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De Bruyne vs Conte, Curcio: "Venuto fuori lo scontento dello spogliatoio, ADL primo ad annusarlo"

di Antonio Noto

Il giornalista Sergio Curcio è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Che idea ti sei fatto delle parole di Kevin De Bruyne?
"Io piuttosto vorrei sottolineare quello che si scriveva sul grande feeling che c'era tra De Bruyne e l'allenatore, cose peraltro scritte proprio ieri, poche ore prima, e apparse su un quotidiano poche ore prima di quanto poi avesse dichiarato Kevin De Bruyne a una radio o a una televisione belga. La verità è questa: prima di tutto noi, come giornalisti, dobbiamo avere la capacità di essere professionalmente corretti, onesti intellettualmente e non sbilanciarci soltanto perché si devono scrivere trenta, quaranta righe di nulla. Io mi attengo assolutamente a quelle che sono le cose che ritengo possano essere perlomeno veritiere, non vere, e quindi non sono il depositario di verità che non esistono nel calcio. Le parole di Kevin De Bruyne sono le parole di un giocatore che è stato assente per tanto tempo a seguito di un infortunio, che ha avuto modo di giocare poco con un allenatore come Conte, di cui conosciamo benissimo il modus operandi e soprattutto il suo pensiero nei confronti dei giocatori. Devono essere tutti dei soldatini, devono seguire in maniera più o meno totale quelle che sono le indicazioni dell'allenatore e quindi anche il suo pensiero tattico. Il giocatore, ricordiamo, da un punto di vista giuridico è pur sempre un lavoratore dipendente, perché la sentenza Bosman ha sempre messo in evidenza questo aspetto, tenendo conto peraltro che avevano una necessità di poter girare nel panorama europeo come liberi lavoratori. De Bruyne non ha fatto altro che esternare quella che era, o che è stata, anche una sua sofferenza. Credo, e la cosa mi risulterebbe facile pensarlo, che fossero molti i giocatori che avevano sicuramente dei problemi anche da un punto di vista comunicativo con Conte. Se devo fare un'accusa all'allenatore è proprio il fatto che lui abbia sempre cercato poco di avere empatia con i giocatori e questo fatto chiaramente alla lunga si ripercuote nei rapporti interni e nello spogliatoio. Lui ha fatto una piccola marcia indietro dopo i famosi sette giorni di riposo a Torino, dopo la gravissima sconfitta di Bologna, dove erano venuti fuori, e voglio capire chi è che non aveva letto in quel senso la sconfitta di Bologna, tutti i malumori che c'erano nello spogliatoio. Questo fatto, se da un lato ti fa capire che Conte ha sicuramente avuto delle responsabilità nel tipo di allenamenti, dall'altro mi avrebbe fatto piacere sentire anche i collaboratori, quelli che facevano parte del suo staff per quanto riguarda la parte atletica, per capire se gli avevano mai consigliato di non andare oltre quello che poi diventava, ed è diventato per molti, stress negativo che ha portato ai tanti infortuni. È vero che lui era il lead coach, quindi era il responsabile, ma è normale anche che giocatori che hanno superato la trentina, soprattutto quando sono giocatori di un certo livello e con un certo passato alle spalle, non li puoi trattare come un Vergara o come un Elmas arrivato a gennaio. Sono giocatori che hanno un'esperienza anche nella gestione del proprio fisico diversa da quella che può essere l'intenzione di un allenatore di migliorarne la performance. A 34 anni non migliori più la tua performance. Puoi migliorare le capacità tecniche, la capacità di lettura, di governare l'attrezzo, ma non puoi migliorare fisicamente. Ormai sei un giocatore fatto, anche perché vieni da quindici o vent'anni di professionismo. Allora c'è una gestione del proprio corpo che probabilmente ha dato fastidio a diversi giocatori, credo anche a Lukaku probabilmente nel momento della riabilitazione. De Bruyne poi l'ha fatta deflagrare in maniera clamorosa parlando anche di un calcio diverso. Ma è normale: una cosa è il calcio che ha fatto a Manchester, in un campionato come quello della Premier e soprattutto con un allenatore come Guardiola, che aveva il possesso palla per giocare, per attaccare, per offendere; un'altra è un allenatore come Conte, che sicuramente privilegiava, privilegia e privilegerà sempre la fase difensiva, quindi di grossa copertura, per dare la sua identità e il suo carattere alla squadra. Per me non c'è niente di strano, perché sono malumori che secondo me dopo quei famosi sette giorni vennero già messi fuori dai giocatori nel confronto-colloquio con Antonio Conte. Antonio Conte avrà anche detto all'epoca: cercheremo di cambiare qualcosa. Probabilmente le cose sono andate proprio così, perché poi alla fine si è arrivati quasi fino alla fine della stagione con altri infortuni, ma tenendo molto basso il livello dello scontento dentro lo spogliatoio. Scontento che adesso, andato via Conte, è venuto fuori. Ma vi posso garantire che il primo che aveva annusato lo scontento è stato Aurelio De Laurentiis. Conte sarebbe rimasto se De Laurentiis gli avesse fatto il pressing per rimanere come fece la scorsa stagione, dove certi malumori erano stati completamente anestetizzati dalla vittoria dello scudetto. Quando quest'anno sono accadute determinate partite nelle quali il Napoli non ha brillato e non veniva al bandolo della matassa, ecco che ci sono state situazioni nelle quali molti giocatori hanno trovato opportuno, o hanno ritenuto opportuno, che venisse fuori lo scontento nei confronti di un certo tipo di metodo di allenamento e di atteggiamento dell'allenatore. Credo che Aurelio De Laurentiis, da imprenditore e soprattutto da persona che legge anche le cose umane, nonostante noi pensiamo che sia uno che guardi solamente a se stesso, abbia capito che nello spogliatoio c'erano forti malcontenti. Quindi non mi meraviglio che De Bruyne abbia parlato, forse perché è il più rappresentativo di quello che è stato il roster del Napoli nella scorsa stagione. Parliamo di un giocatore che però, ripeto, ha giocato poco e bisognerà capire quanto questo nuovo infortunio che ha subito abbia avuto un riflesso rispetto a quel tipo di preparazione che Conte ha fatto secondo me per tutti, senza creare un distinguo tra giocatori un po' più in là con l'età e che necessitavano sicuramente più di un allenamento di mantenimento della condizione, una volta raggiunto il top, e non di ulteriori affaticamenti. Perché, come ripeto, a 34 anni non è che puoi dare più tantissimo dal punto di vista atletico in senso migliorativo."

