Forgione: "Non ha senso pensare allo Scudetto oggi! Riparliamone dopo Napoli-Milan"
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android): "Il Cagliari contro il Napoli gioca sempre la partita dell’anno, la mette soprattutto sul piano agonistico perché tecnicamente ha meno qualità. L’ambiente sarà caldo, servirà grande attenzione anche alle provocazioni. È una partita tosta, sporca, che non ha nulla a che vedere con la tecnica. Il Napoli dovrà farsi trovare pronto sul piano dei ritmi e dell’intensità. Poi, se la gara resterà in equilibrio, nel secondo tempo gli azzurri potranno approfittare del possibile calo del Cagliari, che anche nelle ultime uscite ha mostrato qualche difficoltà nella ripresa”.
Ti aspetti De Bruyne e McTominay titolari?
“Se stanno bene, sì. Questo è il momento di mettere dentro tutta la qualità possibile, perché è quella che fa la differenza. Lo si è visto anche contro il Lecce: il primo tempo è stato complicato, anche per merito dell’atteggiamento degli avversari, ma nella ripresa la partita è cambiata completamente. Se De Bruyne e McTominay hanno nelle gambe almeno 60-70 minuti fatti bene, devono giocare. Poi nel calcio moderno esistono le sostituzioni e sono fondamentali, ma la base è che i migliori, se stanno bene, devono partire”.
Milinkovic-Savic può tornare titolare?
“Può essere. Anche per una questione di alternanza, oltre che tattica. Contro il Lecce tutti pensavano che Meret fosse più adatto, perché si immaginava una partita senza grande pressione alta da parte degli avversari. Invece il Lecce ha aggredito molto e in una gara del genere Milinkovic-Savic, con la sua capacità di giocare lungo e superare la pressione, sarebbe stato molto utile. Col Cagliari non credo che vedremo una squadra completamente chiusa per tutta la partita: proveranno anche ad alzarsi e a pressare in alcuni momenti. Per questo Milinkovic-Savic può avere le sue chance”.
Può essere la partita giusta per ritrovare finalmente un clean sheet?
“È necessario. Il Napoli deve ritrovare fiducia anche da questo punto di vista. Prima o poi la probabilità deve portarti lì: non puoi continuare sempre a prendere gol. Ma aggiungo un altro aspetto: il Napoli ha bisogno anche di una vittoria larga, netta, convincente, con due o tre gol di scarto. Quest’anno non si è ancora vista una partita davvero dominata dall’inizio alla fine, senza sofferenze. Se non arrivano una vittoria così e un clean sheet, significa che la squadra non ha ancora svoltato del tutto”.
Ti ha preoccupato la prova di Anguissa contro il Lecce?
“No, non mi preoccupa. È normale che un calciatore fermo da tanto tempo, dopo un infortunio, faccia fatica a ritrovare subito il ritmo. Il problema di Anguissa non è stato tecnico, ma fisico: si vedeva chiaramente che non riusciva a correre come sa fare lui. C’è stata un’azione emblematica, quando Gallo gli è andato via e lui è rimasto fermo, incapace di recuperarlo. Quello è il segnale di una condizione atletica ancora deficitaria. Ma Anguissa fa dell’atletismo la sua arma principale: quando ritroverà fluidità nella corsa, tornerà anche il vero Anguissa”.
Le critiche nei suoi confronti ti sono sembrate eccessive?
“Sì, ma sono critiche che lasciano il tempo che trovano. Dopo una prestazione negativa è normale che ci siano mugugni, soprattutto su un giocatore importante. Però poi bisogna tornare a freddo e ragionare. Anguissa rientrava da un infortunio, non si può pretendere subito il massimo. Le critiche fanno parte del gioco, ma non darei loro troppo peso”.
Credi ancora nello scudetto?
“Io non credo alle tabelle. Credo che il Napoli debba pensare solo a vincere le proprie partite, senza fare troppi calcoli. Poi, la sera di Pasquetta, dopo Napoli-Milan, si potrà capire davvero se il campionato può riaprirsi. Se il Napoli batterà il Milan, se avrà scavalcato i rossoneri e se nel frattempo l’Inter avrà perso altri punti, allora il discorso cambierà. Ma oggi non ha senso andare oltre. Va anche ricordato che rispetto ad altri precedenti storici, come Lazio-Juve del 2000, qui manca lo scontro diretto con l’Inter: quindi per riaprire davvero tutto serve che l’Inter rallenti in modo netto”.
L’Inter ti sembra davvero vulnerabile?
“Lo diventa se non vince due delle prossime tre partite. In quel caso si potrebbe parlare di una squadra che sta inchiodando. Se nelle prossime tre giornate l’Inter dovesse perdere altri punti e il Napoli invece fare bottino pieno, allora sì che si aprirebbe uno scenario nuovo. Ma il punto è proprio questo: il Napoli deve fare il proprio dovere. Perché se l’Inter rallenta e il Napoli resta fermo, allora sarebbe solo un’altra occasione persa”.
Se l’Italia mancasse ancora il Mondiale, sarebbe il momento di una rivoluzione vera nel calcio italiano?
“Avrebbe dovuto esserlo già da tempo. Ma non credo che basti un altro fallimento per cambiare davvero le cose. Il problema non è solo nei nomi, pur se Gravina avrebbe dovuto dimettersi già da molto tempo. Il problema è strutturale e politico. Il calcio italiano non cresce se non si mettono mano alle infrastrutture, agli stadi, alle regole, ai rapporti con i Comuni, con le soprintendenze, con tutto ciò che oggi blocca ogni sviluppo. Se non rifacciamo gli stadi, il calcio italiano non riparte. È un dato di fatto: siamo indietro rispetto a tantissimi Paesi, non solo a Inghilterra e Spagna, ma anche a realtà molto più piccole di noi. Basta vedere cosa sta succedendo con Euro 2032: dovevamo organizzarli da soli, invece ci siamo dovuti appoggiare alla Turchia perché noi non siamo ancora in grado di chiudere nemmeno il cerchio dei cinque stadi. Questa è la fotografia impietosa della situazione”.