Forgione: "All'andata il momento cruciale della stagione. Conte? Convinto che resterà"
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Le voci su Giovanni Manna lontano da Napoli e vicino alla Roma, con i nomi di Igli Tare e Fabio Paratici per il post-Manna: che idea ti sei fatto?
"Dipende da che valutazione fa De Laurentiis dell’operato di Manna. Se ritiene che Manna stia lavorando bene, allora come nell’ordine delle cose si può anche pensare a un adeguamento del contratto, visto che c’è un’offerta e una spinta che viene dall’esterno. Se poi ritiene che Manna sia sostituibile da qualche altro elemento di cui si fida o del quale ha una certa stima, allora De Laurentiis non ci ha mai abituato a essere vincolato agli uomini: gli uomini per lui possono passare. Vediamo come va questa situazione, però fa parte tutto di un discorso che riguarda la storia del Napoli recente, una storia fatta di cambi di uomini, cambi di allenatori, cambi di giocatori, ma alla fine il progetto va sempre avanti."
Un possibile allontanamento di Manna può dipendere dal fatto che De Laurentiis abbia già scelto il nuovo allenatore o confermato Conte?
"Questo non saprei, non voglio azzardare giudizi. È una sensazione chiaramente, ma non conoscendo bene la situazione dall’esterno non mi piace dare giudizi che poi non corrispondono al vero. Bisogna sempre avere una fondatezza di analisi rispetto a ciò che si va a dire. A me l’operato di Manna non dispiace: ha avuto qualche defaillance in uscita, ma in entrata ha sempre fatto il suo dovere. Poi è chiaro che ci sono stati dei calciatori che non hanno reso, ma quelli sono stati dettati da scelte tecniche. L’errorino l’anno scorso con Garnacho, quella perdita di tempo sul sostituto di Kvaratskhelia, ha fatto praticamente delle scuse pubbliche in conferenza stampa. A me è sembrato abbastanza lineare come comportamento e anche come efficacia sul lavoro. Poi sull’allenatore, da che mondo è mondo nell’80-90% dei casi l’allenatore l’ha sempre scelto De Laurentiis, quindi i direttori sportivi si sono sempre adeguati alle scelte del presidente, sia di conferme, di nuovi arrivi o di esoneri. Non credo che questa supposizione possa essere veritiera, per quella che è la storia della gestione societaria del Napoli da quando c’è De Laurentiis."
Col senno di poi, il Napoli ha fatto bene a non spendere certe cifre per Garnacho?
"Il Manchester sapeva che il Napoli aveva una disponibilità economica, aveva appena venduto Kvaratskhelia. In tutta quella situazione era difficile operare con un calciatore che ti chiede e ti impone di lasciarlo andare via a Parigi. Sei costretto a sostituirlo perché l’allenatore chiede un sostituto degno, ti fa dei nomi e quando il club della controparte ti spara quella cifra diventa difficile andare a trattare. Quella situazione non la considererei: è stata un po’ sui generis, particolare. Ci sono stati tempi troppo ristretti e situazioni poco valutabili. Forse hai perso un po’ troppo tempo dietro alcuni nomi invece di andare su un sostituto più garantito come rendimento. Sei arrivato a Okafor che è stato l’ultima scelta, non c’era più nessuno rimasto e purtroppo ha reso quello che ha reso. Con il senno di poi il Napoli ha evitato un bel bagno."
Che idea ti sei fatto del nuovo nome accostato al Napoli?
"Riguardo al nome, come te e come penso anche Carlo, non conosciamo questo calciatore, quindi esprimerci sarebbe solamente un esercizio presuntuoso. Bisogna solo fidarsi dell’operato di questo club. Il club ha fatto spesso operazioni del genere. Ricordiamoci quando è venuto Mertens e quando è venuto Kvaratskhelia. Di Mertens qualcosa si capiva e si sapeva, avendoci giocato contro più volte. Kvaratskhelia era totalmente sconosciuto, quantunque l’UEFA lo avesse segnalato. Quando è arrivato tutti puntavano il dito, dicevano che era andato via Insigne e che ci stavamo ridimensionando. Poi abbiamo visto cos’è stato Kvaratskhelia, cosa ha vinto a Napoli e anche a Parigi. Bisogna fidarsi degli osservatori del Napoli perché spesso le ciambelle riescono col buco."
Questo tipo di acquisti può indicare la permanenza di Conte e la conferma del sistema di gioco?