Con l'arrivo di Allegri, questo caso De Bruyne rientrerà?
"Io mi permetto di dire che Allegri, a differenza di Conte, è uno che non ha mai avuto un calcio così rigido. Secondo me potrebbe trovare terreno fertile nel momento in cui esprimesse in maniera chiara il suo modo di intendere come fare il calciatore anche fuori dal campo, oltre all'allenamento, e riuscisse a trovare con il suo staff una capacità di incontro empatico con gran parte dei giocatori che rimarranno. Come ho detto prima, De Laurentiis non poteva cambiare otto o nove giocatori della rosa, soprattutto alcuni giocatori esperti, e ha dovuto fare di necessità virtù. Non attribuendo pubblicamente a Conte determinate responsabilità, anche se poi in conferenza gli è scappato quel fatto sui tanti infortuni: probabilmente avrebbe vinto lo scudetto senza tutti quegli infortuni. Ma quella era un'accusa a chi quegli infortuni li aveva provocati e non poteva non essere Conte con i suoi professionisti della preparazione atletica. Già lì si capiva che c'era un distacco. L'insofferenza di Conte, che a un certo punto è sembrata anche un po' scostumata nei confronti di una persona molto più anziana di lui, faceva capire che probabilmente la conferenza per Conte doveva essere portata su altri binari: quelli di un addio e di un ringraziamento, senza sottolineare cose imbarazzanti per lo stesso allenatore. Probabilmente da questo suo impegno napoletano avrà tratto sicuramente degli insegnamenti, perché lasciamo perdere la stampa, chi remava contro, chi era contro per principio e quant'altro: un allenatore deve riuscire a essere anche distaccato dall'ambiente in cui vive, soprattutto dall'ambiente esterno. Quindi quando si è permesso di dire che il suo fallimento non è stata la possibilità di compattarsi, è stata una piccola grande bugia. Lui sa benissimo che queste situazioni le aveva vissute anche dove era andato ad allenare in precedenza, compresa Torino, dove poi venne addirittura ai diverbi con Agnelli quando lasciò la Juventus. È un'amabile bugia quella detta da Conte per non voler dire quelle che erano le sue sensazioni, che sarebbero state e potevano essere anche accuse rivolte ai giocatori. Quindi si sarebbe entrati in un tunnel dal quale non sarebbe uscito nessun vincitore, ma tutti sconfitti."

