicino ancora meglio, giorno per giorno, quanto ha fatto crescere quella squadra. Faccio lo stesso discorso: se andate a vedere i nomi di quella squadra, ha fatto tre finali e nella finale di Coppa Italia contro l’Inter l’ha messa in difficoltà, ha segnato per prima. Quindi cosa succede quando c’è Italiano in panchina? Lui mette al centro il gioco, un gioco divertente. I primi a divertirsi sono i calciatori, crescono tutti, li ha fatti crescere tutti. È un aziendalista, perché poi ci sono allenatori che lavorano molto bene, però magari chiedono il giocatore Tizio, Caio, Sempronio. Italiano è uno che ha sempre lavorato con i giocatori che la società gli ha messo a disposizione. E poi il gioco l’avete visto anche nel Bologna: è andato a vincere la Coppa Italia in un posto dove gli avevano detto di non andare, anche io per la verità gli avevo detto di non andarci, perché poteva fare solo peggio dopo Thiago Motta, che aveva fatto un miracolo e quel Bologna lì giocava benissimo. Se vogliamo, ha fatto ancora meglio andando a vincere, nonostante gli abbiano venduto giocatori importanti come Beukema e Ndoye, che erano punti di forza. E non se n’è accorto quasi nessuno. Questo è Italiano: propone quel tipo di calcio che ora funziona, che fanno tutte le grandi squadre d’Europa. Un calcio dinamico, aggressivo sugli esterni, con triangolazioni, inserimenti degli esterni che vanno in mezzo, centrocampisti che si allargano. Tutti meccanismi che rendono le squadre imprevedibili e divertenti. Dove è stato, chiedete ai tifosi del Bologna e avrete subito la controprova di quello che sto dicendo.”
Italiano sembra più pronto rispetto al Sarri che arrivò a Napoli dopo l’Empoli. Il paragone ci può stare?
“Il parallelo ci può stare perché in entrambi i casi il ragionamento è questo: Napoli è una piazza più difficile, ha vinto due Scudetti negli ultimi tre anni, c’è grande attesa, grandi aspettative. Alzi la famosa asticella, forse al livello massimo. È un allenatore che arriva dal Bologna, che è una piazza storicamente nobile, ma le pressioni e le tensioni non sono certamente quelle che ci sono a Napoli. La domanda è: è pronto un allenatore come Italiano per una piazza così? Chiaro che ci serve la controprova, perché a volte abbiamo avuto delle delusioni. Per come conosco Italiano ti dico di sì, perché è uno che le sue esperienze se le è fatte. Vincere non è mai banale: negli ultimi quattro anni ha fatto cinque finali, tre con la Fiorentina e due con il Bologna. Mi direte che ne ha vinta una sola, però con squadre di un livello tecnico certamente non straordinario. Se gli metti in mano una squadra come il Napoli, lì il livello c’è, ci sono tanti giocatori internazionali. Poi vedremo che mercato farà il Napoli, chi resterà, ma questo è un altro discorso. A maggior ragione ti dico che può essere pronto, perché lì ci saranno anche giocatori che lo aiuteranno nel suo percorso. Più sei bravo e più riesci ad applicare i concetti tattici che Italiano porta. Poi ha sempre avuto grande empatia con gli spogliatoi, questa è un’altra cosa da sottolineare. L’unica cosa è che non è un allenatore che si ingrazia la piazza, uno di quei piacioni che vanno subito in simpatia ed empatia. Quelle caratteristiche lì non gliele chiedete. È uno che fa calcio 24 ore su 24, si chiude in casa a pensare al calcio, a vedere partite. Non partecipa molto alla vita della città, ed era quello che un po’ gli rimproveravano a Firenze, che è molto più piccola di Napoli, dove il calcio è centrale e l’allenatore deve partecipare anche alla vita della città.”
Però Spalletti ha vinto uno Scudetto vivendo praticamente a Castel Volturno.
