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De Bruyne? Parlato: "Dichiarazioni forti, un campione come lui deve sapersi adattare"

di Antonio Noto

Manuel Parlato, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.

Che idea ti sei fatto delle parole di Kevin De Bruyne?
"È un'idea particolare, ma innanzitutto per la tempistica, perché secondo me è qualcosa che era già maturato nella sua testa, molto probabilmente rispetto ad alcune sostituzioni. Se ricordate quella di Milano, quella contro il Manchester. Io penso che da un campione come lui non ci si aspettino dichiarazioni del genere, anche rispetto alla questione del ruolo, perché un campione come lui deve comunque sapersi adattare. Ha giocato dovunque e in determinate situazioni importanti, quindi credo che l'adattamento di un campione come lui sia una cosa basilare. Però, se ha tirato fuori questa storia, magari le dichiarazioni sono state tradotte bene? Questa è la domanda, perché mi sembrano dichiarazioni molto forti, molto nette e queste, secondo me, devono anche far pensare al futuro. Sicuramente saprà che non è stato ingaggiato Guardiola ma Massimiliano Allegri. Non so se gli è capitato di vedere il Milan in questa stagione. È chiaro che il Napoli, secondo me, dovrà fare delle valutazioni anche sulle parole che ha aggiunto De Bruyne sul futuro. Poi mettiamoci anche a guardare quello che è stato il suo score. A parte l'infortunio, non è che Kevin De Bruyne ci abbia fatto vedere grandi partite in questa stagione. Mi pare abbia fatto 18 presenze in Serie A, 5 in Champions, 3 gol e 2 assist, di cui 2 solo con lo Sporting Lisbona, se non sbaglio. Però è stato un Kevin De Bruyne che francamente non ci si aspettava di vedere in questa condizione, soprattutto non solo fisica ma anche mentale, come se fosse un po' svogliato in campo. Non l'ho mai visto così combattivo. Magari è abituato a un altro tipo di calcio e allora la valutazione la deve fare lui: se vuole continuare a giocare in un campionato dove non si gioca certo a calcio champagne come in Italia. Se poi ha altre ambizioni, credo che anche le offerte che arrivano dall'Arabia Saudita e dalla MLS siano cose che il Napoli deve prendere in considerazione, anche rispetto alla politica di abbassamento del tetto ingaggi e di riduzione degli stipendi. Kevin De Bruyne è stato un costo morto in questa stagione, a conti fatti."

Ci sono state altre dichiarazioni, penso a quelle di Lobotka e Lang. Evidentemente la compattezza di cui parlava Conte non si percepiva così tanto nello spogliatoio?
"Secondo me bisogna guardare innanzitutto il risultato finale. Poi è chiaro che ci sono metodi che magari ad alcuni calciatori non piacciono, ma sapevamo che quello è il pacchetto Conte, quel tipo di metodo di lavoro. Le squadre di Conte si basano soprattutto sull'intensità, sulla fisicità, sulla grinta, sulla determinazione. Non sono mai state squadre spettacolari da vedere, sono state sempre squadre molto intense. Se ricordate anche la stessa Juventus, i giocatori erano normali. Io credo che bisogna guardare prima il risultato. Ognuno può discutere il metodo di lavoro, ma ci sono professionisti ben pagati. Se il metodo ti permette al primo anno di vincere lo scudetto e al secondo, in una stagione caratterizzata dagli infortuni, di arrivare secondo e vincere una Supercoppa, allora qualcosa vorrà dire. Certo, possiamo discutere degli infortuni, della gestione dei recuperi, ma se alla fine il Napoli è arrivato secondo e ha vinto una Supercoppa, e proprio in Supercoppa abbiamo visto anche un bel Napoli dal punto di vista estetico, allora sono valutazioni che fanno i calciatori rispetto ad altre esperienze. Magari questo metodo si è esaurito nella testa di alcuni giocatori, perché sappiamo che questo tipo di lavoro li spreme al massimo. Io credo che sia soprattutto una questione di saturazione."

C'è chi sostiene che De Bruyne andrà via perché Allegri è ancora più difensivista di Conte. Cosa ne pensi?
"Per fare una valutazione deve farla il calciatore. Non so se gli è capitato di vedere il Milan in questa stagione, penso di sì. Magari Lukaku gli spiegherà chi è Allegri. Però credo che sia stato un pretesto per cercare di pungolare la società rispetto a quest'altro anno di contratto che ha, per capire e sondare. Se non c'è convinzione da parte sua, non è una questione né di sistema di gioco né di posizione in campo. È una questione di voglia e di volontà di dimostrare ancora di poter far parte di un determinato calcio. Francamente, con tutto il rispetto, De Bruyne mi ha deluso in questa stagione. Al netto dell'infortunio, il Napoli prendeva comunque un giocatore che arrivava con degli acciacchi. E poi, diciamo la verità, da quello che mi risulta Conte non l'ha mai chiesto. Anzi, era un calciatore che sarebbe arrivato proprio per Allegri, a prescindere dalla permanenza di Conte. Fu un'intuizione di Manna. Poi Conte decise di restare dopo aver vinto lo scudetto, ma il Napoli aveva già preso De Bruyne."

