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Cesarano ricorda Franco Esposito: "Fu il primo a dirmi: il Napoli ha preso Maradona"

di Antonio Noto

Rino Cesarano, giornalista, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video

Tu conoscevi bene Franco Esposito, qual è il tuo ricordo?

"Guarda, io lo conoscevo già quando lavoravo a Il Mattino e io ero al Corriere dello Sport, poiché le due redazioni, Il Mattino all'epoca era in via Chiatamone all'angolo e noi stavamo un po' più su, sotto alle colonne, il colonnato che poi porta a Santa Lucia, per cui quando io uscivo per andare a prendere il caffè incrociavo spesso lui, delle volte se non lo incrociavo lo chiamavo: scendi prendiamo un caffè a Piazza dei Martiri, perché era un mare di conoscenze. Rispetto a me, io ho cominciato un poco dopo a fare il giornalismo, lui già diciamo pasticciava nel mondo del pugilato, stava in mezzo ai libri, era entrato credo a Sport Sud prima di me e poi dopo al Mattino, per cui lui conosceva tutti gli sport, ma quello che mi colpì, e che poi ho avuto modo di verificare quando è venuto a lavorare al Corriere dello Sport gomito a gomito, era la scrupolosità nella ricerca della notizia e del particolare. Quando poi si è dedicato al calciomercato in Italia era un numero uno, perché aveva una forza, una perseveranza nel rincorrere le trattative tipo un investigatore privato: si piazzava lì e martellava di domande tutti coloro che avrebbero potuto dargli un indizio che portava poi alla notizia. Io lì mi sono allenato stando vicino a lui, ascoltando persino le telefonate, perché all'epoca non c'era Internet, quindi facevamo le capriole, telefonavamo all'estero per sapere, per esempio, quando anticipammo l'acquisto di Careca e poi di Alemao, perché avevamo in comune l'amicizia con Rossellini, un procuratore di Perugia che agiva in Brasile. Tempestavamo di domande: prima chiamava lui, poi chiamavo io, finché per sfinimento arrivava la notizia. Quando è venuto al Corriere dello Sport c'era anche De Luca, quindi eravamo in tre. Io arrivavo verso le 11 del mattino e lui stava già immerso con la testa dentro agli almanacchi del calcio illustrato: confrontava dati, gol, numeri, una cosa incredibile."

Che idea aveva Esposito della proprietà del Napoli nel 2004?

"Esposito e io abbiamo vissuto l'epoca Ferlaino e l'epoca De Laurentiis, quindi lui inizialmente non gli piaceva il carattere di De Laurentiis, lo riteneva troppo aggressivo, estroverso, polemico. Io ero un po' meno critico, perché avevo un contatto più diretto e avevo capito che quel suo modo di fare era guascone, senza cattiveria. Però lui ne apprezzava l'umiltà di essere voluto partire dalla Serie C, di aver voluto vedere tutte le carte e partire da zero, e di essersi affidato totalmente a Pierpaolo Marino. Apprezzò anche la scelta di Edy Reja. Quando poi andò in pensione, Marino organizzò una cena per Franco Esposito, segno del rapporto che aveva con noi giornalisti."

Hai un aneddoto su Maradona durante la trattativa?

"Sì, perché loro stavano a Barcellona, c'erano Corbo ed Esposito, ed Esposito era quello che tampinava Antonio Juliano. Io ero quello che chiamava più Esposito che Corbo, perché anche mentre scriveva riusciva a darmi due o tre parole. Ricordo che stavo a Ischia, durante una trattativa, e chiamai in Spagna: allora come procede? Esposito mi disse: il Napoli ha preso Maradona, ora devo chiudere. Io poi chiamai anche Corbo per conferma e mi disse di prepararmi a scrivere l'articolo."

Tra di voi c’era anche competizione?

"Tantissima, era una guerra bella, a chi arrivava prima, a chi scopriva qualcosa, a chi dava il buco all’altro."

Come lavoravate senza internet?

"Noi eravamo cronisti della carta stampata, avevamo un passo diverso: mettevamo la testa negli almanacchi, facevamo cento telefonate al giorno. Io tenevo un tabellone fatto da me con presenze, arbitri e gol. Il lunedì non mi dovevano disturbare. Quando andavamo in trasferta, aggiornavo tutto manualmente. Era prima di Internet, si lavorava così, con tanta fatica."

Come giudichi oggi la gestione De Laurentiis e la situazione con Conte?

"In questo momento Conte rappresenta una Ferrari in possesso di una famiglia che non ha il garage per tenerla. Non si può permettere la Ferrari, però De Laurentiis ha capito che solo con questa Ferrari può stare al passo delle grandi. Credo sia disposto a fare altri sacrifici, a patto che Conte riesca ad adattarsi. Il Napoli deve ringiovanire e abbassare il monte ingaggi, altrimenti rischia. Se trovano sintonia il matrimonio va avanti, altrimenti è complicato."

Conte può andare in Nazionale?

"È presto per dirlo, ma credo sia l’unico allenatore capace di rilanciare un movimento dalle macerie. È una scelta sicura rispetto ad altri profili più rischiosi."

Serve altro per crescere?

"Serve un centro sportivo. Io lo dico da quindici anni: prima ancora dello stadio, serve una struttura per i giovani. È fondamentale per crescere davvero."

Un nome per il futuro della panchina?

"Il nome è Mancini. In alternativa Maresca o Farioli. Klopp e Guardiola non sono realistici. Servono nomi possibili."


Rino Cesarano a Difendo la Città
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