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Forgione a Conte: “Il Napoli deve essere più coraggioso, a Parma troppa prudenza”

di Francesco Carbone

Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video

De Laurentiis propone di ridurre le partite a due tempi da 25 minuti per avvicinare i giovani al calcio. Che ne pensi? “È una proposta che va letta anche come provocazione. Lui sostiene che le partite da 45 minuti per tempo siano troppo lunghe per i giovani, che oggi sono abituati a contenuti veloci, videogiochi e attenzione ridotta. In questo senso propone due tempi da 25 minuti, o comunque una riduzione del tempo effettivo. Io credo che il ragionamento di fondo sia comprensibile, cioè rendere il calcio più attrattivo per le nuove generazioni. Però forse il punto vero non è tanto il minutaggio totale, quanto il tempo effettivo di gioco, che in Italia è spesso molto basso. In alcune partite si gioca davvero poco rispetto ai 90 minuti reali. Una riflessione sul tempo effettivo, quindi, ha più senso rispetto a una riduzione drastica a 25 minuti. Anche perché, paradossalmente, in Serie A spesso si gioca già poco”.

Qual è la tua idea sul rapporto tra calcio e giovani spettatori? “Il problema esiste: i giovani oggi si distraggono facilmente e il calcio deve trovare il modo di restare competitivo anche come intrattenimento. Non è solo una questione di durata, ma di ritmo e spettacolarità. Se il gioco diventa lento o spezzettato, perde attrattiva. Quindi è giusto interrogarsi su come migliorare il prodotto calcio, ma senza stravolgerne la natura”.

Il calcio italiano deve cambiare anche sul piano tattico? Si parla spesso di difesa e spettacolo. “Sì, ma bisogna sfatare un equivoco: difendersi bene non significa per forza fare catenaccio. Si può difendere anche attaccando, mantenendo una squadra equilibrata e alta. In Europa ormai molte squadre si difendono così: pressano, attaccano e recuperano palla in avanti. In Italia invece siamo ancora legati all’idea che per difendere bene bisogna schiacciarsi in area. Il calcio moderno va in un’altra direzione, e su questo siamo un po’ indietro”.

De Laurentiis dice che nel calcio italiano manca spettacolo ma che “chi si difende bene vince”: non è una contraddizione? “Non necessariamente. Le due cose possono convivere, ma dipende da cosa si intende per “difendersi bene”. Se significa equilibrio e organizzazione, allora sì. Se invece significa solo difesa bassa e passiva, allora è un altro discorso. Il calcio moderno dimostra che si può essere solidi anche attaccando e mantenendo il possesso. In Italia dobbiamo ancora fare questo salto culturale”.

Che idea ti sei fatto del Parma-Napoli e della prestazione degli azzurri? “Il Napoli è arrivato a Parma con un’idea poco aggressiva. La partita andava “presa” subito, invece la squadra è entrata in ritmo solo nel secondo tempo. Contro avversari chiusi serve subito intensità e coraggio, altrimenti diventa tutto più complicato. In questo caso il Napoli ha pagato un approccio troppo attendista. Non è una bocciatura totale della stagione, ma su quella partita il giudizio è negativo”.

Il Napoli deve essere più coraggioso nelle prossime partite? “Me lo auguro. Non si può arrivare a fine stagione con atteggiamenti troppo prudenti, soprattutto in partite come quella di Parma. Serve più coraggio, più aggressività e anche scelte più nette. Non si può sempre aspettare il secondo tempo per cambiare ritmo”.

Quanto ha inciso la gestione degli infortuni e delle scelte di Conte? “Molto. Il Napoli non ha mai avuto davvero tutta la rosa a disposizione contemporaneamente, e questo ha condizionato sia la fase difensiva sia quella offensiva. Quando mancano continuità e disponibilità dei giocatori chiave, diventa difficile giudicare in modo completo una stagione”.

Che idea ti sei fatto del gol subito contro il Parma? Colpa di Buongiorno e Juan Jesus? “È un’azione in cui ci sono responsabilità condivise. Non è un errore di un singolo. Juan Jesus resta un po’ fermo, mentre Buongiorno non è abbastanza aggressivo nella lettura dell’azione. Direi che le colpe si dividono, anche se non in modo perfettamente simmetrico”.

E il portiere? Ha responsabilità sul gol? “No, lì il portiere non può fare molto. Il tiro è ben piazzato e nasce da una situazione già compromessa dalla difesa”.

Che giudizio dai su Buongiorno in generale? “Non sta vivendo una stagione positiva. L’anno scorso era stato molto più continuo e affidabile, mentre quest’anno ha avuto diversi passaggi a vuoto. Ha bisogno di ritrovare sicurezza e continuità, perché le qualità non si discutono, ma la stagione è stata al di sotto delle aspettative”.

Serve una riflessione sul suo ruolo nel Napoli del futuro? “Sì, bisogna capire se può tornare ad essere centrale nel progetto. Perché oggi non sembra ancora pienamente sicuro e continuo. Serve un reset mentale e fisico per tornare al livello che aveva mostrato in passato”.


Angelo Forgione a Napoli Talk
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