Da Milano, Fasano: "Pressione alta nell'Inter e paura di Conte, percezione molto presente"
Alfonso Fasano, giornalista di Rivista Undici, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Giovedì l’Italia affronterà l’Irlanda del Nord nei play-off: che sensazioni hai anche in vista di un’eventuale finale contro Bosnia o Galles?
"Le mie sensazioni sono molto negative e pessimistiche. C’è ansia, si percepisce chiaramente. A Milano c’è molta tensione, anche per il ricordo del 2018 e del 2022. Ho visto la nazionale dal vivo contro la Norvegia e mi è sembrata scarica, più che scarsa: preoccupata, impaurita, senza identità. Contro l’Irlanda del Nord, sulla carta inferiore, credo si possa vincere, ma la vera difficoltà sarà in Galles, in un ambiente difficile e contro una squadra più forte. Sarà complicato."
Ci sono differenze tra Milano e Napoli nel vivere la nazionale?
"Sì, assolutamente. A Milano c’è una maggiore partecipazione, un atteggiamento più unitario verso la nazionale. Napoli invece è più divisa su questo tema. Io sono tifoso della nazionale, lo sento per tradizione familiare, ma a Napoli è un argomento controverso."
Restando a Milano, che clima si respira per la lotta Scudetto?
"La percezione tra i tifosi dell’Inter è di una squadra scarica dal punto di vista delle energie psicofisiche. Ha fatto una grande stagione fino a un certo punto, poi quell’onda si è esaurita. Ora c’è preoccupazione anche per la pressione delle rivali, soprattutto per la presenza di Antonio Conte."
Quindi la paura principale è Antonio Conte più che il Napoli?
"Sì, qui si percepisce soprattutto quello. Il Napoli è visto come una squadra forte, ma la paura è legata a Conte: alla sua aura, alla sua capacità di essere decisivo in questi momenti. È una percezione molto presente qui a Milano, più che il riferimento diretto al Napoli, anche se le due cose vanno di pari passo."
L’Inter resta comunque favorita?
"L’Inter ha ancora tutto nelle proprie mani, ma dovrà confrontarsi con una squadra pronta a recuperare punti. La pressione è alta."
Esiste oggi un erede di Andrea Pirlo nel calcio italiano?
"No, assolutamente. E per certi versi è anche una fortuna. Pirlo è stato un fuoriclasse unico, ma oggi sarebbe fuori contesto rispetto al calcio moderno. Un centrocampista leggero come lui non è più adatto ai ritmi attuali. Per anni abbiamo cercato un suo erede, ma questo ci ha allontanato dall’evoluzione del calcio. Oggi servono giocatori diversi, come Tonali, che interpretano il ruolo in modo più dinamico."
Il calcio sta cambiando anche a livello di modello, come dimostrano alcune realtà emergenti?
"Sì, ci sono modelli nuovi. Alcuni club dichiarano apertamente che il focus è il business più che il risultato sportivo. È una visione rivoluzionaria, ma alla lunga, se il business funziona, i risultati arrivano. È un cambiamento importante nel modo di intendere il calcio."