"Io credo proprio di sì. Sono di quelli che continuano a restare convinti che Conte continuerà a Napoli, quindi sono anche certo che abbia già lavorato braccio a braccio col direttore sportivo sull’impostazione e su quello che deve essere il Napoli prossimo. Questo dialogo ci sarà e capiremo, però non sarà un confronto improvviso dal quale si partirà da zero. C’è già un lavoro fatto e sicuramente si cercherà di portarlo avanti. Poi è chiaro, dovesse sorgere qualche intoppo tra il presidente e Conte magari si cambierà strada, ma io non credo proprio. Sono fermamente convinto che Conte sarà ancora allenatore del Napoli l’anno prossimo. Tutto quello che pian piano verrà fuori sta già avvenendo: sono nomi che sicuramente sono stati messi sul tavolo e sui quali si sta lavorando."
Quanto è merito di Antonio Conte se il Napoli oggi è fuori dalla bagarre Champions?
"Non poco, e questo deve anche rasserenarci e spegnere un po’ questo fuoco che si è acceso negli ultimi tempi tra chi cerca la bellezza del gioco e chi invece vuole che il Napoli continui con Conte perché Conte è garanzia di risultati. Io sono più sulla seconda parte. Mi diverte il bel gioco e vorrei che il Napoli giocasse meglio, ma questo non c’entra niente con la scelta aziendale di proseguire con l’allenatore. Conte è sicuramente un allenatore top in Italia, al di là della cifra estetica che riesce a esprimere con le sue squadre. Se vuoi fare un calcio a certi livelli non puoi non continuare con Conte se hai già Conte in panchina."
Il fatto di non avere le coppe non garantisce automaticamente risultati migliori?
"Assolutamente no. Basta vedere quello che stanno facendo le altre squadre. Non è scontato che se non hai le coppe hai un vantaggio. Oggi sento voci di personaggi improbabili che parlano di calcio credendo di sapere dall’interno. Vedi Corona che ha detto che Conte sarebbe odiato da metà della rosa. Che ci siano dei mugugni ci sta, ma questo non significa che sia odiato dalla squadra. Se Conte oggi è a un passo dalla qualificazione Champions nonostante quello che è successo è perché evidentemente la squadra l’ha seguito. Quando una squadra ti detesta ci vuole poco a mollare."
La gara di Bologna all’andata è stata la sliding doors della stagione?
"Assolutamente sì. Quello è stato un momento cruciale. Credo che se Conte non avesse avuto questo polso e questa personalità non avrebbe recuperato la squadra. Poi è andata a vincere la Supercoppa, ha reinvigorito anche qualche speranza Scudetto, poi la squadra è scesa di nuovo di rendimento, ma oggi il Napoli ha fatto un campionato molto regolare rispetto alle altre squadre."
Quanto pesa oggi non essere nella bagarre Champions?
"Oggi chi non entra in Champions tra Roma, Milan e Juventus ha tantissimo da perdere. Il Como è l’unica che ha qualcosa da guadagnare e non da perdere perché lì ci sono capitali enormi. La Roma ha bisogno di quei soldi, il Milan è lo stesso, la Juventus pure ha delle difficoltà. Non stare in quella bagarre significa tantissimo per il livello e per la situazione patrimoniale del calcio italiano. Io farei un applauso a Conte. Chi dice che Conte dovrebbe farsi da parte perché il Napoli non gioca bene deve stare attento, perché poi ci si può ritrovare senza Filippo e senza panaro."
La filosofia del Napoli è ormai chiara, eppure c’è ancora chi si sorprende?
"Credo che alla fine ci sia una consapevolezza di base, però il tifoso ci fa la bocca buona. Quando hai vinto vuoi continuare a vincere. I tifosi del Napoli adesso vogliono anche il bel gioco. Prima una parte della piazza attaccava il presidente perché il Napoli non vinceva, poi il Napoli ha cominciato a vincere e adesso una parte della piazza attacca Conte perché non gioca bene. Dobbiamo sempre trovare un capro espiatorio. È come se non ci accontentassimo mai di ciò che abbiamo. Io credo che dobbiamo essere tutti più consapevoli di che cosa è diventato il Napoli. Se tutti capissero che il Napoli ha bisogno di autosostenersi, probabilmente tante polemiche non le faremmo."
Il calcio di Sarri resta irripetibile?
"Quella è stata una situazione particolare. Sarri si è ritrovato qualcosa che poi è stato bravo a sviluppare. Quella squadra si trovava a memoria, si divertiva in allenamento e poi in campo ancora di più. Io mi divertivo a vederli e mi stupivo di come potessero giocare in quella maniera. Infatti lui quel gioco non è mai riuscito a ripeterlo negli altri club, perché si era creata una situazione speciale ed è difficile da replicare. Bisogna stare attenti a sperare nel ritorno di Sarri pensando che possa riportare automaticamente quel tipo di calcio, perché la vedo molto difficile. È un po’ una chimera."