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Conte batte quasi sempre Allegri, Cagni: "Ma statistiche non dicono nulla"

di Fabio Tarantino

Luigi Cagni, allenatore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.

La gara di ieri Napoli-Milan è stata bella esteticamente, divertente, spettacolare oppure no?

"Sì, due squadre che secondo me tecnicamente buone adesso ma che hanno le potenzialità di essere ottime perché hanno giocato tutte e due senza un centravanti che sia un centravanti, insomma, come lo intendo io. Tecnicamente sì, perché si credono dei giocatori di calcio, quindi questa è la realtà. Poi il gioco è andato a sprazzi."

In molti hanno messo in dubbio lo spettacolo offerto dalla Serie A, anche in relazione allo stato del calcio italiano. Lei cosa ne pensa?

"Per me è stata una bella partita. Io vedo le partite in un modo probabilmente diverso, nel senso che sapendo che il Napoli per esempio finalmente aveva al centrocampo quello che secondo me è il più forte d’Italia, ma non con i giocatori che sono al 100%. Io quando vedo giocare De Bruyne sono quelle cose che l’allenatore guarda e dice: questo illumina. Cioè è un giocatore che si capisce che l’allenatore non gli dice tante cose, è lui che trova il suo spazio. E io quando vedo giocatori di questo tipo ho grandissimo piacere. Guarda caso, Conte cambia nel secondo tempo, mette due esterni e la partita la vinci. Ormai, non oggi ma da sempre, il calcio è lì: sulle fasce laterali e nell’uno contro uno, se tu dribbli fai gol."

Un giudizio sui due brasiliani, Giovani e Alisson, arrivati a gennaio?

"Il discorso è proprio questo: manca in Italia il motivo per cui noi non andiamo bene, perché non abbiamo più esterni, non abbiamo più giocatori che dribblano, questa è la realtà dei fatti. Quindi bisognerà che ricominciamo, come sto dicendo da mesi, da anni. I settori giovanili devono essere gestiti in modo totalmente diverso. Il calcio è quello lì. Poi, guarda caso, l’Inter senza Lautaro ha avuto dei problemi. Appena entra Lautaro cambiano le partite. È un ruolo determinante che non c’è più, purtroppo. Non c’è più il centravanti, come intendo io, come intendono tutti, probabilmente anche gli allenatori, e non ci sono più gli esterni che dribblano. Qua sto parlando di italiani. Anche perché, ripeto, il fallimento italiano non deve diventare un argomento in soffitta adesso perché la cronaca impone di parlare del campionato. Quello è un fallimento che resta, deve essere una costante anche per le prossime settimane. La differenza è proprio questa: quelli come me il fallimento lo prendono come una cosa bella, da un lato, perché fallisci e dal fallimento capisci cosa devi fare, dove sbagli, se sei bravo. E dalle sconfitte acquisisci delle cose, non dalle vittorie."

Si aspetta davvero cambiamenti strutturali nel calcio italiano oppure tra qualche anno saremo punto e a capo?

"Io mi aspetto solo una cosa: che si capisca che il termine determinante è il merito. Dobbiamo mettere gente a comandare che ha merito, semplicissimo."

De Laurentiis ha detto che senza gli infortuni il Napoli avrebbe potuto rivincere lo Scudetto: è d’accordo?

"Secondo me sì. Come ti ho detto prima, il centrocampo è il più forte che c’è in Italia. De Bruyne, McTominay e Anguissa, con Lobotka che fa il regista, sono devastanti se stanno bene tutti. Quindi questo è mancato, e come è mancato poi il centravanti, fino a un certo punto, poi c’era e non c’era. Purtroppo c’è stato solo questo ragazzo che ha fatto benissimo comunque. Ma al di là di questo bisogna fare anche la critica sotto questo aspetto, anche ad Antonio. Secondo il mio punto di vista qualcosa dovrà cambiare nella preparazione psicofisica. Perché la maggior parte non sono stati infortuni da contrasti o cose di questo tipo, ma muscolari. Quindi bisogna che qualcosa cambi, forse. E lo farà, perché è un allenatore intelligente ed esperto, avrà capito."

I confronti diretti tra Conte e Allegri hanno qualche significato nel giudicare i due allenatori?

"No, perché sono statistiche che non dicono niente. Dipende dalle squadre che alleni, dipende come sei. Stiamo parlando di due grandi allenatori, secondo me. Quindi è solo un caso. La qualità dell’allenatore non si vede certamente dagli scontri diretti che hanno avuto negli ultimi anni. Io sono anti-statistica, sono alla pratica, non alla statistica."

Il grande dispendio mentale richiesto da Conte può aver inciso sulla stagione del Napoli?

"Posso dirti quello che secondo me: da fuori è impossibile giudicare. Ma conosco Conte da sempre, da quando era giocatore. Lui è un allenatore che pretende tanto sotto l’aspetto mentale ed è dispendiosa questa cosa. Ha la professionalità e il modo di vivere da professionista stampati dentro e pretende tantissimo. All’inizio, per i giocatori che non lo conoscono, è dura, perché è uno che ti stressa continuamente sotto l’aspetto mentale, perché pretende, come è giusto che sia. In questa cosa qui, secondo me, lui deve mollare un po’. Non tanto nella preparazione fisica, sul campo, perché non credo ci siano problemi: è una vita che fa l’allenatore con il suo staff. Però sotto l’aspetto mentale, di quello che pretende giorno per giorno, anche da se stesso. Se vi ricordate cosa ha fatto dopo Bologna: è andato via una settimana, aveva bisogno anche lui. Ha stonato un po’ tutto e tutti, poi li ha lasciati un po’ nel loro brodo a decantare, a riflettere. E ti è andata molto bene per il Napoli."


Luigi Cagni a PausaCaffè
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