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Ex prep. portieri Napoli: "Meret migliorato coi piedi? Ecco cosa ha inciso"

di Pierpaolo Matrone

Luciano Tarallo, ex preparatore dei portieri del Napoli, è intervenuto nel corso di "PassioNapoli" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): "Scudetto? Finché la matematica non ci condanna, le speranze sono sempre le ultime a morire. Però, se parliamo di ciò che vediamo sul campo e degli infortuni che non sono recuperabili in breve tempo, allora dico: lotteremo per un posto in Champions. Lo Scudetto è lontano. Nove punti a una corazzata come l’Inter difficilmente li recuperi”.

Restando sul campo: rientra Milinkovic-Savic, ma Meret ha fatto benissimo. Chi ti aspetti titolare a Genova?
“Secondo me sarà confermato Alex Meret. Non è che è entrato il classico dodicesimo e c’è una differenza enorme di tecnica, affidabilità, leadership. Meret è un portiere di livello nazionale e anche internazionale: ha vinto due Scudetti. E dopo le prestazioni eccellenti, io credo che verrà confermato”.

A proposito di Meret: il gol di Vergara nasce da un suo rinvio lungo. Quanto conta, oggi, la qualità coi piedi di un portiere? È tecnica o allenamento?
“È una caratteristica sicuramente tecnica. Se entriamo nei dettagli, l’area del portiere si divide tra area tecnica e area tattica, e tra azione difensiva e offensiva, positiva e negativa. Nell’azione offensiva è prevista la tecnica podalica, ed è fondamentale nel calcio moderno, soprattutto dopo le regole introdotte dal 1992 a oggi. Meret ha dimostrato il suo valore”.

Però quel lancio lungo è “da portiere moderno” o è una giocata speciale?
“Il lancio lungo di Meret è un lancio semplice: a quei livelli lo fai anche in Prima Categoria. La grandezza di quel lancio è il movimento di Hojlund: fa il velo, protegge palla, la lascia scorrere e Vergara ci va con un’accelerazione importante. È questo che rende determinante la giocata”.

Meret ti sembra più sicuro anche nel gioco da dietro: può aver inciso la presenza di Milinkovic-Savic, noto per i piedi?
“Può incidere. In scienza si parla di ‘neuroni a specchio’: vedere in allenamento un compagno che fa bene un gesto ti porta a imitarlo, a ripeterlo e a migliorare. L’apprendimento passa anche da lì: ripetitività del gesto e osservazione”.

Un ascoltatore chiede: Meret e Milinkovic si equivalgono? Cosa dovrebbero “copiarsi” a vicenda?
“Meret può guardare Milinkovic-Savic per la tecnica podalica: lì è maestro. Milinkovic-Savic, invece, deve guardare Meret per la tecnica del portiere: parliamo di tantissimi aspetti, dall’occupazione dello spazio alle uscite alte, dall’accorcio in bisettrice a tante altre cose”.

Poi c’è chi alimenta teorie su infortuni “strategici” per cambiare portiere…
“Se cadiamo in queste bassezze, allora non parliamo da tecnici. Queste sono cose da bar. Stiamo parlando di Serie A, calcio d’élite: non si può minimizzare in questi termini. Non è Eccellenza, non è Promozione, non è Prima Categoria”.

Veniamo a Vergara e ai giovani: quanto conta avere l’occasione giusta?
“Conta tantissimo. Bisogna salire sul treno e restare sempre nell’azione: il treno può passare domani, dopodomani, tra un mese o due mesi. Perché chi decide non è il Padreterno sceso sulla terra. Quando dicono ‘è pronto’ o ‘non è pronto’, sono enormi bugie. Spegnete le luci, spegnete le telecamere, e chi avete intervistato dirà il contrario”.

Stai dicendo che sui giovani si parla bene ma poi nei fatti si fa altro?
“Certo. Anche i grandi allenatori hanno un modo di vedere i giovani. È bello parlare, ma i fatti dicono altro. Ricordo un’intervista di Conte: allargava le braccia e diceva ‘non ho nessuno’. E Vergara stava lì. Alla fine l’ha dovuto mettere per forza, perché non c’era alternativa. Questa è la triste realtà”.


Luciano Tarallo a Passionapoli
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