Guardando la rosa del Napoli, vedi Allegri più con un 3-5-2 oppure con una difesa a quattro?
"Io parlo ormai di un calcio di situazioni. I sistemi di gioco sono molti durante la partita e da questo punto di vista credo che Allegri, nonostante Conte quest'anno ci abbia fatto vedere anche per necessità diversi sistemi di gioco, sia meno ossessionante di un allenatore come Conte. Paradossalmente è meno integralista. Anche lui tende ad avere di solito un baricentro abbastanza basso a livello difensivo, però in attacco, probabilmente, quando si ritroverà con giocatori tipo De Bruyne, lo stesso Elmas, Neres se dovesse rimanere ma non ne sono certo, Vergara, giocatori in grado anche di creare gioco da soli, credo che a differenza di Conte sia più in grado di dare libertà a questi giocatori estrosi, capaci magari di puntare l'uomo e di giocare sull'uno contro uno. Da questo punto di vista è molto più flessibile nella ricerca di situazioni offensive di quanto non sia stato, o di quanto non sia, Conte. È chiaro che bisognerà vedere quale sarà la rosa del Napoli."

Ti piace Zeballos accostato al Napoli?
"Quando l'ho visto giocare a 19 anni era un crack. È un po' come Mastantuono, che abbiamo visto un paio di anni fa, classe 2007, e che adesso è al Real Madrid. Lui quando l'ho visto giocare aveva 19 anni, adesso ne ha 24 perché è del 2002 e quindi è ancora giovane. Quest'anno ha giocato con grande continuità, ha giocato bene, è un giocatore che sa saltare l'uomo ed è un giocatore che tatticamente ho visto migliorato molto rispetto al giocatore estroso che era agli inizi della carriera. Ti posso solo garantire una cosa: è molto più forte, per esempio, di quello che sembrava dovesse essere un altro crack che il Napoli fortunatamente non ha comprato, perché poi si è rivelato un fallimento, cioè Garnacho. Zeballos è molto più forte, ma aspettiamo pure gli altri eventuali innesti. Bisognerà capire. Allegri di base può giocare con il 4 se Beukema non venisse venduto, perché Beukema quest'anno non ha giocato nel suo ruolo, però ha imparato tanto. Bisogna capire se vorrà giocare come ha fatto con il Milan a un certo punto anche col 3, un 3-5-2, senza avere però grossi attaccanti, con un Leao tra infortuni e poca capacità di recepire un certo tipo di discorso da un punto di vista professionale, che è diventato poi l'oggetto misterioso della stagione. Uno che poteva fare la differenza tranquillamente, ma non l'ha quasi mai fatta. Lo stesso un po' anche Pulisic, soprattutto nella seconda parte di stagione. Sono giocatori che non sono punte, sono giocatori che partono da dietro, sanno trovare gli spazi e sanno anche concludere, però a un certo punto il Milan si è come bloccato su se stesso. Non vorrei che, e qui mi permetto di fare un'illazione, però andreottianamente sai come si ragiona: a pensar male si fa peccato, però molto spesso ci si indovina. Credo che l'unico dell'entourage dirigenziale rimasto, che è un grande ex giocatore ma da dirigente non ha ancora dimostrato niente, abbia creato una fronda all'interno dello spogliatoio. Non posso pensare che il Milan abbia perso le ultime tre partite interne in maniera indecorosa. Credo che ci sia stata una rottura nello spogliatoio, per cui mi sento anche di assolvere Allegri. Soprattutto, a differenza di Conte, Allegri è uno che si fa scivolare addosso, proprio per i tanti anni di esperienza accumulati, tutte quelle che possono essere le dietrologie che gli vengono lanciate contro, sia dalla stampa che dal tifo o anche da qualche dirigente. Lui non ci mette niente, non le manda a dire per interposta persona. Se deve incazzarsi, si incazza anche in diretta. Questa è la differenza che lo fa toscano di mare rispetto ai criptici Maurizio Sarri e Luciano Spalletti, che invece sono toscani di terra, di campagna. Lui è più fumantino, è più sanguigno. Paradossalmente, facendo una previsione, credo che potrebbe trovarsi a Napoli molto bene se riusciranno tutte le componenti, dalla società ai tifosi, a non avere subito la puzza sotto il naso, ma a giudicarlo per quello che è in grado di fare. Non dimentichiamo che comunque ha vinto cinque scudetti con la Juve e uno con il Milan, ha fatto due finali di Champions ed è uno che sicuramente viene a Napoli non perché deve riscattare l'ultima stagione, ma perché viene per cercare di far bene. Ha capito che la rosa del Napoli, se opportunamente allenata e se soprattutto nello spogliatoio si crea quella empatia e quella capacità di essere gruppo, di fare gruppo realmente, è una rosa importante. Ed ecco che si capisce anche la scelta di De Laurentiis di dover dire addio ad Antonio Conte." 


Sergio Curcio a Domenica Sport
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