Calciomercato Napoli, Giuliani: "Niente rivoluzione: ci saranno poche cessioni"
Fulvio Giuliani, giornalista e direttore de La Ragione, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video. Di seguito le sue dichiarazioni.
Partiamo dalla notizia del giorno. Il Corriere della Sera rilancia l’ipotesi di una firma imminente tra Massimiliano Allegri e il Napoli. Si parla di “fumata bianca”. È davvero la settimana decisiva? “Sì, direi che è una non-notizia. Tutti possono stare tranquilli: Allegri sarà l’allenatore del Napoli. Non lo è ancora ufficialmente per le note vicende legate al Milan, non alla società azzurra. Ma il futuro è già scritto, non ci sono dubbi”.
Che idea hai della scelta del Napoli di affidarsi ad Allegri? “Io sono sempre stato, per usare un termine semplice, un “giochista”: mi piace vedere le squadre giocare bene a calcio. Poi cosa significhi “giocare bene” è un altro discorso, ma il riferimento è al bel calcio. Detto questo, Allegri non rappresenta il mio sogno calcistico. Però la scelta la apprezzo per un motivo: il Napoli aveva già un allenatore carismatico come Conte, molto divisivo. Allegri è un altro tecnico di grande carisma, capace di gestire un presidente complesso come Aurelio De Laurentiis”.
Il Napoli rischia di non trovare un equilibrio con Allegri, soprattutto per la proposta di gioco? “Allegri non è un integralista. Quando dice che “il calcio è semplice” intende criticare l’idea di un calcio troppo rigido e schematico, che ignora gli eventi e le variabili della partita. Il miglior Allegri si è visto in Europa, anche se con squadre molto forti, soprattutto la Juventus delle finali di Champions. Va sempre ricordato il materiale umano a disposizione: quella Juventus era una squadra straordinaria. Il Milan dell’ultima fase, invece, era una squadra tecnicamente modesta. E questo pesa”.
Il Napoli, per caratteristiche, si adatta al calcio di Allegri? O rischia difficoltà contro squadre chiuse? “È un tema evidente. Allegri non ha un’impostazione di dominio del gioco. Il Napoli, invece, negli ultimi anni è stato abituato a un calcio di controllo, prima con Spalletti e poi in parte con Conte. Con Allegri immagino una squadra più verticale, veloce, capace di ripartire in pochi tocchi, sfruttando soprattutto gli esterni, che sono il vero patrimonio della rosa. Ma questo richiede equilibrio, soprattutto in difesa. È lì che si gioca la vera sfida”.
Si dice che l’ultima esperienza di Allegri non sia stata positiva. Quanto è colpa sua? “È vero che il Milan ha vissuto una fase complicata, ma non bisogna dimenticare il contesto. Non aveva una rosa di altissimo livello. Detto questo, Allegri ha delle responsabilità nel non essere riuscito a valorizzare completamente la squadra, ma non si può pensare che ogni allenatore debba fare miracoli”.
Con Allegri cambierà anche il mercato del Napoli? Si parla di possibili partenze ridotte rispetto a quanto previsto con Conte… “Sì, credo che la narrazione sia cambiata. Prima si parlava di rivoluzione, ora meno. Si dice che Allegri voglia blindare alcuni giocatori come Lobotka e che su Anguissa si valuterà con calma. Potrebbero partire pochi elementi. In generale, i gruppi non si possono rivoluzionare ogni anno. Serve anche continuità, anche se un certo ricambio è fisiologico”.
Si parla anche di giovani talenti e valutazioni economiche. Come vedi il sistema? “Il problema è più ampio. Siamo in una fase molto difficile del calcio italiano. Non si capisce perché un giovane debba avere certe valutazioni senza aver dimostrato continuità. Si parla spesso di cifre alte per giocatori che hanno fatto poche partite. Il punto è che oggi si fatica a valorizzare davvero i talenti. E questo è un problema sistemico”.
In sintesi, che Napoli ti aspetti? “Mi aspetto un Napoli diverso: più verticale, più diretto, meno basato sul possesso prolungato. Non è detto che sia meglio o peggio, ma sarà sicuramente una squadra con una nuova identità, costruita attorno a velocità e transizioni, e con gli esterni come arma principale”.