Caso Lukaku, Scozzafava: "Probabilmente De Bruyne sa qualcosa, ma non si espone"
Monica Scozzafava, giornalista del Corriere della Sera, è stata nostra ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Caos Italia. Qual è il tuo stato d'animo da giornalista e qual è la tua analisi rispetto al contatto?
"Il mio stato d'animo, poi sai, è difficile scendere da giornalista italiana donna che teneva moltissimo che l'Italia finalmente uscisse da questo buco nero e si qualificasse al prossimo mondiale. Ieri sera ho provato veramente dolore, dolore per il fatto in sé, dolore nel vedere i volti, soprattutto di Piesposito, ma anche di Palestra, ragazzi giovani che evidentemente ci avevano creduto tanto e che si trovavano di fronte probabilmente alla prima mazzata sportiva vera della loro carriera. Questo sicuramente mi ha intenerito, mi ha fatto ancora più male, e questo riguarda il sentiment. Per quanto riguarda se me l'aspettavo, sinceramente no, non me l'aspettavo perché i sentimenti con Gattuso li avevo visti bene: dai loro sguardi, dalle loro parole, soprattutto dopo la partita contro l'Italia del Nord, avevo percepito questa gran voglia di conseguire l'obiettivo, di farcela. La partita ha detto in qualche modo questo, poi chiaramente sono sempre gli episodi tante volte a determinare il risultato. Probabilmente, anzi ne sono certa, senza l'espulsione di Bastoni le cose sarebbero potute andare diversamente. Hanno retto in 10 per 80 minuti, qualche gol in più probabilmente si poteva anche fare, al di là delle occasioni più chiare capitate sui piedi di Ken e di Marco. Ci credevo fino ai rigori, perché lì i rigori loro sono infallibili. L'Italia sembrava quasi un agnello sacrificale. Abbiamo visto il 17enne Ipegovic, decisivo anche contro i Galli, tirare quel rigore con leggerezza, freschezza, serenità in viso che sicuramente i nostri non avevano, e purtroppo lo prevedevo. Ai rigori non c'erano più persone del calibro di Ken, Retedi, Napolitano: tiratori ma non leader di questa squadra. Alla fine, tutti questi nomi che stiamo facendo da stamattina non erano calciatori con un valore assoluto, non erano leader di questa squadra. Alla fine, in lacrime a fine gara, chi c'era? C'era Spinazzola che probabilmente non giocherà più un mondiale, c'era Piesposito, giovane tanto legato alla causa, e c'era Marco Palestra, a 20 anni alla sua seconda presenza con la maglia della nazionale. Questo dà una dimensione di quello che è stato il gruppo costruito da Gattuso."
Esiste questo gruppo? Cosa è riuscito a dare in questi sette mesi Gattuso a questa squadra?
"Secondo me questo gruppo esiste come gruppo di uomini, come gruppo che aveva fatto una sorta di patto, un gruppo che si è divertito insieme, al di là dei dettami tecnici e tattici di Gattuso. Non sono d'accordo con chi dice che il gruppo non esiste. È chiaro che abbiamo visto le facce spaesate di Palestra e Piesposito perché sono ragazzi e questa è probabilmente la prima mazzata sportiva della loro carriera. Piesposito ha fallito anche il rigore. Anche il capitano, eliminato per la terza volta consecutiva ai mondiali, è andato a parlare davanti alle telecamere, dimostrando carattere. Non ho apprezzato che Donnarumma non sia andato a parlare, così come altri. Tra loro si era sviluppata una sintonia, un'energia, che si era vista nelle prime battute della partita. Poi il calcio è anche questo: incidenti, episodi, fortuna. Adesso bisogna fare un vero reset, avere consapevolezza di quello che è successo, individuare responsabilità politiche, e non prendere decisioni affrettate. Non possiamo prendercela sempre col calcio italiano: il calcio italiano non esprime più grandi leader da 20 anni, compresi i mondiali del 2010 e del 2014. Il detto napoletano 'Il pesce puzza dalla testa' fotografa bene la situazione. Bisogna prendere coscienza che il calcio italiano così è finito. Servono passi indietro, aria nuova, aria fresca. Non tocca a me indicare chi deve farlo."
E per quanto riguarda la gestione dei casi spinosi, come quello di Lukaku, pensi ci saranno ripercussioni?
"Sì, è una grana, un problema che non si risolve in una stagione. Ripercussioni immediate? Non credo, perché il Napoli, suo malgrado, era riuscito a rimettersi in carreggiata per questo rush finale senza il contributo pieno di Lukaku. La condizione fisica di Lukaku era limitata, e questo si vedeva anche ai 43 minuti accumulati dopo il ritorno. Le ripercussioni da questo punto di vista no. Conte ha leadership unica nel gruppo e sono certa che guiderà la squadra a ottenere il massimo, almeno il secondo posto. La gestione della situazione da parte del calciatore poteva essere migliore: una linea di dialogo diretta con il club e l'allenatore avrebbe evitato il rumore attorno a questa vicenda. Io considero questo comportamento un tradimento nei confronti del club, perché non ha risposto, non ha comunicato nulla."
Kevin De Bruyne ha parlato della situazione di Lukaku: cosa ne pensi?
"De Bruyne ha parlato con diplomazia, mostrando intelligenza. Probabilmente sa qualcosa, avrà parlato con Lukaku, ma non si è esposto. È concentrato sulla nazionale e lo sarà quando tornerà al Napoli per dare il suo contributo al rush finale. Non conveniva a nessuno farsi coinvolgere pubblicamente in questa vicenda, e De Bruyne non l'ha fatto."