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Flop Inter, Milanese: "Me l'aspettavo e vi spiego anche perché"

di Fabio Tarantino

Mauro Milanese, ex difensore di Napoli e Inter, oggi dirigente sportivo, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video. "Inter ko? Un po’ me l’aspettavo. Sicuramente non avrei giocato una scommessa a cuor leggero sull’Inter, così come è difficile farlo su Juventus o Atalanta."

Ma se lo aspettava già dall’andata o solo per la gara di ritorno?
"All’andata ancora di più. Speravo potessero pareggiare o perdere di misura per poi ribaltarla al ritorno. Sul sintetico, sotto di quattro gol, era complicato. Però non si può sottovalutare questa squadra: è brava anche sull’erba, gioca spesso fuori casa, ha fatto grandi risultati contro squadre come il Real Madrid, il Manchester City e il Borussia Dortmund, mettendo in difficoltà tutti, compresa l’Inter."

La sorprende il numero di gol subiti tra Italia-Norvegia e Inter-Bodo?
"Sì, tra Italia-Norvegia e Inter-Bodo si prendono tanti gol in due partite. Questo fa pensare che ultimamente con la Norvegia non abbiamo un buon feeling."

Si è detto che l’obiettivo principale dell’Inter sia lo scudetto e che quindi l’eliminazione in Champions faccia meno male. È così?
"Lo scudetto è sicuramente un traguardo più abbordabile. Ma nella partita di ritorno nessuno pensa di mollare per concentrarsi sul campionato. Tutti vogliono passare il turno. È chiaro però che, anche andando avanti, vincere la Champions sarebbe stato difficile, perché il nostro campionato è un po’ sotto ritmo."

Cosa manca al calcio italiano rispetto agli altri campionati europei?
"Abbiamo visto una squadra ferma in campionato allenarsi a -3, -4, -10 gradi in condizioni terribili e correre, essere dinamica, attaccare gli spazi. Ormai non c’è solo la costruzione dal basso: c’è pressing alto e feroce. In Italia invece dalle giovanili pensiamo di essere tutti il Manchester City, partiamo dal portiere e facciamo 30 passaggi per arrivare a metà campo, rischiando errori che in Champions non si dovrebbero vedere."

È anche un problema di mentalità e di sistema di gioco?
"Sì. In Italia più della metà delle squadre gioca con la difesa a tre che spesso diventa a cinque. In Inghilterra si vede molto meno. Anche il tempo effettivo è diverso: lì si fischia meno, si gioca di più. Noi perdiamo tempo, ci fermiamo spesso. Servirebbe giocare almeno un’ora ad alto ritmo vero."

Abbiamo perso identità?
"Sì. Non eravamo solo palleggio. Abbiamo vinto Mondiali con una grande difesa, solidità, ferocia, spirito di gruppo. Marcavamo anche a uomo quando serviva. C’erano grandi numeri dieci capaci di risolvere le partite su punizione o con una giocata. Oggi questo DNA si è perso."

È arrivato il momento di inserire nuovi talenti in Nazionale come Vergara?
"Servono forze fresche, giovani con voglia di correre, pressare, portare entusiasmo. La freschezza di chi non ha ancora giocato un Mondiale o un Europeo può essere contagiosa. Ben vengano giovani di prospettiva."

Un giudizio sul lavoro di Manna al Napoli, in particolare su Alisson Santos e sui giovani?
"L’acquisto fatto ha grandi caratteristiche: mi ricorda un po’ Lookman, forse con ancora più tecnica ed esplosività. Sono quei giocatori che spaccano la partita. Sui giovani bisogna avere pazienza: il giovane bravo o scarso si vede subito, ma quello che diventerà molto più forte del previsto lo capiscono in pochi. E in Italia spesso il tempo manca."


Mauro Milanese a PausaCaffè
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