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Cronache, Corazzi: "De Bruyne è un happy problem, il pensiero è stato 'dove lo mettiamo?'"

di Davide Baratto

Emanuele Corazzi, direttore di Cronache di Spogliatoio, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video: "Sapete che quest'estate, quando il Napoli ritira a Dimaro, io sono stato due giorni a trovare la squadra. Durante l'amichevole con l'Arezzo c'era un giocatore del Napoli che per due ore ha fatto la cyclette, perché non poteva giocare. A un certo punto, quando ha finito, sono andato lì vicino e gli ho detto: ma tu puoi vincere il Tour de France? Talmente pedali e sudi. Io intanto mi giravo e dicevo: dai mollerà, alzerà la gamba. Niente, sempre lì. Era Billy Gilmour, che tra l'altro è un ragazzo simpaticissimo. Abbiamo parlato di De Zerbi, che lui ha avuto al Brighton, un ragazzo veramente d'oro. Io auguro il meglio possibile a Gilmour, perché sono quei ragazzi per me splendidi, veramente".

Parlaci anche delle tue emozioni nel rivedere Kevin De Bruyne in campo, in Serie A, con la maglia del Napoli:
"Io devo essere sincero. Uso ogni tanto questo paragone con la logica del draft NBA: capita molte volte che la squadra che ha il primo pick non prende il giocatore più forte perché magari ha già quel ruolo coperto. Io su De Bruyne, che è un giocatore che ho amato — penso che insieme a Pogba nel nostro secolo sia uno dei due centrocampisti più forti che ho visto al vivo — ho come l'impressione che De Bruyne sia un happy problem. Passatemi il termine, perché definire De Bruyne un problema è quasi blasfemo. Però mi sembra che quando è arrivato, il pensiero è stato: dove lo facciamo giocare? Spostiamo McTominay in fascia? E mi sembra che in questa cosa si sia persa un po' quell'identità che aveva il Napoli di squadra con l'elmetto. Adesso De Bruyne — e sono felice per lui, per il Napoli, per il calcio — forse verrà collocato tra i due sotto punta, perché adesso è più facile giocare in questo modo. Però vediamo, perché io ho visto un De Bruyne che veniva molto indietro a prendere la palla, con un atteggiamento alla Zielinski, che si abbassava in mezzo ai centrali. Sono curioso di vedere come verrà il risultato. Dico che non è un problema: torna De Bruyne, torna la scatola".

Ti aspetti che De Bruyne faccia anche un altro anno a Napoli?
"Non lo so, perché secondo me dipenderà molto da chi sarà l'allenatore. Penso che l'Italiano sia quello che abbia più possibilità di essere il prossimo allenatore del Napoli. Ho imparato dai grandi direttori sportivi che esiste una cosa che si chiama linea tecnica: il direttore sportivo e l'allenatore decidono come si gioca, e poi il DS fornisce all'allenatore i giocatori che rispondono a quella linea tecnica. Manna, che si è dimostrato bravissimo in tantissimi acquisti — non ultimo la perla di ieri dell'1-0 — si confronterà con l'allenatore e decideranno insieme. Quindi: è funzionale De Bruyne? De Bruyne è ovvio che quando ha un allenatore che non è un problema ha il carisma nello spogliatoio. È il motivo per cui la Juve a un certo punto dice a Del Piero: grazie, sei il nostro eroe, ma è finita qui. Perché i giocatori, quando il carisma è più ingombrante della resa sul campo, diventano un problema. Non dico che sia così. Magari De Bruyne trova un allenatore che lo fa rendere al massimo. Non so in che condizione sia, non so che potenziale abbia ancora, perché non è vecchissimo: se pensiamo che Modric gioca a 40 anni, De Bruyne potrebbe giocare almeno altri tre anni. De Bruyne per me è tipo Liam Gallagher: io amo Liam Gallagher, amo tantissimo De Bruyne, e mi auguro che ritrovi quella roba lì. Devo dire la verità: quest'anno ne ho visto poco. Al di là di qualche lancio illuminante e di qualche calcio piazzato, il De Bruyne del City che col compasso disegnava sul campo l'ho visto poco".

