Capone ricorda Savoldi: "Con me fece 28 gol. Insieme anche per incidere la sua canzone"
Nel corso di 'Cronache Azzurre' sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB, si rende omaggio a Beppe Savoldi, una leggenda del calcio partenopeo, attraverso la voce dell'ex calciatore Antonio Capone, che ha condiviso con lui momenti indimenticabili durante la loro carriera al Napoli. Capone racconta aneddoti toccanti e dettagli sulla loro amicizia, nonché sulla straordinaria intesa in campo che ha portato Savoldi a realizzare 28 gol in una stagione.
Ieri è scomparso Beppe Savoldi: che ricordo ha di lui, anche dal punto di vista umano e calcistico?
"Ho vissuto due anni a Napoli con lui, nel 77-78 e 78-79. Il primo anno è stato eccezionale. Ho conosciuto una persona normale, nonostante lo chiamassero “Mister miliardo”. Siamo stati molto amici, andavo spesso a casa sua, abbiamo passato tanto tempo insieme. Calcisticamente ci siamo trovati subito: io facevo la spalla e lui era il bomber. Era molto intelligente, dopo poche partite aveva già capito tutti i miei movimenti. Quell’anno fece 28 gol, 16 in campionato e 12 in Coppa Italia, un record. Quando andò via disse che ero stata la spalla più importante della sua carriera: per me è stata una grande soddisfazione. L’ultima volta che l’ho sentito mi disse che non stava bene, ma non pensavo a una cosa così grave. La notizia mi ha colpito molto, eravamo davvero amici."
Era davvero così forte nel gioco aereo come si racconta?
"Sì, era il suo pane. Aveva un’elevazione incredibile pur non essendo alto. Mi spiegò che da ragazzo giocava a basket e questo gli aveva dato elasticità. Si fermava in aria, era impressionante. Era fortissimo di testa, ma anche al volo col sinistro. Era la sua specialità."
C’è un episodio che rappresenta il vostro rapporto, come quello di San Siro?
"Quella partita fu l’apice più per lui che per me. Io purtroppo non ho avuto continuità, anche per il carattere: non amavo allenarmi duramente e questo mi ha penalizzato. Ero nel giro della Nazionale, Bearzot mi disse che potevo essere tra i convocati per l’Europeo 1980, ma mi ruppi il menisco. Il talento c’era, ma mi è mancata la continuità."
Che Italia ha visto ieri?
"Non sono né ottimista né pessimista, direi una via di mezzo. I fuoriclasse di una volta non ci sono più. Oggi gli attaccanti sono bravi, ma non come quelli di prima. Il calcio è molto cambiato: è più atletico e può vincere chiunque. Anche nazionali meno blasonate possono arrivare in fondo. In Italia però manca il talento, quello vero."
Il Napoli può ancora lottare per lo scudetto?
"Può succedere di tutto, ma l’Inter resta la più forte come rosa. Il Napoli, nonostante gli infortuni, è ancora lì e risente meno delle assenze rispetto all’Inter. Però a pieno organico l’Inter ha qualcosa in più. Conte sta facendo un grande lavoro, forse è il migliore in Italia, anche se in Europa ha fatto fatica. Oggi il calcio italiano è dietro a Inghilterra, Spagna e Germania: siamo un po’ indietro a livello di talento e qualità."
Ricordi la canzone cantata da Savoldi?
"Certo, andai con lui quando l'ha incisa al Vomero. Mi portò con lui, che poi a me mi è piaciuto sempre cantare, infatti gli dissi: 'Vedi che io canto meglio di te'.