Camerota: "Napoli top club, da anni al vertice. Conte? Con lui prendi un 'pacchetto'"
Igino Camerota, ex dirigente del Napoli, è intervenuto nel corso di "Cronache Azzurre" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): “Lucca-Lang via per il rapporto con Conte? Guarda, sui rapporti personali tra atleti, mister e staff tecnico parliamo di dinamiche che, giustamente, restano dentro il centro sportivo e lo spogliatoio. Quello che spesso si dice all’esterno è interpretazione, deduzione. Da un punto di vista più generale, il mio invito è sempre alla serenità e alla calma. Non dimentichiamoci che il Napoli oggi è davvero un top club. E il passaggio da una realtà – con tutto il rispetto – come l’Udinese o altre società, al Napoli è enorme. L’upgrade è grosso. Questo non significa che i calciatori presi non fossero all’altezza, perché lì entrano valutazioni tecniche su cui non mi spingo, però è evidente che il Napoli ha raggiunto un livello tale per cui giocare da protagonista, in campionato e in Champions, alza tantissimo l’asticella. Per alcuni è difficile da gestire, per altri magari è più semplice”.
Quindi non è solo una questione tecnica: è anche un salto mentale e ambientale.
“Assolutamente. Io ricordo gli anni in cui ero al Napoli: i tre di Sarri e il primo di Ancelotti. La bellezza di quella squadra era vederla in allenamento. Anche chi non era un tecnico si rendeva conto che c’erano calciatori di livello incredibile, e altri su un gradino più basso. La differenza si vedeva”.
Veniamo alla comunicazione di Conte: piace a molti, irrita altri. Da communication manager, come la giudichi?
“Quando prendi un allenatore come Conte sai che ha uno stile definito. È un ‘pacchetto’. Conte prima di essere allenatore ha avuto una carriera da calciatore ad altissimi livelli, ha vinto, ha vissuto certi palcoscenici. Quello stile fa parte di lui. Poi è normale: ci possono essere cose su cui uno non è d’accordo, ma se scegli Conte sai cosa stai scegliendo”.
Trasparenza o ‘bugia strategica’: nel calcio cosa funziona davvero?
“Io sono assolutamente per la trasparenza. Ti faccio un esempio concreto: Kalidou Koulibaly. La sua comunicazione è sincera perché c’è simmetria tra ciò che è e ciò che dice. E quando una comunicazione non è sincera, prima o poi crea un cortocircuito: perdi credibilità. Certo, ci sono aspetti che per strategia o per tutela non si comunicano. Penso alla sfera privata. Ma la linea generale, per me, resta la chiarezza”.
Sul Napoli c’è un tema ricorrente: infortuni e tempi di recupero comunicati, poi spesso smentiti dai fatti. Che idea ti sei fatto?
“Come hai detto in premessa, parliamo di dati sensibili: privacy dell’atleta, valutazioni legittime del club. Però, in generale, conviene sempre chiarezza e trasparenza, perché se no parte il meccanismo delle interpretazioni. E a Napoli, dove si parla di Napoli h24, una maggiore chiarezza può evitare che si brancoli nel buio. Poi è vero: ci sono valutazioni che dall’esterno non possiamo conoscere”.
Negli ultimi anni il Napoli si è chiuso anche su altri aspetti: report più scarni, poche conferenze pre-gara. Da cosa può dipendere?
“La comunicazione di un club è sempre ‘di squadra’: coinvolge più livelli, non è mai una scelta isolata. Sugli allenamenti, a volte, c’è anche poco da dire davvero ogni giorno. In altri momenti subentrano scelte strategiche: ti apri di più o di meno in base al contesto. C’è poi una componente culturale italiana: siamo legatissimi al risultato. Ti faccio un esempio fuori dall’Italia: quando Koulibaly era al Chelsea, dopo una brutta sconfitta fecero un allenamento a porte aperte. Da noi è più complicato, perché tutto dipende dall’umore e dal risultato”.
E sulle conferenze stampa? È legittimo ridurle?
“L’UEFA impone l’obbligo per le partite europee, quello è chiaro. Ma se fai i conti: 38 partite di campionato, più coppe, più impegni vari… un allenatore arriverebbe a fare 90-95 conferenze. È comprensibile che, a certi livelli, ci sia l’esigenza di non parlare sempre. Il punto, semmai, è che non diventi una consuetudine totale. Ma dietro queste scelte c’è sempre un dialogo interno e una linea definita”.
Da tifoso e osservatore, cosa ti aspetti da questa stagione del Napoli?
“Se guardi la Champions resta rimpianto: sono passate squadre oggettivamente inferiori. È stato chiarissimo anche Conte: la partita di Copenaghen pesa tantissimo. In campionato sembra che l’Inter abbia preso una bella rincorsa e sarà dura da acchiappare. Però io sono pragmatico: il Napoli è lì, resta stabilmente tra le prime quattro. Tolto l’anno successivo allo Scudetto di Spalletti, è sempre rimasto su livelli alti. Non vedo motivi di grande preoccupazione”.
In chiusura, un pensiero anche per Koulibaly dopo il lutto: quanto conta quel legame con Napoli?
“È un legame fortissimo. Kalidou è ancora amatissimo a Napoli e non potrebbe essere altrimenti. Anche il messaggio del club è stato apprezzato: in certi momenti il lato umano conta più di tutto”.