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Forgione: "Conte ha ragione: bisogna accettare meno partite e meno soldi"

di Pierpaolo Matrone

Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto nel corso di "Napoli Talk" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): “Calendari? Dovrebbero intervenire le federazioni e anche le associazioni dei calciatori. Ma sappiamo tutti che ormai comandano le televisioni e gli sponsor, soprattutto con la Champions League. La Champions è sempre più ricca: aumentano i ricavi e aumentano le partite. Non ci sono più i gironi da quattro squadre ma il mega-girone con otto partite invece di sei. Poi ci sono preliminari e playoff, altre due gare prima della fase finale. Tutto questo giustifica gli introiti. Il punto è: se ci si opponesse davvero a questo sistema, club e calciatori dovrebbero guadagnare meno. Siamo tutti disposti a farlo? Io non credo. Conte è un allenatore super pagato, non certo a ingaggio modesto. È giusto che faccia questa battaglia, anche da uomo solo, ma allora bisogna dire chiaramente che deve passare da una riduzione degli stipendi, degli sponsor e degli introiti. Solo così il discorso diventa lineare”.

Qualcuno ha contrapposto a Conte le parole di Allegri: ‘io ho vinto scudetti giocando sempre la Champions’. Che ne pensi?
“Quando Allegri ha vinto campionati giocando la Champions era un’altra Champions: due partite in meno, se non quattro. La Supercoppa era una gara secca a inizio stagione, oggi è semifinale e finale, con viaggi anche su altri continenti. In più, è stata tolta la Coppa delle Coppe ed è stata aggiunta la Conference League, che è un ulteriore aggravio. Ci sono squadre che giocano il giovedì sera e tornano distrutte: il venerdì non sanno nemmeno come allenarsi. È diventato un macello, non si capisce più niente. È normale che i calciatori siano stressati e si facciano male. Erano altri tempi quelli dei campionati vinti da Allegri con la Champions”.

Ti ha colpito anche il diverso stile comunicativo rispetto a Chivu?
“Chivu ha scelto una comunicazione ecumenica, sempre misurata, quasi sacerdotale. Conte invece è diventato il ‘piangina’ della situazione: prima toccava a Inzaghi, ora tocca a lui. Appena protesti diventi il bersaglio di tutti. Ma sulla questione infortuni e calendario io sono d’accordo con Conte: si gioca troppo ed è assurdo. Ripeto però: tutto deve passare attraverso una riduzione di impegni e salari. Altrimenti resta una protesta a metà”.

Episodio grave a Cremona, con il petardo che ha colpito Audero. Se fosse successo a Napoli, cosa sarebbe successo mediaticamente?
“Ma questo è un fallimento totale delle istituzioni politiche e calcistiche. Si agisce solo con la repressione, non con la prevenzione. Così non si va da nessuna parte. Non possiamo continuare a vietare trasferte a tutti: Fiorentina, Roma, Lazio, Napoli, domani magari Inter. Tra poco chiudiamo gli stadi. È il segno che il sistema non funziona. E poi bisogna chiedersi: come è entrato quel petardo nello stadio? I controlli chi li fa? Io se porto una bottiglia nello zaino vengo fermato, e allora com’è possibile che entri un petardo?”.

Si è parlato di responsabilità individuale e di gesto isolato per minimizzare. Ti convince questa lettura?
“No, perché poi è emerso che ci sono più soggetti coinvolti. Non è stato un solo tifoso. E mediaticamente si è cercato di raccontare quasi che il petardo si fosse acceso da solo. In tutte le tifoserie ci sono pseudo-tifosi violenti, ma poi si finisce sempre per colpire solo alcune piazze. Questo non aiuta lo spettacolo e non aiuta il calcio italiano all’estero”.

Torniamo al Napoli: l’infortunio di Di Lorenzo è meno grave del previsto e non arriverà un sostituto. Come si sopperisce?
“Credo che si andrà avanti con Gutierrez come prima soluzione, come già visto, e poi con Olivera. Questi dovranno surrogare l’assenza di Lorenzo per un mese e mezzo. Conte ha detto che Olivera gli dà più garanzie: questo è un segnale chiaro anche per Beukema, che al momento non viene considerato. Il Napoli ha fatto delle scelte: come a fine agosto, quando per l’infortunio di Lukaku si è deciso di dirottare risorse su Højlund. Ora ha preferito rinforzare l’attacco e usare quello che già c’è in rosa. Ma siamo sempre in emergenza: lo siamo dall’inizio della stagione e, a questo punto, temo che non ne usciremo prima di aprile”.

Capitolo mercato: Alisson Santos è arrivato per le visite. Ti è sembrato convinto?
“Mi è sembrato un po’ frastornato, non del tutto dentro la situazione. Del resto ieri ha giocato con lo Sporting ed è stato anche importante nel risultato.
Probabilmente voleva finire la stagione lì, magari continuare in Champions. Mettiamoci nei suoi panni: non è facile. Adesso toccherà a Conte, ai compagni e al contesto italiano fargli venire voglia di Napoli e dimostrare di essere un calciatore da grande squadra”.

In conclusione, che momento sta vivendo il Napoli?
“Un momento di emergenza continua, tra infortuni e calendario folle. Conte ha delle ragioni, ma serve coerenza: se si vuole cambiare il sistema, bisogna accettare meno partite e meno soldi. Altrimenti resterà solo uno sfogo”.


Angelo Forgione a Napoli Talk
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