Considerando i ritorni di De Bruyne e degli altri, il Napoli deve pensare solo a consolidare il terzo posto o può guardare anche al secondo?
"Dal terzo al secondo non cambierà niente, più una. Ma secondo me è importante capire: se sei in un anno in cui stai costruendo qualcosa per l'anno dopo, allora più che arrivare secondo o terzo ti interessa che Alisson Santos venga a fare bene, che Vergara cresca ancora di più, che McTominay ritrovi la forma, che De Bruyne finalmente trovi la sua collocazione, che sia felice — proprio felice, che lo vedi sorridere a Napoli. Poi gli dici secondo, terzo, quarto, chi se ne frega. Ma l'anno prossimo so che parto per vincere lo Scudetto, perché ho tutto per vincerlo, non mi manca niente. Del Napoli non manca niente in teoria per vincere lo Scudetto".

Conte può ancora rimanere? E cosa ti aspetti da lui nel finale di stagione?
"Penso che Conte abbia fatto… non c'era una persona migliore al mondo di Conte per fare l'allenatore l'anno scorso: prendi una squadra che è arrivata quasi dall'Europa, che devi rimotivare completamente. Quella è la missione dove Conte è il primo nella lista. E lo ha dimostrato. Quest'anno ci sono state tante difficoltà legate agli infortuni. Però questo suo essere indeciso fino all'ultimo — rimango o non rimango — già non era una bella cosa secondo me, perché lui funziona solo se è convinto al 100%. Da lì in poi tutto è stato un po' nello stile delle seconde stagioni di Conte: tante volte più una battaglia di box che una battaglia di calcio. Quindi forse un cambio e un po' di aria fresca, con tutto rispetto a Conte che per me è un allenatore sul campo straordinario, con il cuore e la passione che ci mette — stima 100%. Però forse, se fossi nella volontà di scegliere, scambierei. Detto questo, conoscendolo, non esiste altra via che chiudere il campionato con più punti possibili. E questa potrebbe essere anche una buona chance per lui per chiudere bene, lasciando quella che Mourinho chiama la football heritage: un Kvaratskhelia molto cresciuto, Vergara, Alisson, tanta eredità calcistica in tanti giocatori giovani. Se l'Italiano arriva a Napoli l'anno prossimo deve andare da Conte, dargli la mano e dirgli: grazie mille. Per il resto, De Bruyne a parte, è una squadra fantastica".

Sul doppio impegno europeo: è un limite di Conte?
"Conte è fortissimo, non discuterei mai Conte allenatore, mai. Per me è un super top. Si può discutere sulla comunicazione ogni tanto, sul doppio impegno c'è qualcosa da migliorare — e a un certo punto non è più un'opinione, sono i fatti a dirlo. A parte l'Europa League con l'Inter, la finale persa con il Siviglia, quest'anno fuori nemmeno dal playoff. Io ogni tanto penso che Conte sia talmente ossessionato dall'essere il numero uno, che in una competizione dove devi dire: arriviamo ai sedicesimi, facciamo il playoff, incassiamo dei soldi, facciamo una discreta figura — lui questa mentalità non riesce ad averla. È o bianco o nero. Il fatto che non possa competere con Manchester City, Barcellona, Arsenal, Real Madrid gli dà fastidio, e forse questo lo fa mollare. Sono più chiacchiere da cena che altro, ovviamente. Però di fatto sul fronte europeo deve migliorare. Faccio un paragone con l'Atalanta: Gasperini ha regalato notti europee che sono soldi e ricordi. Fare notti contro il Real, contro il Barcellona segna una generazione. Quindi tu, presidente del Napoli, hai il desiderio che — va bene, hai vinto due scudetti — però regalami delle notti europee che mi facciano sognare. Ci serve questa cosa".


Emanuele Corazzi a Sabato Azzurro
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