Dir. Wall Street Italia: "Lukaku è stato un affare, ha vinto scudetto quasi da solo!"
Leopoldo Gasbarro, direttore di Wall Street Italia, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Quando abusiamo della frase “un’intera generazione non ha visto il mondiale”, che cosa vuol dire per un bambino non vivere un mondiale?
"Niente, perché non avendo vissuto precedentemente, non avendo vinto un mondiale, come è capitato per fortuna a noi, praticamente non vivi tutta l'emozione che noi abbiamo vissuto. Quindi ci auguriamo che questi ragazzini di oggi finalmente possano vedere veramente che cosa significa per una generazione vivere un mondiale e viverlo direttamente, magari un po' più da protagonisti."
Speriamo che stasera la Nazionale riesca nell'impresa. È più una questione di campo o di forza dell’avversario?
"È un'impresa più dettata dal campo che dalla forza dell'avversario. La Nazionale, se dovesse avere paura della Bosnia, è inutile andare ai mondiali. Però in una partita secca alla fine può succedere di tutto. Ci auguriamo che dopo i disastri delle precedenti edizioni questa volta l'Italia possa quantomeno tornare ai nastri di partenza di un mondiale dove merita di stare."
Le politiche dei club hanno inciso sulla mancanza di talenti italiani?
"Probabilmente le politiche poco italiane nelle squadre di calcio hanno dettato una situazione che poi ha portato i valori più importanti non essere espressi nei piedi dei ragazzi italiani. Io credo che quest'anno abbiamo visto, con l'episodio di Vergara, quello che sta succedendo nel calcio italiano. Un giocatore come lui, che meriterebbe assolutamente la titolarità, probabilmente avrebbe giocato tranquillamente anche in Nazionale, non avrebbe mai giocato se il Napoli non avesse avuto quella serie di infortuni che hanno portato Conte a schierarlo a giocoforza. Vergara si è dimostrato un campione. Questo testimonia quello che succede in Nazionale: chissà quanti saranno stati i Vergara. Poi nel Napoli c'è anche Di Lorenzo, arrivato tardissimo alla ribalta del calcio nazionale. Anche lui è un'altra testimonianza importante di quanto si possa essere bravi e forti tecnicamente ma non trovare gli spazi che si meriterebbero."
All’estero cosa funziona meglio?
"È una meraviglia che le nazioni che vincono sempre sono quelle che hanno le politiche che funzionano meglio in questa direzione. Basti guardare la Spagna, che tira fuori dalle cantera, soprattutto di Barcellona e Real Madrid, un giocatore dietro l'altro. Ogni anno ne emergono di nuovi e non mi sembra che abbiano difficoltà né a vincere né a partecipare alle competizioni. Credo che si possa fare: ci vuole volontà, investimenti e tempo, ma noi ne abbiamo già perso tanto."
Tornare al mondiale potrebbe aiutare anche la Serie A dal punto di vista economico?
"Quello che dici è assolutamente vero. Basti guardare al fenomeno tennis in questo momento: quando c'è un elemento di richiamo come Sinner, i ragazzini vogliono emularlo. Quando c'era Tomba nello sci era la stessa cosa. Quando c'era la Nazionale che vinceva eravamo tutti con le magliette azzurre, mentre oggi qualcuno arriva addirittura a invocarne l’eliminazione, ed è un comportamento allucinante. Sicuramente vanno rivisti i rapporti con i club. La Nazionale rappresenta emozioni fortissime, a volte anche più di quelle vissute vincendo un campionato di club. Senza quell’entusiasmo diventa tutto più distante e si perdono anche gli investimenti."
Quanto incidono le strutture e gli stadi?
"Sicuramente all'estero hanno investito molto di più sugli impianti. Gli stadi inglesi sono delle centrali di accoglienza, ma anche il Bernabeu e il Camp Nou. In Italia abbiamo praticamente solo lo stadio della Juventus, e non è un caso che abbia creato un vantaggio competitivo. A Barcellona lo stadio è una fabbrica di denaro: è aperto tutta la settimana, con musei e tour guidati, ed è una tappa turistica."
Il Napoli può davvero puntare a uno stadio di proprietà?
"È l’unica proiezione possibile se si vuole mantenere alto il livello del calcio italiano. Non è solo un discorso economico: il calcio è anche una scuola di vita. Creare strutture adeguate significa offrire opportunità ai ragazzi dal punto di vista sociale e culturale. All’estero c’è un’organizzazione che coinvolge più sport sotto un’unica identità. In Italia questo percorso non è stato fatto: gli stadi sono fatiscenti e spesso inutilizzabili. È normale che poi investitori stranieri si scoraggino. La politica dovrebbe aiutare la crescita, ma spesso diventa un freno."
Il caso Lukaku: è stato un investimento giusto per il Napoli?
"Non è vero che basta dire che abbiamo vinto lo scudetto: Lukaku l'anno scorso ha contribuito in maniera decisiva, con gol e assist fondamentali. È stato importante anche dal punto di vista della motivazione. Lo scudetto lo ha vinto quasi da solo. Quidni è stato un affare. Non accetto il modo, ma capisco il personaggio: vuole vincere e giocare il mondiale. Ha capito che la sua condizione non gli permetteva di essere al massimo e ha provato a gestirsi. Spero possa rientrare per le ultime partite, perché potrebbe essere utile. In ogni caso, se analizziamo il valore economico dello scudetto, non si può parlare di minusvalenza. Anzi, una eventuale risoluzione del contratto potrebbe anche portare un risparmio."
Il finale di stagione può ancora cambiare gli equilibri?
"Io sono abbastanza fiducioso. Ho visto l'ultima partita dell'Inter contro la Fiorentina e non avevo mai visto l'Inter concedere così tanto. Se non dovesse vincere con la Roma, potrebbero nascere difficoltà, anche per la pressione dell’ambiente. Il Napoli ha le sue partite complicate, ma tutto è ancora aperto. Vedremo, magari domenica sera festeggeremo."