Che Allegri troveremo a Napoli?
"Se guardiamo l'ultimo Allegri ci rendiamo conto di quello che può essere l'anarchia, ma l'anarchia non porta assolutamente a nulla. Io direi che la narrazione corretta è che Conte ha cercato di trovare un equilibrio. Se ricordate, a Dimaro disse che se uno dei quattro fosse rimasto fuori si sarebbe rischiato di aprire un caso. Successivamente, dal 4-3-3, visto che non arrivò un altro attaccante, iniziò a lavorare già a Castel di Sangro con il 4-1-4-1 per cercare di far lavorare tutti e quattro insieme. Il Napoli scelse di prendere Elmas, che non era un esterno ma un trequartista-centrocampista, e quindi si iniziò a lavorare in quella direzione. L'equilibrio tra questi quattro calciatori è stato complicato, davvero complicato. Qualcuno disse addirittura che quando si infortunò De Bruyne Conte fosse stato fortunato. Io non sono d'accordo. Si è detto di tutto e francamente è una follia. Perché il Napoli, se ricordiamo anche la gara con lo Sporting Lisbona, stava trovando la quadra con i passaggi filtranti di Kevin De Bruyne. Poi è arrivato l'infortunio e lì c'è stato il cortocircuito della stagione, che poi è stato composto con un cambio di modus operandi. Questa secondo me è la narrazione giusta. Però, se andiamo a discutere il rendimento di De Bruyne, dobbiamo dire che è stato deludente. Sicuramente penalizzato dagli infortuni, ma non è che sia arrivato integro e senza acciacchi, oltre ad avere già un'età abbastanza avanzata."

Quindi il Napoli potrebbe anche favorire una sua uscita?
"Il Napoli dovrà fare delle valutazioni, innanzitutto rispetto alla politica che vuole adottare di abbassare il tetto ingaggi e ridurre gli stipendi. Se togli Lukaku e De Bruyne, il tetto ingaggi si abbassa già di molto. Secondo me, non volendo banalizzare, De Bruyne ha fornito il miglior assist della stagione al Napoli. Se non c'è la voglia di restare, sapendo che è arrivato un allenatore che non è Guardiola dal punto di vista estetico e della proposta calcistica, allora uno più uno fa due. Per me De Bruyne è già andato. La collocazione la troverà, non penso che gli manchino mercato in Arabia Saudita o in MLS. In questo momento credo che quella sia anche la dimensione giusta rispetto a ciò che ha fatto vedere nell'ultima stagione: deludente, ma sicuramente penalizzata da un infortunio importante."

Cosa pensi della scelta di Allegri e delle perplessità della piazza?
"Se guardiamo il curriculum di Allegri è un curriculum di tutto rispetto. Però dobbiamo anche dire che negli ultimi anni la sua proposta di calcio non è andata al passo con i tempi. Secondo me Italiano è più propositivo. Allegri sarà una scommessa, potrebbe anche essere una bella riscoperta, ma questo ce lo dirà solo il campo. Io penso che De Laurentiis lo abbia scelto come scelta conservativa. Nella testa di De Laurentiis c'è sempre questa famosa Champions, la volontà di andare avanti il più possibile. Quella Champions con Spalletti, in cui forse il Napoli avrebbe potuto quantomeno arrivare in finale, gli è rimasta sullo stomaco. Questa è la sensazione che mi dà la scelta. Però dobbiamo dire che è una scelta controversa dal punto di vista tattico e anche personale. Se per un mese tratti Sarri, poi valuti Italiano e infine prendi Allegri, c'è una contraddizione a livello di proposta calcistica. E c'è anche una sfida con la piazza, perché sappiamo bene che in questo momento la piazza non gradisce Allegri. Per lui sarà un doppio impegno: riscattare le ultime stagioni e far ricredere la piazza sulle considerazioni che vengono fatte in questi giorni sul suo arrivo al Napoli."

È corretta l'analisi di chi ricorda solo gli scudetti vinti da Allegri senza considerare gli ultimi anni?
"Sì, perché purtroppo nella mentalità italiana si tende sempre a guardare i risultati, anche quelli vecchi, senza tenere conto di ciò che invece è giusto raccontare: qual è l'idea di gioco che vorrebbe inserire nel Napoli e se sia l'elemento giusto per la nostra identità. Negli ultimi dieci-quindici anni il Napoli ha avuto un'identità ben precisa. Non ha quasi mai avuto la rosa migliore e ha sempre cercato di colmare il gap con il gioco, con l'organizzazione e con risultati che arrivavano proprio grazie a questo. Altrimenti rischiamo di cadere nella solita contrapposizione tra risultatisti e giochisti. Ma il progetto del Napoli qual è? Perché se fino a pochi giorni fa trattavi Italiano, prima ancora Sarri, e poi vai su Allegri, mi sembra che non ci sia una linea ideale ben definita." 


Manuel Parlato a Domenica Azzurra
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