Cagni sul rosso a Conte: "Se perdi la testa, i giocatori ti guardano"
Luigi Cagni, allenatore, è intervenuto nel corso de Il Bar di Tuttonapoli, sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).
Si è vista la differenza tra Napoli e Inter?
"La differenza si è vista eccome, ed è stata grossa. Nel senso che il Napoli, pur decimato, ha giocato meglio dell’Inter e meritava di più. È chiaro che voi vedete le partite in modo diverso dal mio, ed è normale. Io sono un professionista e, se oggi dovessi dire chi vincerà lo Scudetto, direi Napoli. Perché? Perché ho visto una cosa nella partita contro l’Inter che solo un grande allenatore poteva fare, a livello tattico e soprattutto nella preparazione della gara. Ha preparato la partita in modo eccezionale. Poi ci sono errori che possono capitare contro una squadra molto forte, con una potenzialità superiore in quella gara. Ma mi ha stupito: non ha sbagliato praticamente nulla. Ha dimostrato di poter fare qualsiasi cosa, in qualsiasi situazione. Questo è quello che dovrebbero pensare i tifosi napoletani".
Elmas equilibratore anche in futuro?
"Non so cosa penserà Conte, ma ormai ha i giocatori in mano e loro hanno piena fiducia in lui. Avete citato Elmas, ma secondo me il vero valore aggiunto è Spinazzola. Io l’ho sempre adorato come giocatore. Quando hai un giocatore così in quella zona, che fa coppia con un terzino di grande personalità e qualità tecnica cambia tutto. Se fosse più giovane, sarebbe un titolare fisso in Nazionale. Questa è stata la chiave: liberare il giocatore che ha più possibilità di fare gol e farlo lavorare in sintonia con il centravanti. Poi c’è Lobotka, che per me è uno dei migliori registi al mondo quando sta bene. Il vero problema del Napoli è recuperare tutti i giocatori. Perché, a rosa completa, non li batte nessuno".
Comprensibile il comportamento di Conte?
"No, non ci sta. Questo è, secondo me, l’unico difetto di Antonio. Io sono anziano e ricordo sempre una cosa che mi dicevano i miei allenatori: bisogna finire la partita in undici. Sempre. E questo vale anche per l’allenatore. Puoi arrabbiarti, lo capisco, ma in modo diverso. I giocatori ti guardano. Se tu perdi la testa, loro lo vedono. Arrabbiarsi per un fallo laterale, urlare contro il quarto uomo, non ha senso. Devi gestire la parte emotiva. È fondamentale. Lui è giovane rispetto a me e lo imparerà, ma su questo sbaglia".
Un pensiero su Rrahmani?
"È fondamentale, così come il portiere. Anche sul gol subito, la palla era davvero angolata, difficile da prendere. La parte centrale della squadra è tutto: portiere, difensore centrale, centrocampista, centravanti. Se hai una spina dorsale forte, puoi costruire tutto il resto".
Un pensiero su Hojlund?
"Secondo me il lavoro più importante è mentale e fisico. I giocatori nascono con certe caratteristiche, ma la bravura dell’allenatore sta nel farle esprimere al massimo. Poi arriva anche il lavoro tattico, certo. Højlund è giovane, sta vivendo un momento mentale e fisico straordinario, come tutta la squadra. Quando porti i giocatori al massimo della condizione psicofisica, possono battere chiunque, anche le squadre più forti del mondo".