“Sì, ma a molti tifosi piace anche l’allenatore che diventa uno di loro. Da Italiano non mi aspetto questo: continuerà a studiare calcio. Poi magari Napoli è travolgente, coinvolgente, sappiamo cosa ti danno i napoletani e la napoletanità, magari si farà coinvolgere anche lui. Però oggi Italiano è pronto per una piazza come Napoli. Ripeto quello che abbiamo detto all’inizio: secondo me sì. È stato anche intelligente nel percorso di crescita, perché l’anno scorso l’ha cercato il Milan, lo dico con assoluta certezza, e lui ha detto di no proprio per questi motivi: preferisco stare un altro anno a Bologna con una società molto organizzata, dove posso crescere. Con umiltà. Lui sa che deve ancora crescere. Tutti dobbiamo crescere: chi ha umiltà, a qualsiasi età e a qualsiasi livello sia arrivato, deve dire ogni mattina “devo crescere, tutti i giorni devo aggiungere qualcosa”. E questo fa Italiano. Al Milan ci sarebbero andati tutti, ma in passato ci sono andati allenatori non pronti e ricordiamo tutti la fine che hanno fatto. Anche a Napoli è venuto qualcuno non pronto e invece lui, con umiltà, è rimasto lì ed è cresciuto ancora. Secondo me questo è il momento giusto.”
Secondo te cosa sta pensando De Laurentiis tra Italiano e Allegri?
“Sono due mondi diversi. Secondo me la riflessione su Allegri, come fece su Ancelotti e su altri grandi allenatori che ha portato a Napoli, è: mi va via Conte, un numero uno, e lo rimpiazzo con un altro numero uno. Anche se fa un calcio diverso, a volte criticato e criticabile, perché è un calcio che oggi funziona meno. Però ti porto Allegri: ha vinto Scudetti, ha grande carisma, grande gestione dei campioni nello spogliatoio e nessuno può dirti nulla sulla scelta. Poi in campo magari sarà un’altra cosa, però sulla scelta nessuno può dirti nulla. Ora invece ti possono dire tanto, perché questa stagione di Allegri è stata assolutamente fallimentare e proporre adesso un allenatore che fa un gioco che fa fatica a essere ancora vincente è un rischio. Anche perché i primi a non crederci più sono i giocatori, e questo è un passaggio fondamentale. Ho avuto la sensazione che i primi a mollare l’allenatore siano stati proprio i giocatori del Milan, perché quel calcio lì non lo vogliono più praticare.”
Non perdi in casa col Cagliari se sei avanti 1-0 e ti basta un pareggio per andare in Champions.
“Bravo. E aggiungo una cosa: in settimana Cardinale aveva fatto capire “caccio tutti e tengo Allegri”. Forse questa cosa non è piaciuta ai giocatori, perché una prestazione come quella di domenica... vai in vantaggio dopo due minuti e mezzo, la partita era già chiusa. Se una squadra di quel livello, con l’obiettivo che hai da raggiungere, contro un’altra squadra che non aveva più obiettivi, fa quella partita, qualcosa di strano c’è stato. Quindi vai a prendere un allenatore che in questo momento è in una difficoltà assoluta. È vero che nel 2014 parlai con Marotta nella stessa identica situazione: Allegri era stato esonerato dal Milan, Conte si dimise e Marotta disse “devo prendere Allegri”. Gli dissi: “Ma è stato esonerato due mesi fa dal Milan”. Però non c’erano altre soluzioni, era estate, era successo tutto all’improvviso. Allegri era libero e hanno preso lui. Poi ha vinto cinque Scudetti, quindi vedi quanto è strano il calcio. Però oggi non sei ad agosto, non hai l’acqua alla gola, puoi scegliere tranquillamente. E allora io la scelta la faccio su un allenatore che fa un calcio moderno, anche se non ha ancora la patente del numero uno. Perché Italiano oggi non è un numero uno, sarei bugiardo a dirlo. Però può diventarlo, perché le qualità le ha. È come quando vai a prendere un giocatore di talento: se prendi Modric prendi un Pallone d’Oro già fatto, se invece vai a prendere un talento magari hai anche la soddisfazione di farlo crescere. Alla fine il lancio di Sarri fu un’intuizione di De Laurentiis. Sono situazioni che un presidente può anche coltivare. In questo momento io non avrei dubbi. Non so De Laurentiis. Anche Manna è un giovane dirigente che sa che il calcio sta andando in quella direzione.”